frontParte bene il nuovo anno con Secret Garden, ottavo album per i brasiliani Angra i quali hanno profondamente rinnovato il proprio roster con gli inserimenti del “nostro” Fabio Lione (Rhapsody of Fire / Vision Divine) al microfono e di Bruno Valverde alla batteria.

Registrato presso i Fascination Street Studios di Örebro con la produzione del meritorio Jens Bogren, il nuovo disco della band sudamericana esce a quattro anni di distanza da Aqua, il lavoro che ha segnato poi l’addio dal singer Edu Falaschi.

Nonostante questi profondi mutamenti di organico, gli Angra mostrano di avere ancora idee chiare e sfornano un album degno del loro livello.Il symphonic power metal espresso dal gruppo rimane sempre il faro illuminante, il punto nodale cui si coagulano intorno intuizioni ed ispirazioni musicali; nel mezzo, come sempre, frizzanti ed abrasivi incursioni prog metal. Cambiano alcuni interpreti dunque ma si prosegue sulla via tracciata a suo tempo e, devo dire, con risultati assolutamente incoraggianti; il “telaio” musicale su cui si reggono gli Angra è stabile, collaudato, riuscendo così a mettere in grado i nuovi interpreti di esprimersi al meglio delle loro potenzialità.

Lione infatti pare essere compenetrato al meglio nella nuova realtà, dal canto suo Bruno Valverde con il proprio drumming regge il confronto con Ricardo Confessori. Gli elementi etnici del loro sound, gli inserti di varie percussioni brasiliane e comunque dell’ America Latina, sono sempre ben presenti e tremendamente azzeccati.

I dieci brani contenuti in Secret Garden regalano davvero una buona qualità. Newborn Me risulta opener molto efficace, grazie ad una introduzione a dir poco possente. Il singer parte subito col piede giusto e con lui tutto il gruppo; è se mai la linea melodica a rivelarsi leggermente prevedibile ma il gran tiro del pezzo ed un solo incendiario di Kiko Loureiro provvedono a bilanciare al meglio le cose.

Un blocco di granito e poi, subito, lo sparo di un proiettile; queste in sintesi le sensazioni generate dalla seguente Black Hearted Soul, tipico esempio di genere, tirato ad altissima velocità. Molto efficaci i break, cupi e orchestrali, che vanno a contrastare la melodia.

Di qui in poi il quintetto cambia marcia, elevando non poco il tasso qualitativo. Final Light ritrova finalmente la caratteristica commistione di suoni cara alla band, la batteria (e le percussioni) di Valverde sa colpire duro e fa faville, ben assistita al basso da Felipe Andreoli. Ritmo incessante, incalzante, riff duri delle due chitarre dai quali traspare forte la mano di Rafael Bittencourt.

Brano scelto come singolo e relativo video, Storm Of Emotions è titolo quanto mai indovinato, con un Fabio Lione al centro della scena. Belli e coinvolgenti i suoni per una up tempo ballad pienamente riuscita, larga ed in un inarrestabile crescendo.

Dura, implacabile: così comincia Violet Sky, brano carico di atmosfera e di attese. Lo svolgimento alterna quindi fasi più raccolte ad altre più concitate, un nuovo solo fulminante della chitarra conduce verso una maestosa conclusione.

Giunge dunque il momento di una vera e propria gemma; la title track vede infatti come voce solista Simone Simons, la cantante degli Epica. Accompagnata dal piano e dal suono degli archi, la Voce olandese racconta un passaggio meraviglioso, dando fondo alle sue inesauribili doti vocali ed interpretative. Alcuni picchi verso l’alto sono incomparabili, per pulizia, potenza, presenza. Uno dei momenti migliori dell’album.

Di nuovo tanto ritmo con la successiva Upper Levels. Un abbrivio di fusion etnica lascia il posto a dei riff micidiali in chiave prog metal, i suoni si increspano mentre, al contrario, Lione regala una prova cristallina. Ben strutturato e mosso, il pezzo ad ogni ascolto si conferma uno dei più incisivi e vari, grazie pure a brevi stacchi polifonici ed all’ottimo lavoro di ogni singolo musicista.

Una vera e propria mazzata e poi uno stop con il piano, solo. Quindi la voce del cantante ed il tema che comincia a dipanarsi, spezzato da improvvisi e solenni crescendo. Questa in estrema sintesi la storia di Crushing Room, altro episodio convincente e di sostanza che registra tra l’altro la presenza vocale di Doro Pesch dei Doro.

Perfect Symmetry e la conclusiva Silent Call scendono lievemente di livello, sopratutto sotto il profilo dell’originalità; giocata essenzialmente sulla velocità la prima, una acoustic-ballad troppo piatta la seconda.

Il lotto centrale di sei brani rappresenta il meglio di Secret Garden, la nuova fatica degli Angra che riescono ancora una volta a centrare il bersaglio. Forse si potrà obbiettare che parte dell’originalità del loro sound col tempo è andata perduta e a questo mi sento di rispondere che..ciò è inevitabile, proprio a causa del tempo.

Fatto è che si alternano nuovi musicisti ma l’impatto sonoro della band rimane inalterato, le idee ancora ci sono e di buona fattura; notevoli pure le due ospitate di lusso.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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