Franck Carducci Torn Apart 2015

Pubblicato: gennaio 13, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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frontFranck Carducci è un artista eclettico, proteiforme; poli strumentista con solide basi progressive rock grazie alle quali è riuscito ad esempio, in un tempo relativamente breve, ad instaurare una proficua collaborazione con il grande Steve Hackett.

Se l’album di esordio (Oddity) pubblicato nel 2011 mostrava passaggi di chiara matrice prog (che rimandavano non poco ai Genesis) è altrettanto vero però  che qua e la affioravano “pennellate” molto personali, dalle tinte piuttosto diverse e non così aderenti al genere; basti pensare ad un brano come Alice’s Eerie Dream, in grado di svelare appieno un lato piuttosto alternativo del musicista francese.Durante il lasso di tempo trascorso dalla pubblicazione del primo disco, Franck Carducci si è dedicato ad una incessante attività live che lo ha portato in giro per mezza Europa, riscuotendo consensi e proseguendo nell’opera di perfezionamento dei brani live, rimpolpando il proprio repertorio con alcune pregevoli cover dei Genesis e mettendo a fuoco una formazione stabile con la quale poi tuffarsi nell’avventura di questo nuovo lavoro.

Torn Apart, lo dico subito, non ricalca così da vicino le orme del predecessore, anzi in più di una occasione se ne distanzia percorrendo altre traiettorie, tanto da confezionare alla fine un lavoro che credo di potere indicare come crossover prog. Molti e differenti sono infatti gli input che vengono elaborati nelle otto tracce che compongono il Cd; si è scelta così una strada meno prevedibile e conosciuta, preferendole un percorso in parte diverso, teso a spaziare tra più sonorità.

Naturalmente non mancano gli episodi più squisitamente progressive perché comunque li affondano le radici di Franck ma non sono più il solo ed unico “spirito-guida” di questo nuovo viaggio musicale. Come mi trovo spesso a ribadire, proprio questa dovrebbe essere l’essenza del genere, la ricerca di nuove vie sonore e/o comunque, il tentativo di non fossilizzarsi su vecchi stilemi da riproporre all’infinito.

Ovviamente poi sta alle capacità dei musicisti trovare la chiave di volta affinché queste variazioni risultino funzionali; nel caso in questione posso dire che il risultato è senz’altro soddisfacente, Torn Apart è un lavoro che riesce a lambire, a toccare, più stati d’animo in ambito rock in modo organico e quindi, pur non regalando novità apocalittiche, riesce a risultare variato, coinvolgente e ben suonato.

Tra i solchi del disco vengono accantonati tecnicismi esasperati per lasciare spazio ad un fluire costante e sanguigno della musica, un sound che davvero parte dalla pancia e non solo dalla testa; basta cominciare con il primo pezzo in scaletta (la title track) per rendersene conto, dieci minuti di lava bollente nei quali si evidenziano prepotenti refoli rock blues.

Le chitarre di Christophe Obadia Mathieu Spaeter si alternano nel ruolo di solista, Carducci voce solista, basso, chitarra ritmica ed in seguito mellotron; questa l’intelaiatura sulla quale spiccano le scorribande all’ Hammond di Oliver Castan e delle tastiere di Richard Vecchi. Un sound vigoroso, a tratti “sporco”, caratterizza la prima parte del lungo brano (10 minuti circa); il prosieguo vede invece prima un consistente intermezzo di attesa e poi la ripresa del tema iniziale, con una notevole spinta dalla batteria di Laurent Falso.

Closer To Irreversible veleggia invece verso atmosfere ovattate, vicine a quelle tanto care ai Pendragon; molto ispirato nel timbro vocale, FC guida il pezzo con sicurezza (coadiuvato ancora dal suono dell’Hammond) sino ad un intervento arrembante della chitarra di Steve Hackett.

Apertura dichiaratamente prog da parte delle tastiere per Journey Through The Mind, tempi spezzati, variati ed un morbido inserto di flauto anticipano l’ingresso del protagonista. Brano dall’andamento “largo” che cresce gradualmente grazie all’ingresso della seconda voce, la brava Mary Reynaud. La sezione conclusiva vede nuovamente le tastiere guidare la band e quindi un epilogo giocato su canto e controcanto.

Breve ma intenso frammento, Artificial Love può essere considerato come un ‘anticipazione del pezzo di chiusura e certo non un filller.

Altro passaggio sostanzioso quanto a durata (oltre 12 minuti), A Brief Tale of Time racconta inizialmente di un artista innamorato di alcuni momenti tra i più classici del genere (richiami evidenti a GenesisYesCamel) ma capace di dare loro una veste, un taglio, più attuali; in altre parole non solo citazioni “obbligate” ma trasposizioni a distanza di decenni con una rilettura più vicina al nostro tempo. Un break quasi noise infatti spacca letteralmente il brano, prima della conclusione affidata al piano, alla chitarra ed alle due voci.

Una brevissima ballad condotta da piano e synth (Girlfriend For A Day) precede Mr. Hyde & Dr. Jekyll, un altro esempio sorprendente di Carducci, questa volta in chiave hard rock. Song tirata, serrata, che presumo possa offrire una ottima resa live; uno stop, una fase sospesa e poi la furente ripartenza. Brevi solo di chitarra si susseguono incandescenti. ritmica sostenuta e costante; un ultimo break e la cavalcata di chiusura.

Artificial Paradises completa l’album con i suoi 14 minuti; si tratta probabilmente del brano più classicamente prog, pur ammantato di refoli psichedelici che vanno a ritrovare uno dei primi amori del musicista francese (Pink Floyd). La costruzione prevede tutti quelli che sono gli elementi più tipici; scenari diversi si susseguono tra loro, imperversano fughe delle tastiere, batteria in grado di spaziare tra diversi pattern, episodi acustici inframezzati a crescendo inarrestabili.

Sarebbe stato facile per Franck Carducci cercare di replicare l’ottimo Oddity ma non so quanto avrebbe avuto senso continuare a muoversi sul limitare dei ricordi. Con Torn Apart invece in parte si devia il tiro, introducendo con decisione elementi poco affini forse ai puristi del genere ma che senza dubbio fanno parte del bagaglio musicale dell’artista il quale, così, comincia un proprio cammino.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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