Fish ( Firenze, Viper Theatre, 13 Febbraio 2015)

Pubblicato: febbraio 14, 2015 in Recensione Live Shows
Tag:, , , , , , , , , ,

 

10418172_10205067160710191_4951167555504589246_nSono note le disavventure che nello scorso novembre avevano costretto, per problemi di salute, l’ex frontman dei Marillion a posticipare al 2015 l’ultima parte europea del Feast of Consequences tour. Anche per questo si era fatta più viva la curiosità di risentire Fish dal vivo, non solo per apprezzare la resa dal vivo di un album (A Feast of Consequences) indubbiamente cresciuto alla distanza nelle preferenze di chi vi scrive, ma anche per testare (con un interesse, devo confessarlo, all’inizio quasi morboso) la tenuta di una delle più belle ed intense voci che il progressive ed il rock in generale abbia mai esibito.

L’occasione del concerto al Viper Theatre di Firenze era, per questo, davvero da non perdere. Purtroppo molti non l’hanno vista in questo modo ed è un vero peccato che di fronte alla possibilità di ascoltare, indipendentemente da tutto, della ottima musica e di assistere alla performance di un vero artista, la sala risultasse tutt’altro che affollata, nonostante che il nucleo duro di affezionati davanti al palco facesse di tutto per far sentire il Nostro a suo agio (ma questo della crescente disaffezione tutta italiana ai concerti prog è un vecchio discorso).

Prendete quello che vi dico con la giusta misura: ma, su queste premesse, è stata una vera sorpresa sentire fin dal brano di apertura (Perfume River) ed ancora di più andando avanti nel concerto, la voce di Fish ricalcare e rievocare dei percorsi emozionali che credevamo assopiti, se non proprio perduti. E’ vero che il registro delle sue ultime uscite è decisamente caratterizzato dalle basse tonalità, ma paradossalmente questo dà modo a Fish, dal vivo, di “provare” qua e là, con la naturalezza di un  tempo, alcune aperture graffianti e stacchi vocali di antica memoria. Il risultato, è evidente, se non ovvio, non è all’altezza di quei tempi; ma non è questo il punto, lo avete capito. Il fatto che si senta di provarci è già abbastanza.

L’atmosfera si fa subito calda e amichevole con A Feast of Consequences, il secondo estratto dall’ultimo album che dal vivo conferma tutte le sensazioni positive colte nell’ascolto del cd. Fin da subito lo sguardo non riesce a staccarsi dalla figura del frontman, vero animale da palcoscenico e inconfondibile nelle sue movenze e mimiche a volte pericolosamente goffe ma efficacissime. Per questo il resto dei musicisti (Steve Vantsis: basso – Robin Boult: chitarra –  John Beck (direttamente dagli It Bites): tastiere – Gavin Griffiths (Panic Room): batteria) passa inevitabilmente in secondo piano, anche perché, secondo la mia impressione personale, non sembrano loro per primi intenzionati a lasciare il segno, limitandosi più spesso, tranne che in qualche occasione, ad assecondare le oggettivamente ridotte capacità di estensione vocale del Nostro.

Ed ecco che si apre lo spazio per gli unici due brani tratti da The 13th Star, l’album che dopo tanto tempo ci ha restituito un Fish in grande spolvero, anche fisico, dopo le alterne vicende delle sue precedenti uscite. Manchmal con il suo andamento cadenzato e graffiante, ma dove purtroppo ho avvertito distintamente i limiti della sezione ritmica e soprattutto del drumming abbastanza duro, invadente e privo di fantasia, capace di trasformare in alcuni punti la drammaticità di questo brano in una specie di marcetta. E poi Arc Of the Curve, un gran bel pezzo, reso in modo abbastanza convincente soprattutto nel dolcissimo rincorrersi di chitarra e tastiere, un brano che mi ha sempre fatto pensare, fin dal primo ascolto, per le sue sonorità e la sua inconfondibile impronta, a cosa sarebbero potuti essere i Marillion con Fish oggi.

Dopo una lunga premessa (nel suo inconfondibile sincopato scozzese che ha tentato di “rallentare” ad uso degli astanti) sulle vicende terribili della prima guerra mondiale che hanno ispirato gran parte del suo ultimo lavoro, e sul destino segnato di centinaia di migliaia di giovani di allora–europei senza ancora saperlo – a cui è dedicato, si apre una sorta di mini suite di 5 pezzi, che rappresentano il vero valore aggiunto di A Feast of Consequences. E’ qui che, anche dal vivo, Fish si trova maggiormente a suo agio e riesce a rendere il messaggio intenso ed emozionante: le note basse e calde di High Wood che si prolungano senza soluzione di continuità nell’atmosfera cupa e opprimente di Crucifix Corner, un brano veramente difficile da cantare, soprattutto nella sua prima parte, ma che Fish riesce a condurre con grande maestria. Poi The Gathering, dove la band si dimostra finalmente tutta insieme all’altezza del pezzo, tipicamente di matrice fishiana, e Thistle Alley, ed il suo racconto drammatico delle vicende della guerra al fronte, reso ancora più toccante dalle immagini di repertorio che scorrono sullo sfondo e dagli immancabili disegni (vere e proprie opere d’arte) del fedele Mark Wilkinson.

E’ questa la parte del concerto più alta, e dove risulta vincente la scelta di proporre gran parte dell’ultimo album, la cui carica emotiva si accompagna decisamente bene alla capacità espressiva che la voce di Fish riesce a restituire ancora intatta, almeno sotto questo punto di vista.

Ma non c’è tempo e si passa ai ricordi, equamente divisi tra Marillion e Fish prima era. Slainthe Mhath, la notissima (e discussa in questa veste) opening track degli ultimi concerti con i Marillion, dove la sezione ritmica si prende il giusto spazio e finalmente anche Robin Boult riesce a distendere le note della sua chitarra elettrica in modo adeguato; Vigil, un pezzo che non ha bisogno di presentazioni, dove Fish si prende il gusto di scendere e cantare in mezzo al pubblico stringendo le mani e lasciandosi fotografare e riprendere con molta naturalezza (A voice in the crowd); per passare poi a Big Wedge, suonata ad un ritmo decisamente più lento rispetto all’originale e per questo priva della sua normale attitudine live e finire, ad uso e consumo dei nostalgici, con Heart of Lothian, con il suo “tiro” inconfondibile che purtroppo non ha potuto giovarsi di una chitarra davvero troppo timida e persa sullo sfondo (mentre sappiamo che è la vera spina dorsale di tutto il pezzo).

Ci si avvia alla chiusura con Incubus, dove finalmente Robin Boult si riprende i suoi meritati spazi (in fondo è un ottimo musicista) e fa suo il mitico assolo di S.R. E’ questo l’unico estratto di un album che Fish non potrebbe più ricantare oggi e dove più impietosi si fanno i confronti con il tempo che fu (mentre riesce ancora a calarsi negli spazi più oscuri del pezzo, sono evidenti le difficoltà di seguire i toni medio alti). Ultimo encore The Company, adatta al clima conviviale che ha accompagnato tutto il concerto  e che è sembrata, più che altro, un omaggio sincero a tutto ciò che lo rende ancora un personaggio tra i più amati della scena prog: il suo pubblico, la gente che lo circonda, l’affetto che gli dimostra.

E questo per l’assoluta onestà dei suoi tentativi di tenere alta la bandiera delle emozioni e dell’impegno, assieme alla sua capacità di scrittura ancora per molti versi unica. Di fronte a tutto questo, alla fine del concerto, disquisire sulla tenuta o meno della voce, o sulle performances dei musicisti diventa davvero un fatto secondario.

Silvano Imbriaci –  14 Febbraio 2015

10978584_10205067161070200_284696097915668785_n

Foto di Fabio Morales

Annunci
commenti
  1. gianni ha detto:

    …non piena anche grazie al… nulla !
    Pochi le informazioni pochi i manifesti. O forse non li vedevo solo io? Ma è quasi sempre così, ma chi c’era è restato contento!
    Bell’articolo tnks

  2. Daniele Russo ha detto:

    Grazie della splendida serata a nome del fondatore di The Company Sicily

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...