frontPer riempire i periodi di inattività dei Flower KingsHasse Fröberg da qualche anno ha costituito una propria formazione denominata Hasse Fröberg Musical Companion. HFMC è il semplice titolo del terzo e nuovo lavoro di questa band svedese che si muove in un ambito crossover prog, connotato da ovvie derivazioni sinfoniche attribuibili alla casa madre, innervate però da spunti classic hard rock.

Va da sè che in questo caso il chitarrista e cantante si ritaglia e cuce addosso uno spazio maggiore, pur riuscendo a mantenere un gradevole bilanciamento con gli altri musicisti (prova ne sia il ruolo basilare delle tastiere affidate al corpulento Kjell Haraldsson).

Prog rock melodico dunque, come votati alla melodia sono gli inserti più classicamente rock; un tasso di istintualità decisamente maggiore ma sempre al servizio del gusto, di un grande mestiere, rifuggendo comunque dalle soluzioni più banali o scontate.

Pubblicato per Glassville RecordsHFMC ci racconta di un musicista tuttora dotato di una grande carica di entusiasmo ed inventiva, a dispetto di una robusta carriera; un album diretto, immediato, molto godibile, capace di fondere efficacemente strutture più articolate con altre più facili, senza per questo perdere di “carattere”.

Una breve ma maestosa introduzione, scandita dai rintocchi di un orologio (Seconds) prepara la strada all’avvento di Can’t Stop the Clock, brano scelto come singolo e per il quale è stato realizzato anche un video.

La partenza è fortemente in odore FK con Fröberg nel suo ruolo consueto di chitarra ritmica e voce mentre i solo più incisivi e fiammeggianti sono opera di Anton Lindsjö. Molto bello il giro melodico, buone le armonie ed i cambi di ritmo cui la band scandinava pare evidentemente votata. Un primo segmento di un rock più classico, seguito da una pausa e poi di nuovo il tema principale, molto largo e crescente sino all’epilogo.

Un passaggio decisamente variato, in cui emerge una lontana eco beatlesiana frammista a tensioni più propriamente prog (Everything Can Change); una seconda fase con suoni molto caldi, quasi jazzy, in cui è facile distinguere l’ottimo lavoro di Kjell Haraldsson al piano e di Thomas Thomsson al basso.

Una corposa suite, Pages, regala alcuni dei momenti migliori dell’album; le sonorità, sin dall’avvio, sono alcune tra le più care agli amanti del progressive, tra arpeggi sognanti di chitarre, sontuosi tappeti di tastiere, linee di basso nette. Ci sono pure rapide accelerazioni, dinamici spaccati “corali”, in bilico tra Flower Kings ed alcuni grandi del passato (Yes su tutti). Il segmento centrale, strumentale, muta “intenzione” viaggiando inizialmente su binari più canonicamente rock; un solo molto intenso della chitarra, aereo, guida il brano poi verso l’ultima fase che va a raccordarsi, con ottimi risultati, a quella introduttiva.

Un passaggio semi acustico, Genius, mette in risalto la qualità delle atmosfere create da Fröberg ed il suo gruppo; ottime vocalità, bei suoni, un arrangiamento preciso e pulito per la costruzione di una ballad, tutto sommato semplice ma assolutamente interessante e dal tempo crescente nello sviluppo.

Un’altra traccia estesa,  In the Warmth of the Evening. Un atmosfera crepuscolare, lontana, alcune note del piano e quindi la chitarra a precedere l’ingresso simultaneo della band. Un ritmo cadenzato guida la prima parte sino ad un primo moto ascendente, di ampio respiro; una pausa, un break profondo a cura delle tastiere ed è tempo di chitarra, un breve solo che anticipa il ritorno del segmento iniziale.

Gran ritmo invece per Something Worth Dying For, tanto lavoro per la batteria di Ola Strandberg ed un pezzo che infila anche qualche riff aggressivo, vicino al prog metal. Grintoso, duro, non rinuncia comunque alla proposizione di una buona melodia e regala un solo breve ma fulminante di Anton Lindsjö.

Torna lo splendido tema accennato in Seconds con  Someone Else’s Fault , dieci minuti di buona soddisfazione nei quali ritrovare molto del Fröberg più conosciuto, una matrice indelebile. Tutto ciò almeno per i primi tre minuti, dopo di che i toni si fanno più duri, spigolosi, alla ricerca di colori e sfumature non comprese nella consueta tavolozza, impreziositi da una ottima frazione strumentale.

Minutes è la breve outro conclusiva.

C’è ovviamente molto dei Flower Kings (ma non solo) in questo album che, a mio parere, risulta essere il migliore dei tre sin qui incisi dal chitarrista svedese. Hasse Fröberg ed i suoi Music Companion regalano una prova godibile, un disco che si lascia ascoltare volentieri tutto d’un fiato con almeno un paio di brani di alta categoria.

Max

 

English Review :

Filling  downtime of the Flower Kings, few years ago Hasse Froberg  has established its own group called Hasse Fröberg Musical Companion. HFMC is the simple title of the third and new album by this Swedish band that moves into crossover prog, characterized by obvious derivations symphonic attributable to the Flower Kings, however innervated cues from classic and hard rock.

It goes without saying that in this case the guitarist and singer saves and sews himself more space, while managing to maintain a nice balance with the other musicians (the proof is the basic role of the keyboards entrusted to the corpulent Kjell Haraldsson).

Prog rock melodic therefore, rated as the melody inserts are more classically rock; a rate much higher of instincts but always at the service of taste, great experience, avoiding however the solutions most trivial or obvious.

Published by Glassville Records, HFMC tells of a musician still has a great charge of enthusiasm and inventiveness, despite of a robust career; an album directly, immediately, very enjoyable, able to blend effectively with other more complex structures easier, without losing the “character”.

A short but impressive introduction, marked by the tolling of a clock (Seconds) prepares the way for the advent of Can’t Stop the Clock, song chosen as a single, and for which has been achieved a video.

The departure is strongly smelling like FK with Fröberg in his usual role of rhythm guitar and vocals while the most incisive and flaming solos are due to Anton Lindsjö. Very nice melodic progression, good harmonies and rhythm changes which the Scandinavian band seems naturally voted. A first part of a more classic rock, followed by a pause and then again the main theme, very “large” and growing until the epilogue.

A passage quite varied, in which emerges a distant Beatles echo mixed with tensions more properly prog (Everything Can Change); a second phase with sounds very warm, almost jazzy, where it is easy to distinguish the good work of Kjell Haraldsson on the piano and Thomas Thomsson on the bass.

An extensive suite, Pages, offering some of the best moments of the album; the sounds from the start, are some of the most beloved to the fans of progressive, between dreamy guitar arpeggios, rich carpets of keyboards, clear bass lines. There are also rapid acceleration, dynamic split “choral”, hanging in the balance between Flower Kings and some greats of the past (Yes on all). The middle segment, instrumental, change”intention” initially traveling along more canonically rock; a very intense solo from guitar, air, driving the song then to the final stage which is to be joined up (with excellent results) with the starting one.

A semi acoustic passage, Genius, highlights the quality of the atmosphere created by Fröberg and his group; excellent vocals, beautiful sounds, an arrangement precise and clean for the construction of a ballad, quite simple but very interesting and growing tempo in development.

Another extended track, In the Warmth of the Evening. A twilight atmosphere, far away, a few notes of the piano and then the guitar to precede the simultaneous entry of the band. A staccato rhythm drives the first part up to a first upward momentum, large scale effort; a stop, a deep break by the keyboards and it’s guitar time, only a short solo that anticipates the return of the initial segment.

High rhytm instead for Something Worth Dying For, much work for the drums of Ola Strandberg and a song that puts even some aggressive riffs, in a prog metal style. Gritty, tough, does not give up however the proposition of a good melody and gives only another brief but flaming solos from Anton Lindsjö.

Start again the splendid theme aforementioned in Seconds with Someone Else’s Fault, ten minutes in which to find very good satisfaction of the best known Fröberg, an indelible matrix. All this at least for the first three minutes, after which the tones are more hard, sharp, looking for “colors” and shades not included in the usual palette, enhanced by a good instrumental fraction.

Minutes is the short final outro.

There is obviously a lot of Flower Kings (but not only) in this album that, in my opinion, is to be the best of the three so far recorded by Swedish guitarist. Hasse Fröberg and his Music Companion give an enjoyable performance, an album that you can listen willingly in one breath with at least a couple of tracks of high category.

Max

 

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. Marco scrive:

    Ottima recensione!

  2. vincenzo scrive:

    Belle rece, complimenti.
    Anche per Hasse,dei tre ,questo e’ il miglior disco.
    io personalmente lo metto alla pari del primo, future past.

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