FrontUna lunga storia di intrecci, militanze comuni, voci femminili ed una provenienza spesso omologa, il Galles; ci sono alcune band che condividono questi elementi che, bene o male, ne hanno caratterizzato la storia. Tra di esse non si possono dimenticare i Karnataka, giunti alla ribalta sul finire degli anni ’90 ed ancora in pista nonostante i frequenti cambi di front woman. Dopo cinque anni di silenzio dal bellissimo The Gathering Light e la fuoriuscita dell’ottima cantante Lisa Fury, tornano alla ribalta con Secrets Of Angels, album n.5 della loro discografia.

Oggi dietro al microfono troviamo un’altra voce alta e possente, quella della giovane Hayley Griffiths e con lei un nuovo batterista (Jimmy Pallagrosi) ed un nuovo tastierista, Cagri Tozluoglu.L’ennesimo stravolgimento della formazione dunque, figlio di una sorta di automatismo che sembra essere insito nel Dna della band  e che alla lunga però potrebbe decidere di fare pagare il conto perché, se da una parte l’iniezione di forze fresche e nuove  può essere un buon propellente, dall’altra un tourbillon così inarrestabile rischia di creare molta instabilità (basti pensare che ad oggi il bassista Ian Jones è l’unico membro originario superstite).

Nè vanno dimenticate le doti compositive, oltre che canore, di Lisa Fury, autrice di testi intensi o autobiografici come The Gathering Light oppure Forsaken; difficile dunque per il gruppo di Swansea reinventarsi per l’ennesima volta anche se, va detto, di tempo a disposizione ce n’è stato.

Tra i tanti volti nuovi c’è anche quello di un ritorno, quello di Joe Gibb che ha curato il missaggio di Secrets Of Angels dieci dopo la sua prima collaborazione col gruppo gallese; l’album è stato inciso presso i Real World Studios.

Dopo questa lunga ma doverosa premessa posso addentrarmi nella descrizione del disco e devo dire che il “responso” rimane sospeso a mezza via, nel senso che a fronte di rilievi positivi ne trovo purtroppo anche di segno contrario.

La prestazione della nuova singer è sicuramente di rilievo, oltre la media per talento e doti canore, forse non altrettanto per “colori” ma le va dato atto di avere “in casa” due termini di paragone piuttosto scomodi (Rachel Jones – Cohen e la già citata Lisa Fury); può sembrare ingeneroso o fuorviante ma in una band che poggia massivamente sulla propria voce un parallelo, alla prima prova, forse è nell’ordine delle cose.

Non è comunque questo il punto nodale a mio avviso; il fatto è che ho l’impressione che la band, così ampiamente rinnovata, abbia come smarrito parte di quella luce che emanava. Il songwriting in questa circostanza trovo abbia perso di spessore, riuscendo solo a tratti a mantenersi su buoni livelli qualitativi; avverto la sensazione che manchi qualcosa, che talvolta il quintetto scelga la soluzione melodica più ovvia, più semplice, indugiandovi all’eccesso e perdendo per strada parte di quella magia di cui invece aveva cosparso molti lavori precedenti.

Otto tracce, una suite magniloquente di 20 minuti, un’ora circa di durata complessiva, questo in numeri Secrets Of Angels.

Si parte con un brano tirato, ritmato (Road To Cairo) in cui la Griffiths cerca subito di assumere il centro della scena, ben assistita da un gruppo capace di creare la giusta groove e una buona atmosfera, sospesa tra oscurità e accenti mediorientali. Un primo solo della chitarra di Enrico Pinna anticipa l’epica conclusione.

Dopo di che comincia un trittico di pezzi atipici, nel senso che pur risultando gradevoli, forse avrebbero trovato migliore collocazione in un album dei Nightwish oppure degli Epica; il primo di questi, Because Of You, è probabilmente il più centrato, la netta preponderanza melodica e le doti di soprano della Griffiths vengono equilibrate da un arrangiamento bilanciato ed un segmento conclusivo molto tirato.

Poison Ivy è un passaggio assolutamente epico, degno della migliore ambientazione gothic con tanto di orchestrazioni ma la linea melodica è fragile. Forbidden Dreams è una up tempo ballad situata sullo stesso versante, gli echi celtici più caratteristici sono qui quasi totalmente assenti per fare posto ad una maestosità inusuale.

Con Borderline il sound recupera solo in parte qualcosa di più abituale; permane una certa ridondanza delle orchestrazioni curate da Cagri Tozluoglu, molto curate ed articolate le armonie vocali, il ritmo (pur semplice) non manca ma la melodia è catchy all’eccesso, estremamente prevedibile.

Un nuovo passaggio lento e malinconico, Fairytale Lies, utile per mettere in evidenza le doti canore della nuova cantante; ancora un arrangiamento a dir poco “robusto” ad alternarsi con le sezioni più intimiste. Il brano in conclusione però rimane appiattito, ravvivato solo nel finale da un frizzante intervento della chitarra.

L’arpa di Troy Donockley (Nightwish) apre lieve per Feels Like Home e qui, finalmente, i Karnataka tornano a fare i Karnataka. Brano larghissimo, evocativo, potente, nella migliore tradizione della band, avvolto di un’aura sognante esaltata dal timbro della singer e da quelle sonorità poderose e morbide allo stesso tempo che hanno reso celebre il gruppo.

La mastodontica title track chiude i conti e vuole essere, forse, una continuazione ancor più dilatata della suite del precedente lavoro; qui si ritrovano in toto lo spirito ed il suono della band, il Galles, il mondo celtico, sonorità antiche. Cornamuse irlandesi e arpa (ancora Donockley) e la voce suadente della Griffiths, srotolano, lenta, un’atmosfera fiabesca, preludio ad una esplosione sonora di rara potenza ed intensità. Ecco che la melodia acquista corpo, vigore, diventando profondamente emozionale; la band pare lasciarsi finalmente andare, libera dai freni ed il sound si trasforma completamente. Squarci improvvisi, momenti intimistici, rapide ascese delle tastiere e della ritmica; tutto il migliore catalogo della band viene recuperato in questi venti minuti di grande soddisfazione, sino ad una fase finale da brividi con il consueto intervento della chitarra ad accendere il pathos.

Luci ed ombre dunque per questo nuovo lavoro dei Karnataka che comunque, nel mio immaginario, ben si presta all’esecuzione sul palco. Un avvio discreto, una fase centrale a dir poco interlocutoria ed un finale entusiasmante fanno di Secrets Of Angels un disco dalla difficile valutazione; cercando quindi di sintetizzare si tratta di un discreto lavoro (a parte le due vere perle conclusive) ma non si rivela come la vetta assoluta del gruppo.

Max

 

 

 

 

 

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