frontUn album lungamente atteso, una collaborazione non inedita ma mai così face to face, a 360 gradi; la storia di un amore tormentato dalle avversità ambientata nel 1.600, l’Olanda colonialista dell’epoca come sfondo, matrice comune e paese di origine. Due Cd basati sul medesimo songwriting che ne offrono altrettante versioni, (musicalmente) diverse.

Arriva dunque il momento dell’uscita di The Diary, lavoro monumentale a nome The Gentle Storm, pseudonimo che raduna la voce inconfondibile di Anneke Van Giersbergen (autrice dei testi) ed il genio compositivo del debordante Arjen Anthony Lucassen.I due dischi sono contraddistinti anche da titoli appropriati, onde specificarne il tipo di orientamento; il primo è denominato Gentle  e offre una versione acustica o al massimo semi acustica dell’ intero canovaccio, con frequenti spunti e rimandi folk rock ed accenni di sonorità antiche; l’altro, per contro, ne regala una lettura symphonic metal (marchio di fabbrica di Lucassen) ed è intitolato Storm.

Buona parte dei musicisti coinvolti si possono definire come “i soliti noti”: Ed Warby (batteria, Ayreon), Johan van Stratum (basso, Stream Of Passion), Joost van den Broek (piano, tastiere), Jeroen Goossens (fiati, Ayreon), Timo Somers (chitarra solista, Delain).

La vicenda narrata è una storia d’amore, forte, intensa e sfortunata, non immune purtroppo da un epilogo tragico e che per la maggior parte del tempo vive di una forma epistolare a causa della partenza del protagonista maschile per l’India; la raccolta delle lettere, molte delle quali giunte a destinazione con pesante ritardo, ha fatto sì di comporre un diario, giunto fino ai nostri giorni, che diviene il fulcro della narrazione.

Cd 1

Gettando uno sguardo d’insieme su Gentle, il primo e più quieto Cd, non si può rimanere indifferenti al ruolo preponderante della vocalità di Anneke Van Giersbergen; le sonorità, pur ben presenti, sono qui più che altro una quinta utile a vivificare e dare forza ai testi ed al timbro della cantante, assoluta protagonista. Violino, violoncello, molte parti affidate al flauto, corno francese, contrabbasso; un’atmosfera proiettata all’indietro di qualche secolo, magicamente costruita e sviluppata dalla mente di Arjen Anthony Lucassen, capace come sempre di rendere la musica per immagini, di mostrarci visivamente l’intera vicenda attraverso i suoni.

E dunque si attraversano l’immensità del mare ed i suoi significati (Endless Sea), il cuore pulsante di una città in grande fermento (Heart of Amsterdam), la forza dell’amore, unica e travolgente (The Greatest Love), l’approdo sulle coste della lontana India, segnato da tabla drums ed altri strumenti orientali (Shores of India).

L’incresparsi delle onde e della vita con la distanza (Cape of Storms), il dramma incombente, oramai alle porte (The Moment), la tempesta ineluttabile (The Storm), lo sguardo del piccolo figlioletto (Eyes of Michiel); un passaggio molto jazzy con il contrabbasso in grande spolvero (Brightest Light), un’altra partenza verso una nuova vita (New Horizons), il breve epilogo (Epilogue: The Final Entry).

Pastorale, placido, un vero film in musica, molte ballad dagli accenti folk; un Lucassen atipico, che può sconcertare. Poco da aggiungere alla prova di Anneke Van Giersbergen, centrata al meglio. La particolarità dell’ambientazione rende assolutamente soggettivo il gradimento.

Cd 2

Di altra pasta ovviamente l’adattamento elettrico, Storm version; spazio a possenti orchestrazioni, entrano in campo prepotentemente tastiere, batteria, chitarre e cori epici. Gli scenari si espandono, acquistando tinte più nette, più decise. Il “seme” sonoro e le partiture di Anneke però rimandano in toto alla Gentle version; alcuni brani subiscono infatti un trattamento più soft, altri si giovano di un restyling (quasi) a tutto tondo.

Heart of AmsterdamShores of IndiaBrightest Light e sopratutto The Storm i passaggi che meglio rispondono alle coloriture sinfoniche.

La partitura iniziale (Gentle) è il pilastro sul quale poggia tutta l’opera, un’ora circa di atmosfere rilassate e suoni di un passato distante, impreziositi da una voce indiscutibile; dei momenti pregnanti qua e la ma alla lunga, parere personale, questo andamento così’ compassato tende a stancare. L’elaborazione corale d’altro canto mantiene solo a tratti quelle che sono le premesse, riuscendo solo a sprazzi a proporre una versione davvero alternativa.

Pur apprezzando l’immane lavoro di Lucassen e la performance della Van Giersbergen, alla resa dei conti The Diary non mi entusiasma.

Max

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...