The Psychedelic Ensemble The Sunstone 2015

Pubblicato: marzo 27, 2015 in Recensioni Uscite 2015
Tag:, , , , , ,

frontE’ proprio vero che non si finisce mai di imparare…anche quando ti ritieni piuttosto aggiornato scopri poi di avere lasciato colpevolmente qualcosa indietro e così, grazie alla puntuale imbeccata di un amico, ho messo le orecchie su The Sunstone, nuovo album di The Psychedelic Ensemble, una dinamica band americana classificata come neo prog ma capace anche di regalare differenti spunti.

Dall’esordio datato 2009 è seguito un costante crescendo di quello che in realtà, più che un vero gruppo, è una costellazione di alcuni musicisti ed una voce femminile che ruotano intorno ad un anonimo polistrumentista.

The Sunstone è dunque il quinto lavoro di questo eclettico e fantasioso musicista.La consueta brillantezza, l’usuale dinamismo dei musicisti statunitensi vengono esaltati da una ridda di contaminazioni sonore, passanti attraverso fusion, symphonic prog, uso di archi e possenti orchestrazioni, qualche virata classic rock; un vivace utilizzo di lunghi segmenti strumentali dunque ne orienta spesso il sound.

In questo frangente però l’intrecciarsi dei diversi accenti, delle “intenzioni” è stato limitato; il sound pare molto più indirizzato mentre, per contro, le parti vocali (che contano tre interpreti) non sempre sono capaci a mio avviso di raccordarsi efficacemente al tessuto sonoro.

Michael Wilk (un passato nella reincarnazione dei Steppenwolf), all’Hammond, C. Francis e sopratutto l’incisiva Ann Caren come voci soliste, altri musicisti ad occuparsi degli archi e su tutti… The Psychedelic Ensemble, l’anonimo mastermind che suona tastiere, chitarre, basso, batteria, mandolino ed è voce solista.

The Sunstone è un disco “pieno”, che raccoglie in un’ora tanta musica, vivendo a mio parere di due facce, due velocità; mentre nella prima parte si lascia apprezzare senza però offrire momenti entusiasmanti (ove si escluda la trascinante The Storm), regala invece altro tipo di emozioni nei 25 minuti finali, dove il sound prende decisamente quota esprimendo maggiore varietà.

Buoni passaggi a livello tecnico, idee di certo non originali ma esecuzioni interessanti, qualche impaccio come ho già detto dal punto di vista vocale (escluse le parti di Ann Caren, meglio calibrate); questi i tratti salienti dall’avvio del disco sino a poco più di metà.

Superato un prologo strumentale (Prologue – The Voyage), si parte con la title track decisamente old-school nelle sonorità, dove l’impatto delle voci maschili non è particolarmente brillante; le tastiere giocano un ruolo fondamentale. Molto movimentato e frizzante invece lo svolgimento di The Siren’s Spell che vede in primo piano la voce solista di Ann Caren.

Come accennato, The Storm è probabilmente il passaggio più convincente della mezz’ora; pur nel parziale reiterarsi di suoni piuttosto distorti da parte della chitarra, è notevole il crescendo del brano che, da un certo punto in poi, diviene inarrestabile con una sezione di Hammond e violino trascinante. Ottimo strumentale.

Un segmento lungo otto minuti (A Hundred Years On) nel quale la musica si rende inizialmente immaginifica, suggestiva; successivamente assume i contorni di una ballad semi acustica per poi ritrovare ritmo e vigore grazie ad un intenso lavoro della batteria.

Aperta da alcune note di piano, Sun Mad mostra nel primo segmento un lato più morbido ed intimista; in seguito il pezzo prende quota per mano di un drumming variato, costruendo una fase strumentale interessante.

Digging Up The Past vive di un’atmosfera “aerea”, quasi psichedelica; episodio di discreta caratura in cui le sonorità prendono già una traiettoria differente. Da evidenziare un nuovo inciso dell’ Hammond.

Con The Quake prende il via la parte più coinvolgente dell’album e posso indicare proprio questa come la traccia meglio riuscita. Il sound si scrolla di dosso quella patina “scolastica” di cui bene o male è stato sin qui intriso, acquistando carattere, determinazione. Ecco finalmente una prima e profonda lettura fusion che come per magia rende tutto meno “sentito”, meno prevedibile. Molto significativa la parte del piano e, contemporaneamente, basso e batteria in ottima evidenza; indubbiamente pezzo di un’altra categoria.

Gaze vede il ritorno della voce femminile e con questa dei sussulti emozionali più marcati che vanno poi a confluire, di nuovo, in un condensato rock jazz molto accattivante; Hammond e tastiere da un lato, ritmica dall’ altro.

Il basso ed il piano ad introdurre Endgame, altro momento fortemente ritmato dove anche la chitarra si  rende protagonista più del solito; a briglie sciolte, The Psychedelic Ensemble sembra funzionare meglio.

Back to The Sea chiude il cerchio, dapprima su toni da classica ballad, poi pian piano il brano cresce, costantemente, per mano del synth sempre più presente. Una seconda sezione più ruvida e movimentata trova quindi un sontuoso epilogo.

Nel complesso The Sunstone rappresenta un piacevole ascolto e se la prima parte rimane su buoni livelli, anche se un pò “accademici”, nella seconda si riscatta ampiamente raggiungendo un tasso di gradevolezza indiscutibile. Peccato dunque per l’iniziale eccesso di prudenza (se così posso definirla); The Psychedelic Ensemble realizza un album che avrebbe anche potuto regalare di più.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...