Steven Wilson (Teatro Sistina, Roma, 31Marzo 2015)

Pubblicato: aprile 3, 2015 in Recensione Live Shows
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Premetto che non si tratta di un vero e proprio live report, di solito questi li scrivo di getto (magari la notte stessa) per catturare le emozioni che un concerto sa regalare, col passare delle ore queste tendono fatalmente ad attenuarsi.

Questa volta ho preferito fare sedimentare, depositare le idee per esprimere solo alcune considerazioni a margine dell’esibizione di Steven Wilson, avvenuta martedì sera a Roma in un affollatissimo Teatro Sistina. I vari resoconti oramai sono già di dominio pubblico in rete.

Chi mi conosce personalmente sa bene quanto io sia affezionato al musicista inglese, l’ho seguito fin dai tempi più remoti con ammirazione ed entusiasmo ma questo non mi deve impedire di andare oltre e rilevare alcuni aspetti legati all’ultimo album e, di conseguenza, alla performance romana.

Se qualcuno fosse curioso sul blog può trovare la recensione di Hand. Cannot. Erase. e farsi un’idea delle mie impressioni al riguardo; essendo il concerto largamente imperniato sul nuovo disco, non posso che ripartire di li.

– Il nuovo lavoro è stato eseguito per intero con una esecuzione a dire poco fedele, maniacale (escludendo la presenza di Ninet Tayeb). In verità speravo che dal palco giungesse qualche vibrazione in più, qualche valore aggiunto in relazione ai nuovi brani; invece, fatta salva la maestria di una band incredibile che funziona come un orologio di alta precisione, il corpo della musica si è confermato per quello che è.

Sottolineo nuovamente che si tratta solo di una mia opinione, non possiedo alcuna verità in tasca, ma a conti fatti Hand. Cannot. Erase. rimane l’anello più debole nella catena del Wilson solista; percepisco un minore impatto, quasi una carenza di ispirazione. Le sonorità sono sempre di ottima levatura, gli interpreti indiscutibili ma l’impianto a mio parere stenta a decollare.

– In occasione del tour di The Raven (ho assistito a due date) avevo captato qualche velata critica riguardo l’apporto di Theo Travis. Come preannunciato dallo stesso SW lo scorso inverno, Travis recita stavolta un ruolo del tutto marginale nell’economia del disco e, a mio avviso, se ne coglie l’assenza.

– Rimanendo a The Raven That Refuses To Sing, il confronto live con i due brani eseguiti sere fa (The Watchmaker e la title track) è risultato a mio parere impietoso; la potenza, il carisma, la malinconia espresse con quei due pezzi hanno letteralmente annichilito il resto.

– Wilson gradisce suonare in contesti ordinati, precisi; teatri in grado di mettere a sedere comodamente il pubblico, ognuno al proprio posto nella ricerca della massima attenzione, sia nei confronti della musica che verso i numerosi video che scorrono alle spalle della band. Non è una novità ma è pur vero che questo determina una sorta di invisibile distanza tra i musicisti e le persone, non c’è alcuna possibilità di interazione emotiva. Si tratta di una sua scelta, non nuova peraltro, che però a mio vedere inibisce un pò lo spettatore.

– Due i brani dei Porcupine Tree eseguiti in questa occasione, Lazarus Sleep Together

– Un rapido sguardo ai singoli; Marco Minnemann stellare (impressionante su The Watchmaker), Nick Beggs potente e presente (forse anche in abbondanza), Adam Holzman un puntuale ed imprescindibile tessitore, Guthrie Govan al solito razzente ma lievemente defilato. Wilson…il solito direttore d’orchestra.

Sono certo che chi ha assistito per la prima volta ad un live del musicista britannico sarà rimasto folgorato, sinceramente trovo difficile pensare il contrario. Per chi come me invece non era “nuovo” le sensazioni risultano un pò diverse; sia chiaro, stiamo parlando di un livello qualitativo che in pochi oggi raggiungono ma continuo a pensare che tra la pubblicazione di The Raven, il lungo tour mondiale che ne è seguito, i lavori di remix su alcuni capolavori del passato e l’uscita di Hand. Cannot. Erase. sia trascorso un lasso di tempo insufficiente, inadeguato.

Max

 

commenti
  1. Franco scrive:

    Ciao Max,
    con la data milanese, ho assistito al mio quinto concerto di SW solista.
    Contrariamente a quanto accaduto con la recensione, sul concerto abbiamo impressioni diverse.
    Il concerto non solo è stato al “solito” eccellente, ma ha dato al nuovo album una coerenza maggiore, anche grazie ad “aggiustamenti” negli arrangiamenti.
    Da aggiungere che recentemente Wilson ha preso a dialogare maggiormente con il pubblico e da quello che ho potuto notare è cresciuto l’affetto verso di lui ed il resto della band, soprattutto verso Marco Minnemann.
    Grande Steven & Band, al prossimo concerto…😉

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