frontEverlasting Instant è il titolo del settimo e nuovo album dei IZZ, la band americana formata sul finire degli anni ’90 dai fratelli Galgano. L’ampia formazione newyorchese accoglie nuovamente la voce solista di Laura Meade e con una line up invariata riprende a tessere il proprio filo musicale, sospeso più o meno tre anni fa.

Crush of Night infatti era stato a mio avviso un disco di peso anche se, parere del tutto personale, non raggiungeva la completezza di The Darkened Room (2009), ad oggi credo la loro migliore pubblicazione.

Il nuovo lavoro così conclude una sorta di trilogia, prodotto dal tastierista e cantante, nonché “mente”, Tom Galgano; il mixaggio è stato curato dal chitarrista Paul Bremner.Il symphonic prog che ha fatto conoscere la band si è piuttosto modificato nel tempo; c’è, di nuovo, molto spazio per le due voci femminili capaci di buone armonie ma si percepisce un distinto spostamento sulla ritmica, come tradizione tra le prog band di oltre oceano. A questo proposito va ricordata la peculiarità che contraddistingue i IZZ e cioè l’utilizzo (talvolta simultaneo) di batteria tradizionale ed elettronica, per ottenere dunque una fase dinamica molto particolare.

Un sound peculiare dunque, che a sua volta ha subito ulteriori mutazioni, in un processo evolutivo interessante ma non sempre in grado di garantire i risultati prefissati, ed è questo probabilmente proprio il caso di Everlasting Instant: un disco con qualche svolazzo pregevole ma che a mio parere non prende mai il volo, non decolla definitivamente.

Una raccolta di brani discreti, inaugurata da Own the Mystery che contiene belle armonie vocali a tre, un possente solo della chitarra di Paul Bremner ed un sontuoso segmento del synth ad opera di Tom Galgano.

Un filler strumentale che avrebbe potuto essere sviluppato (Every Minute) e arriva Start Again, brano più articolato del Cd. Chitarra inizialmente in primo piano, un atmosfera tesa che prevede il cantato di Galgano e poi di Anmarie Byrnes ed i continui ricami della sei corde. Sonorità vintage delle tastiere nella seconda parte, fasi molto eteree, sino ad una conclusione più movimentata con il basso (John Galgano) e le due voci femminili in evidenza. Molti aromi, spezie, colori ma la resa finale non mi pare troppo a fuoco.

Proseguendo, un breve passaggio di buona atmosfera, vagamente jazzy ed imperniato sulla calda voce di Laura Meade (If It’s True); quindi il piano e la voce di Tom Galgano sotto i riflettori per The Three Seers, ballad dal retro gusto floydiano ed un finale in crescendo.

La title track vede all’opera anche la batteria elettronica e le percussioni di Brian Coralian; ritmo molto serrato, una combinazione di sonorità piuttosto elaborata, buoni impasti vocali, qualche reminiscenza Yes style.

Keep Away si muove su coordinate di ampio respiro; su di una trama in divenire intervengono improvvise aperture e, successivamente, il pulsare possente del basso; come nel caso di Start Again però trovo una buona quantità di idee ma l’amalgama non è dei migliori, manca un fluire scorrevole.

Il basso di John Galgano e poi le tastiere a guidare Can’t Feel the Earth, Part IV, la parte conclusiva del brano elaborato su The Darkened Room ed uno dei più convincenti di questo album. Qui i IZZ riescono a essere più sciolti, la “corrente” musicale scorre molto bene, trascinata da un ritmo sincopato.

Chitarra acustica, piano e la voce di Tom Galgano per Illuminata, una ballad abbastanza piatta nella prima parte e che invece trova miglior sorte nello sviluppo successivo, più mosso e vario, grazie ad un robusto frammento strumentale.

Sincerest Life è un altro passaggio decisamente melodico in cui Tom Galgano, inizialmente, recita da attore solitario accompagnandosi al piano. Una rullata di Greg DiMiceli trasporta il brano su di un altro livello, più ritmato e movimentato; possenti interventi del synth prima e della chitarra poi cercano di rendere vivo un brano che, a mio avviso, stenta abbastanza.

Un epilogo morbido, Like A Straight Line, nel quale questa volta la voce solista è appannaggio di Anmarie Byrnes. Buona melodia e  trama sonora prima delicata e quindi più articolata per mano di una lunga e stimolante fase strumentale.

Ferme restando le indubbie qualità dei IZZ, sento di dire che Everlasting Instant non risponde appieno alle mie attese; troppi tempi “morti”, alcuni brani che danno la sensazione di non possedere una precisa direzione, certi suoni (in particolare delle tastiere) datati. Manca qualche idea fresca, nuova, trovo una certa tendenza alla ripetizione; a mio avviso la band statunitense ha fatto e può fare di meglio.

Max

 

 

 

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