frontMathcore ed experimental Rock, queste le due categorie comunemente utilizzate per catalogare il sound dei Rolo Tomassi. Al solito si tratta di escamotage utili a chi scrive ed in misura minore a chi ascolta musica; in questo frangente poi assumono una valenza piuttosto aleatoria perché, oggettivamente, inquadrare il sound della band inglese non è cosa semplice.

Grievances è il titolo del nuovo lavoro, quarto della serie e vede i cinque ragazzi di Sheffield ripartire da dove ci avevano lasciato poco più di tre anni fa con il solido Astraea; ne esce fuori un disco tirato, molto breve per gli standard odierni e non privo di sorprese.Tom Pitts (batteria) è il volto nuovo della band capitanata dai fratelli Eva (voce) James Spence (voce e tastiere); le sonorità del quintetto pescano tra un numero indefinibile di generi e ne distillano un condensato aggressivo, mordace ma che alla bisogna sa diventare pure profondamente evocativo, procurando non poca sorpresa.

Guardare a così tanti input, alcuni molto diversi tra loro, può essere pericoloso (o addirittura deleterio) ma può riuscire a trasformarsi in un vantaggio, a secondo della sintesi che se ne riesce a produrre e questo Grievances, a mio parere, ne è un perfetto esempio; infatti, prescindendo dai gusti personali, non è un album che, ascoltandolo, possa lasciare indifferenti. Anche io, pur provenendo da matrici musicali molto distanti da alcune di loro riferimento, sono rimasto colpito da questo veloce disco.

Dopo una partenza grindcorehardcore punk l’introduttiva Estranged trova un significativo break con il piano, per poi ripartire a velocità vertiginosa; i fratelli Spence timbrano il sound con un cantato screaming– harsh estremizzato.

Di pasta diversa è fatta Raumdeuter con un andamento cadenzato e fatale, evidenziato dalla voce clean di Eva Spence che contrasta visibilmente con le sonorità e l’atmosfera prodotta; segmenti che rasentano il doom, brevi inserti elettronici, un finale impostato su di un crescendo sinfonico. In poco più di cinque minuti, musicalmente, i Rolo Tomassi hanno fatto il giro del mondo.

Aggressività fuori controllo per la successiva The Embers, un montante di rara potenza e cattiveria piazzato in pieno volto nel quale le due voci, di sentimento opposto, si spartiscono la scena su di un ritmo che annienta.

Un breve intervento del piano che riaggancia col passato (Prelude III – Phantoms) e poi, con un ritmo completamente diverso, comincia Opalescent, brano nel quale non è difficile scorgere qualche riferimento ai Mars Volta. La melodia disegnata da Eva Spence è dai tratti malinconici, quasi minimali e rivela una delle molteplici immagini della band.

Un breve filler affidato alla chitarra di Chris Cayford (Unseen And Unknown) e si riparte con la fulminante Stage Knives, infarcita peraltro di numerosi cambi di ritmo e basata sull’alternanza tra le due voci. Si susseguono pause e scatti brucianti, un drumming che può essere martellante o quasi di sottofondo, in un particolare incrocio tra death post metal.

Rolo Tomassi poi giocano la carta della sorpresa con Crystal Cascades, un brano lieve ma denso, poggiato sul piano ed il suono di archi; un quadro nostalgico ed in divenire grazie all’intervento delle tastiere e della chitarra, una lenta e costante ascensione che va a sfiorare corde care ai Radiohead più intimisti. Davvero un bel pezzo dal quale, come una coda, si diparte Chandelier Shiver. Le due tracce mi sento di considerarle l’una la prosecuzione e lo sviluppo dell’altra.

Funereal riporta in alto i ritmi (serratissimi) ed i giri di rotazione. Suoni estremi, caustici, interrotti bruscamente da un ribaltamento guidato dalla voce clean della cantante; è interessante notare come la band sia in grado di proporre scenari diversi e mutarli con estrema naturalezza all’interno della stessa costruzione.

Per concludere giunge All That Has Gone Before, un altro episodio di rilievo all’interno dell’album, nonché il più lungo con sette minuti di durata. E’ nuovamente il piano a guidare l’introduzione prima di una esplosione “a grappolo”, lenta e cadenzata; si riaffacciano sentori doom-death seppure rivisti e corretti, per un crescendo progressivo, spezzato nettamente da una pausa. Una seconda sezione più morbida e melodica conduce ad un epilogo maestoso, possente.

Grievances è con ogni probabilità l’album della maturità per Rolo Tomassi, una band particolare, di certo abbastanza fuori da stereotipi e rigidi schemi precostituiti; mi ha convinto pur comprendendo, come ripeto, una pletora di riferimenti molto lontani tra loro. A chi non li conoscesse suggerisco di dedicare un paio di ascolti, potrebbero incuriosire.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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