The Aristocrats Tres Caballeros 2015

Pubblicato: giugno 24, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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frontCorredato al solito di una cover estremamente simpatica ed auto ironica (a firma Tom Colbie) esce in questi giorni Tres Caballeros, il terzo e nuovo album del fusion power trio The Aristocrats. Come due anni fa in occasione di Culture Clash, la pubblicazione giunge poco dopo il termine del tour europeo di Steven Wilson che ha visto impegnati stabilmente Marco Minnemann Guthrie Govan. 

Art work, sound e citazioni esplicite nei titoli rimandano al Texas e ai Z Z Top, vera fonte di ispirazione in questo caso; ovviamente in una chiave ampiamente rivista e reinterpretata, nello stile molto personale della band.Inciso presso i prestigiosi Sunset Studios di Hollywood, Tres Caballeros estremizza se vogliamo il contrasto tra il sound tecnico delle composizioni e la vena giocosa-ironica con la quale alcune vengono interpretate; il caldo sole californiano, i rimandi alle più bollenti e viscerali sonorità tex-mex, la copertina quasi parodistica a ricordare proprio i grandi ZZ Top ed il loro album del 1973, Tres Hombres. 

Queste sono le linee guida fondamentali utili a calarsi in un magma sonoro che altrimenti può spiazzare, emerge infatti la voglia di suonare per divertirsi e divertire da parte di tre splendidi musicisti in grado di sprigionare tecnica, coesione ma anche coinvolgimento.

Pare quasi che in questa occasione Bryan Beller e soci, a tratti si siano fatti  prendere la mano, immedesimandosi completamente nel soggetto scelto.

Nove i brani che compongono il CD, dove trovano spazio ampie parti soliste ed altre corali nelle quali si evidenzia l’impatto dei tre musicisti sopraffini; tre pezzi in particolare sono sicuramente di alta categoria, seppure dotati di un’anima tra loro diversa.

La citazione massima, ZZ Top, contrariamente al previsto vede invece una rilettura molto distante e profonda; ognuno dei protagonisti fa percepire nettamente il proprio peso specifico ma in un movimento d’insieme armonico e fluido, vagamente oscuro e tagliente.

Pressure Relief va invece a creare un’atmosfera suadente, Govan ricama da par suo colorando la tela mentre il duo ritmico lentamente costruisce una sorta di inestricabile ragnatela. Lontani echi zappiani si sposano ad un sentire propriamente fusion e la nota caratteristica è data proprio dall’incessante lavoro della chitarra da un lato e basso-batteria dall’altro.

Proseguendo in ordine sparso un altro passaggio di ottima qualità è rappresentato dalla lunga e conclusiva Through The Flower. Una corposa jam se vogliamo, in bilico tra suoni rotondi e/o aggressivi, imperniata su di una linea melodica esile, sfuggente ma non per questo meno interessante. Minnemann sciorina il meglio del suo repertoriogioca efficacemente tra vuoti e pieni, ben sostenuto dalla presenza palpabile del basso di Bryan Beller. Nella seconda parte Govan si lascia andare completamente facendo ruggire la sua chitarra con un solo praticamente infinito.

Tres Caballeros ovviamente non finisce qua. L’introduttiva ed esplosiva Stupid 7 (permeata a mio parere di qualche refolo wilsoniano); Texas Crazypants gira e si avvita come una spirale, tirata nella prima sezione, più imprevedibile nella seconda. Morbida come un cachemire si snoda sinuosa Pig s Day Off, una ballad che sprigiona sensualità grazie a sonorità molto calde.

The Kentucky Meat Shower, scelta come singolo, a dispetto della posizione geografica…catapulta in mezzo ad una polverosa strada del sud degli U.S., tra vecchi saloon, sole cocente, pick up e quant’altro. Qui è il basso a farla da padrone con linee grosse e preponderanti, prima di uno scatto di reni di tutta la band ad anticipare il solo fulminante della chitarra.

Jack s Back sospesa tra il mistero e l’ironico; un secondo segmento dirompente regala il colpo d’ala ad una traccia destinata altrimenti a rimanere un pò frammentaria.

Il passaggio che meno mi ha convinto è Smuggler s Corridor; un’atmosfera venata di riverberi alla Tarantino e citazioni latin/tex mex, un andamento cadenzato che a mio avviso ha il difetto di protrarsi troppo a lungo (clamorosi i cori western inseriti nello svolgimento).

Tres Caballeros è forse l’album in cui The Aristocrats hanno scelto di prendersi meno sul serio, forse anche come reazione all’alto grado di impegno richiesto da altri loro progetti. Va dunque affrontato con il giusto spirito, pronti a recepire squarci di ottima fusion ma, al contempo, pure a perdersi con la fantasia in qualche angolo di El Paso.

Max

 

 

 

 

 

 

 

commenti
  1. gianni scrive:

    Un po’ m’è dispiaciuto che non sia finito nei DT, ma Marco è bene se ne stia qui in questo bel trio.

  2. Valerio Rosso scrive:

    Grazie! Bella recensione… ti seguirò!

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