frontDevo tornare indietro abbastanza, tre mesi fa, marzo 2015; Christina Booth, la splendida voce dei Magenta, pubblica il suo secondo album solista dal titolo The Light. Un lavoro travagliato e sofferto che vede la luce dopo un periodo complicatissimo per la cantante gallese, costellato di lutti, gravi malattie e tanto dolore.

Una sequela di sventure in ambito personale capaci di abbattere un elefante ma non la minuta artista di Cardiff che con un coraggio leonino ed una forza d’animo impareggiabile è riuscita a trovare la forza di reagire e tornare in studio e sul palco con la band.

Con queste premesse va detto che The Light (titolo perfetto in questo caso) ha vissuto una genesi prima e trovato uno svolgimento poi piuttosto diversi da Broken Lives and Bleeding Hearts. Non siamo quindi davanti ad un album prog nel senso più ortodosso del termine, piuttosto ad una vera e propria raccolta di canzoni dai tratti pop/prog.

La forza e la profondità del disco risiedono nei testi toccanti ed autobiografici scritti dalla front-woman, cui certo hanno contribuito in modo significativo gli arrangiamenti composti dal sodale del gruppo Robert Reed; a complemento la presenza di un folto e scelto gruppo di musicisti inglesi nobilita l’album con la propria fattiva presenza (Andy Tillison con il suo Hammond, Theo Travis sax e flauto, John Mitchell alla chitarra, Dan Nelson dei Godsticks al basso, oltre all’intera line up dei Magenta con Andy EdwardsChris Fry ed il già citato Reed).

I nove brani in scaletta ci rendono l’immagine di una Christina in splendida forma (musicalmente parlando), molto ispirata ed in grado di regalare alcune interpretazioni davvero da brividi, per intensità, qualità e, in questo caso, realismo; i musicisti impegnati non hanno bisogno di molti celebrazioni, i loro nomi parlano da soli e dunque non resta che gustare ed apprezzare la capacità di costruire intorno ad i testi una cornice solida e di estrema classe, quando di contorno, quando invece dotata di maggiore corpo ed incisività.

Full Stop è un vero punto e a capo nella vita personale dell’artista e nel disco; un inno alla riuscita, alla possibilità di farcela di nuovo, appellandosi alla propria forza d’animo e alla voglia di non mollare contro le avversità. Un brano in cui il ritmo scorre sempre più deciso, dai tratti quasi soul grazie a dei cori crescenti. Ottimo il solo conclusivo della chitarra.

Un brano struggente per la disperazione, un’invocazione contro l’ineluttabile scandita da accordi del piano (Stay) in cui la singer comincia a scuotere le emozioni dal profondo; il lavoro crescente delle keyboards provvede ad innalzare ulteriormente il pathos, l’ingresso della batteria e dei fiati di Travis lo fanno letteralmente volare.

Su di una linea testuale simile si trova Legend In The Making, una ballad che potrebbe benissimo appartenere al repertorio dei Magenta (periodo Seven); alternanza di piano e forte, colori diversi che si susseguono ed una prova vocale di assoluto livello.

Se la tristezza espressa con Stay era profonda, questo senso si amplifica con Disappeared; l’estremo saluto alla madre ammantato di una poesia e di una dolcezza disarmanti, un momento di raccoglimento che può indurre alle lacrime, colorato alla perfezione dalle sonorità di Robert Reed. ” You disappeared before my eyes/ my broken heart, your broken mind/ I want you back, I want you back/ But you disappeared”.

Proseguendo, When The Darkness Falls non possiede la stessa intensità pur risultando gradevole e altrettanto credo si possa affermare per la successiva The Anger In Your Words, a fronte comunque di uno scritto tormentato.

Il piano e l’amara tristezza purtroppo ancora a contrassegnare indelebilmente la breve ma potente The Same Old Road; nulla più della vita vissuta può essere fonte di ispirazione ed anche in questo caso Christina ne offre un esempio paradigmatico.

Le parole affondano di nuovo proprio dove fa male con Last Breath mentre il sound acquista tinte jazzy; è il padre in questo caso il destinatario della canzone indirizzata, purtroppo, ad un triste epilogo.

In chiusura un inno alla speranza, alla forza e al riscatto anche davanti a situazioni tragiche; la title track, a metà tra esortazione e preghiera, conclude con grandissima enfasi questo viaggio tra morte e rinascita.

The Light è un drammatico e personale diario in musica nel quale Christina mette a nudo tutti i propri sentimenti, le angosce, le emozioni e va vissuto con questo spirito, che deve travalicare il mero lato musicale (peraltro curatissimo) e la prestazione vocale. Intenso, suggestivo, uno spunto di riflessione per ognuno.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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