frontDestinati forse a rimanere una band di nicchia, tornano dopo due anni gli irlandesi God Is An Astronaut con Helios | Erebus, settimo lavoro a firma dei fratelli Kinsella. Prosegue il viaggio etereo, emozionante e talvolta ipnotico attraverso un post rock strumentale che a mio avviso ha il pregio di non cadere irrimediabilmente nel deja vu o nel banalmente ripetitivo.

Landscapes sonori in grado di disegnare e descrivere sensazioni con estrema profondità, rapide e sostenute increspature del sound, spirali avvolgenti di note dentro le quali perdersi, in una mescolanza di richiami tra Floyd, qualcosa del krautrock più morbido, riverberi di matrice Porcupine Tree ma, sopratutto, Mogwai.

Uno dei pochi gruppi in questo ambito realmente in grado di oltrepassare efficacemente con la musica l’assenza di parti cantate e, se possiamo citare il gruppo scozzese come tipologia di atmosfere e per alcune sonorità, va anche detto che i GIAA ne hanno rielaborata una versione ancor più space rock; i sette lavori sin qui pubblicati, pur rimanendo come ripeto ai margini del grande pubblico, si sono infatti via via sempre più caratterizzati, andando felicemente ad impattare presso quel tipo di ascoltatore propenso ad apprezzare un sound indubbiamente molto indirizzato.

Con la medesima formazione autrice di Origins, pubblicato poco meno di due anni fa, torna a vibrare il post rock psichedelico del quartetto. Helios | Erebus è uno degli album più brevi che hanno composto (45 minuti) e per certi versi forse risulta ancora più incisivo, concentrando in un lasso di tempo calibrato la notevole quantità di spunti e di suoni offerti.

Proprio di suoni trattati con perizia bisogna parlare, ascoltando le chitarre di Torsten Kinsella, doppiate quasi all’unisono dalle keyboards di Jamie Dean. Con un andamento a salire, crescente e poi epico Agneya fa da battistrada, mentre il drumming di Lloyd Hanney acquisisce vigore e presenza.

Di qui i God As An Astronaut vanno a scrivere alcuni dei loro momenti migliori e più vividi; sin dal primo ascolto ad esempio Pig Powder ha il potere di trasportare lontano grazie ad una commistione stupenda di suoni, tra arpeggi, tappeti di tastiere, una ritmica vellutata in retrovia. Un’improvvisa accelerazione mette di nuovo in risalto il lavoro delle due chitarre (T.Kinsella Dean), il brano ha la forza di una marea che cresce inesorabile.

Vetus Memoria vive di un andamento malinconico e profondo, dove tocca al piano segnare il cammino principale. Il lavoro di Niels Kinsella (basso) e Lloyd Hanney (batteria) è pulito, preciso, privo di colpi geniali ma perfettamente funzionale alla necessità, sino ad una fase più esplosiva appena prima dell’epilogo.

Proseguendo, un viaggio interstellare tra migliaia di galassie, nel silenzio assoluto sino ad incontrare la fine dell’universo (Finem Solis), dove la chitarra trova il centro della scena nella parte conclusiva.

Il brano più lungo, la title track, ha un avvio morbido muovendo da una partenza vagamente trip hop; lo sviluppo successivamente assume toni epici, il ritmo aumenta e con esso il pathos, vera freccia nell’arco della band irlandese.

Un volo radente, a bassa quota ma colmo di intensità (Obscura Somnia) tra incanti di tastiere ed arpeggi di chitarra.

Un ritmo regolare ad anticipare una larga apertura guidata da Torsten Kinsella, per una linea melodica immediata, segna la prima sezione di Centralia; la seconda parte si colora invece di tinte più scure, il sound si increspa mentre il ritmo si fa incalzante e regala uno dei migliori passaggi dell’album, grazie anche ad un finale scoppiettante quasi in odore prog metal.

Sea Of Trees, velata di malinconia, chiude un album molto particolare. Quel che emerge complessivamente sono sopratutto le atmosfere che si sprigionano dai solchi di Helios | Erebus; gran parte del risultato ruota infatti intorno a questo, al sapere risultare eterei ed enfatici facendo leva esclusivamente sulla musica, senza ausilio di parti cantate.

Spesso progetti del genere rischiano di scontare noia, monotonia o comunque un senso di incompiuto; non è il caso dei God As An Astronaut che invece hanno pubblicato un ottimo album.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...