frontTalvolta le cose possono accadere casualmente o, comunque, senza andarle a cercare; da una serie di circostanze più o meno fortuite possono nascere interessanti collaborazioni le quali poi possono esaurirsi rapidamente oppure, e questo è il caso, proseguire intraprendendo un cammino che merita di essere seguito.

Il preambolo fotografa la dinamica e particolare partnership che si è venuta ad instaurare tra Marco Machera, giovane bassista laziale del quale ho avuto già modo di scrivere e Julie Slick, altrettanto giovane e virtuosa bassista, già con Adrian Belew Power Trio The Crimson ProjeKCt.Dunque, dopo l’ardito e stimolante esperimento di Fourth Dementia (non va dimenticato infatti che al centro del progetto sono due bassisti) al quale tra l’altro aveva preso parte anche Pat Mastelotto, esce adesso Le Fil Rouge; inevitabile dunque l’amore e l’influenza esercitata sul duo da una delle più grandi band della storia (King Crimson) ma va detto che era emerso subito dell’altro, cioè la capacità di interfacciare abilmente i due strumenti poggiando su strutture non solo e necessariamente di stampo cremisi, con un occhio invece proiettato verso scenari ambient trip hop, disegnando sezioni più melodiche ed altre più abrasive.

Tutto questo, implementato probabilmente da una maggiore consapevolezza, si ritrova adesso su Le Fil Rouge, il nuovo lavoro del duo cui danno man forte Eric Slick (Adrian Belew Power Trio) Tobias Ralph alla batteria, Mike Visser alla chitarra e Sarah Anderson (violino e viola).

Marco Machera canta in due brani così da variare il tipo di scenario proposto ma, quel che è certo, Le Fil Rouge si presenta come un disco molto particolare, nel quale addentrarsi gradualmente per coglierne le molteplici sfaccettature; il tipo di costruzione, il sofisticato intrecciarsi di sonorità complesse ma al tempo stesso fruibili, non consentono un ascolto superficiale o distratto.

Se, come accennato, la matrice di partenza (grosso modo) può essere ben identificabile, la particolarità risiede invece nello svolgimento, nello sviluppo, dal quale si evidenziano le personalità musicali dei due protagonisti, proiettati oltre il modello iniziale; un lavoro conciso, una quarantina di minuti circa, otto brani in scaletta dove si incontrano spunti dalle origini molto differenti.

Quasi un paradigma di questo è l’introduttiva The Mirror Writing; sperimentazione, spruzzate di elettronica, loop ipnotici, con un andamento in crescendo.

Episodi compositi ed inquietanti come la possente Channeling segnata da linee di basso pressanti o la successiva Die In Dust in cui il musicista laziale si disimpegna anche al canto; accenti post rock, la presenza palpabile di effetti e l’elettronica in primo piano.

Ritmi che mutano e crescono repentinamente (la breve ma razzente Streets), la chitarra e la voce di Mike Visser (coautore del pezzo) e le sonorità dintorno a tracciare un ponte con il passato seguendo in questo caso pure una linea melodica (The Drift).

Echi crimsoniani legati all’era Belew si percepiscono netti in Puzzles Are For Them, segnata da una ritmica molto presente, dove si aggiunge la batteria programmata.

E’ l’atmosfera a farla da padrone nello svolgimento di Les Bouclés Bleues; gli archi, in contrasto con sonorità elettroniche, contribuiscono a formare un paesaggio a tratti spettrale ed ipnotico.

A Pleasant Torture chiude con molta personalità, un drumming ora regolare, ora invece convulso, vaghi e lontani riverberi orientali, innesto di suoni programmati, un magma sonoro nel quale perdersi.

Questo è il tratto principale del nuovo disco a firma Echo Test, un ascolto che pare sfuggire ad ogni logica e a qualsiasi soluzione preventivabile. Julie Slick Marco Machera aggiungono un nuovo interessante tassello alla loro recente collaborazione, pubblicando un lavoro sicuramente non immediato ma che merita attenzione.

Max

 

 

 

 

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