Riverside Love, Fear and the Time Machine 2015

Pubblicato: settembre 6, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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frontUn sottile ed invisibile filo lega l’uscita a nome Lunatic Soul dello scorso anno al sesto e nuovo capitolo dei Riverside.

E’ in uscita infatti Love, Fear and the Time Machine (pubblicato per InsideOut), ultima fatica della band di Varsavia che vede un parziale stravolgimento delle sonorità consuete, con uno sguardo proiettato all’indietro verso la decade degli ’80. Ecco dunque l’analogia con Walking on a Flashlight Beam, dove però l’elettronica ed un aspetto meditativo la facevano da padrone; il nuovo lavoro dei Riverside, come è ovvio che sia, fonde invece queste “tentazioni” retrò con la forza propulsiva del quartetto.

Ne risulta così l’album sicuramente più atipico del gruppo, abbastanza immediato, dove si alternano momenti più riusciti ad altri che, personalmente, mi lasciano perplesso; dopo dodici anni di carriera e sei uscite discografiche è sensato tentare qualcosa di diverso per non rischiare di fossilizzarsi su di un modello unico, per quanto vincente. La trasformazione effettuata da Mariusz Duda e compagni però mi convince a metà, piacevole ma priva di quel “graffio” emotivo e di quella profondità che tanto mi hanno portato ad amare la band; quello slancio incontenibile e travolgente, caratteristico di molte prove precedenti, qui emerge solo ad intermittenza.

La voce ed il carisma del frontman e bassista permangono intatti nella loro intensità, i fraseggi e gli intarsi delle keyboards di Michal Lapaj continuano a disegnare traiettorie interessanti ma alcune citazioni abbastanza evidenti di band del passato ed un ricorso un pò piatto all’elettronica contribuiscono ad abbassare la tensione.

Andando a passare in rassegna i dieci brani in scaletta, si comincia con l’opener Lost (Why Should I Be Frightened By a Hat?) che avevo avuto modo di ascoltare a Bologna nel concerto di metà luglio; confermo le buone impressioni iniziali, un brano che gira bene lasciando spazio pure alla chitarra di Piotr Grudzinski, spazio solista che come vedremo si è ridotto rispetto a prima; ritmo piuttosto rotondo e regolare, linea melodica netta e catchy.

Un arpeggio insistito della chitarra apre Under the Pillow per una introduzione vagamente “wilsoniana”; anche in questo caso il ritmo rimane sottotraccia, molto controllato, sino ad una prima accelerazione della batteria di Piotr Kozieradzki. La seconda fase del pezzo vede ancora brevemente sugli scudi la sei corde, si presenta più movimentata e riserva i momenti migliori.

Note oscure e cadenzate del basso di Duda, synth avvolgente, un giro melodico e un’atmosfera dark che, personalmente, rimanda inesorabilmente ai Cure prima e ai Placebo poi. Tanta voglia del tempo che fu, cori sorprendenti, #Addicted sicuramente risulta un brano a dir poco estemporaneo nel repertorio del quartetto.

Ancora il basso pulsante di Mariusz ad inaugurare Caterpillar and the Barbed Wire, traccia dalle tensioni e ambientazioni che ricordano (a tratti) sonorità vicine ai Depeche Mode, ovviamente riviste e trattate. Buono l’impasto melodico su di un tessuto prima cupo e, successivamente, più “aperto” grazie ad un inserto della chitarra e ad una coda strumentale.

Saturate Me offre uno dei passaggi a mio avviso più centrati e calibrati. Dopo un consistente e serrato prologo il quadro sonoro si fa più morbido, il timbro del bassista si dirige in territori sognanti, il ritmo cala d’intensità per poi, gradualmente, riacquistare corpo e movimento. Siamo tornati in un ambito più abituale per i Riverside, dove le emozioni sgorgano in modo forse più spontaneo.

Allo stesso modo, la breve ed acustica Afloat regala momenti di buona intensità, giocata tra voce, chitarra acustica e tastiere.

A seguire il primo estratto dal CD, Discard Your Fear che avevo rapidamente tratteggiato in occasione della data bolognese. Devo dire che a differenza della versione live, sfrondata di alcuni coretti poco riusciti, risulta un pò più lineare e gradevole; certo non un pezzo da antologia, con evidenti richiami al sound Depeche Mode ed un lavoro della chitarra davvero poco originale. Se la band cercava un brano catchy lo ha sicuramente trovato.

Il disco riprende quota con Towards the Blue Horizon. Una intro dolce e malinconica è in appoggio ad un lento e graduale crescendo, tra un ostinato del piano, impasti vocali ed il drumming capace progressivamente di salire, sino a rivoluzionare l’andamento del brano, dandogli un taglio molto più aggressivo. Interessante la lunga digressione strumentale.

Time Travellers vede di nuovo protagonista la voce di MD accompagnato dalla chitarra acustica per un lungo segmento. Si crea così un paesaggio sonoro di stampo nostalgico, ravvivato prima dell’epilogo da piano e tastiere ma che rimane, tendenzialmente, sulle medesime coordinate per quasi sette minuti; forse un pò troppi.

Il disco comincia con Lost e termina con Found (The Unexpected Flaw of Searching) e qui è contenuto e spiegato il senso di questo viaggio in musica della durata di un’ora. Sonorità acustiche evocative, il timbro magico del singer, una linea melodica particolarmente suadente; l’ingresso della batteria, discreto e non invadente, conferisce quel ritmo necessario per acquisire profondità, prima dell’ultimo breve solo dell’elettrica.

Credo che Love, Fear and the Time Machine sia un lavoro destinato al successo innanzitutto per la sua accessibilità e poi perché, in linea generale, non ha cadute particolari. Dal mio punto di vista, cercando di fornire una valutazione, posso dire che si tratta sicuramente di un disco ben fatto, equilibrato, piuttosto diverso dai precedenti proprio per il ricorso a richiami abbastanza inusuali ma che, relativamente alla produzione della band, non mi sento di porre al vertice.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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commenti
  1. paolo ha detto:

    Li avevo un pò persi di ascolto; buono per me l’ultimo album anche se meno ispirato dei precedenti. Azzeccatissima a mio avviso sia Addicted che Afloat così estranee dai soliti schemi Riverside ma che confermano le notevoli doti creative di Duda ( del resto il suo utlimo lavoro solista per me è un capolavoro )

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