Arabs In Aspic Victim of Your Father’s Agony 2015

Pubblicato: settembre 9, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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frontMescolanze, particolarità, contaminazione tra generi, proporsi crossover al punto di attraversare tranquillamente progressive, hard rock e psichedelia senza tentennamento alcuno, tanto da riuscire a rendere un album a proprio modo omogeneo e creare, pian piano, una sorta di stile.

Questo sin qui il percorso dei norvegesi Arabs In Aspic che tornano dopo più di due anni con il quarto album dal titolo Victim of Your Father’s Agony, un lavoro brevissimo (37 minuti circa) capace credo di spiazzare chi li conosce poco e di farsi apprezzare subito da coloro che invece ne seguono il cammino discografico; in pochi minuti infatti il quartetto di Trondheim è prodigo di sorprese.Il nuovo disco infatti cattura la curiosità sin dal primo ascolto e grazie alla varietà dei temi e all’estrema sintesi si pone come una via alternativa per continuare a portare avanti lo spirito progressive a decenni di distanza dall’età dell’oro; niente di purista dunque, di ortodosso o canonico, anche gli elementi che prima di altri lo possono identificare vengono rielaborati con un criterio solo apparentemente anarchico ma in realtà piuttosto funzionale.

Pulsioni di un rock a tutto tondo, a 360 gradi, fuoriescono incontenibili dai temi principali come schegge impazzite ed è così che ad esempio, ascoltando l’introduttiva You Can Prove Them Wrong pare di essere atterrati sul pianeta Deep Purple, con l’organo di Stig Jørgensen nei panni del compianto Jon Lord, linee di basso grosse e presenti (Erik Paulsen), cori a tre voci, una tensione ritmica continua.

Buona parte dei brani è di breve durata come la successiva Sad Without You, una delicata pop ballad dai lontani echi beatlesiani, poggiata su di un ritmo cadenzato ed una scelta dei suoni che non può non rimandare a Liverpool e dintorni; pregevole l’intervento dell’elettrica prima dell’epilogo (Jostein Smeby).

Con One si torna a fare riferimento all’hard rock di matrice porpora e Uriah Heep, tra pause sospensive ed improvvise accelerazioni; nella seconda fase del pezzo, per lo più strumentale, sono dapprima organo e chitarra sotto i riflettori, quindi viene il turno di un robusto segmento di basso e batteria (Eskil Nyhus), sino ad una conclusione corale e scoppiettante.

Difficilmente collocabile, particolare ma ammaliante, la breve The Turk and the Italian Restaurant corre via piacevole, segnata da synth, basso e batteria; un piccolo bozzetto strumentale estremamente efficace, con una patina vintage fusion.

God Requires Insanity, pezzo più corposo in programma, prosegue a mischiare le carte, sovrapponendo la forza rock dei DP, certa lontana e “malata” inesorabilità dei Sabbath, suoni avvolgenti e possenti delle keyboards che anticipano il robusto epilogo strumentale.

Un’ abbozzo di canzone di stampo psichedelico fine anni ’60 (TV 3 ) e giunge Flight of the Halibut, inizialmente dominata dal basso e poi da un massivo tappeto di tastiere, uno dei momenti più “prog” come spesso viene inteso. Buona la tensione del pezzo, interessanti gli stacchi tesi a ravvivarlo, l’attenzione nello svolgimento si sposta sul drumming che si fa molto più articolato. Buono strumentale.

Solo un minuto per Saint-Palais-sur-Mer, Pt. 2, un quadretto acustico dolce e malinconico molto gradevole che, purtroppo, ha il torto di rimanere li sospeso…

La title track chiude in modo sorprendente, da un punto di vista melodico probabilmente la traccia migliore; evidenti inizialmente i riferimenti a certe atmosfere soffuse e sognanti dei Pink Floyd, curato l’arrangiamento comprendente dei cori. Un breve intermezzo conduce poi ad un segmento strumentale ancora più torrido dal punto di vista del mood, guidato da piano elettrico e chitarra.

Fedeli a loro stessi i Arabs In Aspic si mantengono su di una rotta difficilmente identificabile, giocando ad amalgamare tra loro spunti di origine molto diversa. Victim of Your Father’s Agony di certo non verrà etichettato come capolavoro ma comunque prova ad uscire dai soliti confini, con coraggio e buone capacità. Come detto, una proposta stuzzicante per i più curiosi.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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