frontUna combinazione di musicisti ed elementi sonori assolutamente estemporanea da vita ad un interessante album di matrice post rock/crossover prog. Con il titolo I/(Time) viene pubblicato in questi giorni per Laser’s Edge il primo lavoro dei Vly, un inedito quintetto composto da personaggi noti nell’ambiente; ne fanno parte infatti Karl Demata (chitarre e synth) e Chris Heilmann (basso), ambedue già con i Crippled Black PhoenixMattias Olsson (batterista dei White Willow ed ex Änglagård), Keith Gladysz (voce) e la nostra Elisa Montaldo (Tempio delle Clessidre, tastiere e synth).

Inghilterra, Svezia, Stati Uniti, Italia…provenienze diverse, esperienze musicalmente differenti, mescolanza di intuizioni e spunti vengono sintetizzati in un lavoro che accende la curiosità.Siamo dunque piuttosto lontani dal perimetro originario di ciascun musicista, pur nell’estrazione anche lontana ognuno riesce a fornire il proprio apporto, contribuendo alla costruzione di un disco sicuramente particolare e fuori dai canoni più prevedibili. Questo, credo, in sintesi lo spirito che ha animato i cinque artisti nella nascita ed evoluzione di questo progetto che, se da un lato sfugge alle regole più rigide, si concretizza poi in sonorità molto attuali ed alternative.

Un vero e proprio “collettivo” nato quasi casualmente sulla spinta di Karl Demata, collaborando inizialmente a distanza grazie al supporto della tecnologia, per giungere alla fase di mastering curata da Bob Katz (Magenta, Aurora Project, Motorpsycho, Wobbler per citare solo alcuni lavori).

Ascoltando I/(Time) il dato più rilevante è come si sia risolto con esito felice questo mash up artistico apparentemente così complesso; si percepisce qualcosa di personale da ognuno dei protagonisti ma il risultato complessivo, d’insieme, è invece un qualcosa di profondamente compatto pur se magmatico, in continuo divenire. Dunque, niente aperture e crescendo sinfonici né tappeti di tastiere, nessuna lunga cavalcata space rock; Vly attraversano più generi reinterpretandoli a loro piacimento e riducendo all’ indispensabile i riferimenti. A ben vedere forse c’è un orientamento preponderante impresso dai due ex CBP, frutto anche della paternità del progetto, ma comunque non una riproposizione pedissequa del sound della band inglese.

Senza stare a scandagliare ogni singolo brano preferisco soffermarmi su alcune tracce che a mio parere rappresentano il manifesto ideale di quanto messo in campo dal quintetto. Time, prende abbrivio su di un’atmosfera sognante dove emerge qualche richiamo floydiano; buone sovrapposizioni vocali su di una trama molto evocativa, per una linea melodica dolce ed immediata. Il lavoro di ricamo della chitarra è breve quanto prezioso, pregnante l’epilogo in crescendo.

Headache vede il piano e arpeggi di chitarra a guidare, anticipando l’ingresso della voce ispirata di Keith Gladysz. Una breve ballad, intensa ed avvolgente, costellata di bei suoni, in grado poi di spiccare un salto nella seconda parte più movimentata grazie al drumming di Mattias Olsson. Sullo sfondo va rimarcato il lavoro costante e puntuale di Elisa Montaldo.

Altro episodio significativo, Hypnotic costruisce un paesaggio sonoro dapprima morbido, tenue; successivamente il brano prende corpo, molto lentamente, le sonorità si insinuano progressivamente da ogni parte mentre il pathos continua ad aumentare. Una struttura…ipnotica ma non per questo meno efficace.

Silver Beaches procede su di un andamento sinuoso, giocata inizialmente tra piano e chitarra acustica. La batteria anticipa di poche battute l’ingresso della voce, in un mood orientato decisamente verso passaggi post rock. Il brano acquista respiro e profondità con una melodia dolce ed accattivante.

Il pezzo più sostanzioso (più di otto minuti) è Perfect Place che svela qualche tentazione in stile Porcupine Tree. Un’ambientazione austera nella quale va sottolineato il lavoro preciso delle pelli, viene ravvivata da incisi della chitarra e del piano (ottima qui Elisa Montaldo sullo sfondo); la sezione finale, di marca psichedelica, regala un fitto fraseggio di organo prima di una outro crescente.

Altri momenti interessanti sono contenuti nella floydiana Circles (accompagnata da un video), nella grintosa Out Of The Maze, nel quadretto pianistico (Time Remembered), nella spiralica Message in Water.

Vly è un esperimento da seguire e sono curioso di vedere se potrà mostrare anche un risvolto live; nel frattempo suggerisco di dargli una chance, anche per potere apprezzare la nostra tastierista da una nuova angolazione sonora.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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