frontSono trascorsi esattamente dieci anni da quando Duncan Patterson ha lasciato gli Antimatter e ne sono passati tre da quella che ad oggi era l’ultima pubblicazione della band inglese, Fear Of A Unique Identity. Proprio da quel disco il quartetto riparte e prosegue il discorso intrapreso con il nuovo lavoro, The Judas Table.

Fin dalle prime uscite il gruppo guidato da Mick Moss è stato da più parti accostato aglii Anathema; gioco facile vista la presenza di Patterson ma le analogie in effetti non si esauriscono qui. Un certo tipo di percorso musicale e alcune svolte sonore profonde ed importanti, hanno contribuito ad alimentare questo parallelo non così campato in aria. E’ anche vero però che sussistono delle differenze e The Judas Table, a mio avviso, le rimarca a fondo.Se nel gruppo dei Cavanagh è preponderante una certa maestosità del sound, i crescendo inarrestabili e travolgenti dal punto di vista emotivo, il ruolo fondamentale che è andata assumendo nel tempo la voce di Lee Douglas sopratutto in alcuni passaggi molto pregnanti, nel caso dei Antimatter invece queste componenti sono più limitate a favore di un maggiore minimalismo, una sorta di ambient prog che ad oggi tra l’altro conserva ben pochi riverberi degli esordi gothic metal

Il sound è andato in una direzione più malinconica, cupa e per certi aspetti a sottolineare consistenti passaggi acustici e così, se in passato la “parentela” musicale tra le due band era percepibile, oggi lo sono altrettanto gli elementi di diversità, rimarcati qui con altrettanta fermezza.

Il suono degli Antimatter dunque si può forse continuare a definire “sperimentale” perché racchiude input dissimili tra loro e, aggiungo, non solo e necessariamente di stampo inglese; è altrettanto vero però che ormai è perfettamente identificabile, grazie anche al timbro tenebroso di Mick Moss.

L’ascolto prende il via con Black Eyed Man; un avvio morbido punteggiato da toni dark lascia posto ad una lenta e costante ascesa sino ad un break determinato da sonorità elettroniche. Di qui il drumming diviene più dinamico per una seconda fase molto più mossa, dove sono ospitati un paio di incisivi solo della chitarra di Kevin Dunn.

Avanzando random ecco ben tre brani di chiaro stampo acustico (o semi acustico), dotati di buona profondità. Little Piggy in cui Moss entra in un mood non distante da alcune atmosfere vocali di Eddie Vedder, supportato dal violino evocativo di Rachel Brewster e “raddoppiato” vocalmente da Kirayel.

Questa immersione negli abissi si concretizza ulteriormente con la seguente Hole, appoggiata su voce e chitarra acustica. A sostegno tabla drums ed i cori di Jenny O’Connor; un quadro di desolante tristezza.

L’epilogo breve, Goodbye, si posiziona sul medesimo livello compositivo, una ballad acustica di buona intensità.

Nel mezzo brani maggiormente compositi ed articolati come Killer dove è possibile apprezzare dei pastosi fraseggi basso-batteria e la chitarra solista di Glenn Bridge. Comrades, apparentemente un’altra ballata acustica destinata a trasformarsi in uno dei momenti più emozionanti del disco con la chitarra di Dave Hall sullo sfondo.

La solennità, le vibrazioni ed il crescendo rabbioso di Stillborn Empires, la potenza evocativa di Can of Worms (di nuovo alla ribalta Glenn Bridge), il pathos, e la qualità dei suoni di Integrity, la drammaticità della title track.

Una valutazione quindi complessivamente positiva per un album dove sono le atmosfere minimal (e non i preziosismi tecnici) a farla da padrone, in un continuo confronto tra luci ed ombre, tra chiarore e tenebra.

The Judas Table si colloca nella discografia Antimatter non solo come la prosecuzione del lavoro precedente ma, probabilmente, come l’affermazione definitiva di un preciso percorso.

Max

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...