frontCon i Agents Of Mercy fermi da qualche anno ed i lunghi tour vissuti come importante front man nella band di Steve Hackett, la carriera solista di Nad Sylvan si era persa nelle nebbie del tempo, l’ultimo squillo (Sylvanites) risaliva a ben 12 anni orsono.

Tra le pieghe di una data e l’altra degli estenuanti tour al soldo del chitarrista ex Genesis, il cantante di origini statunitensi ha cominciato a mettere insieme le idee per un nuovo progetto a suo nome che oggi vede la luce sotto le insegne InsideOut.

Courting The Widow trova raccolto attorno al biondo singer un cast di musicisti stellare, frutto per lo più di amicizie e/o collaborazioni maturate ormai da anni.Ecco dunque sfilare in parata i due compagni di avventura nei Agents Of Mercy (Roine Stolt e Jonas Reingold), lo stesso Steve Hackett in compagnia dell’intero gruppo (Gary O’TooleNick BeggsRoger King Rob Townsend). Inoltre, Doane Perry (un passato come batterista nei Jethro Tull), Nick D’Virgilio (attuale drummer dei Big Big Train) e la cantante svedese Jade Ell.

Il nuovo disco di Nad Sylvan risente dell’amore e di una frequentazione ravvicinata con il mondo Genesis, esprimendo dunque in buona parte un progressive di matrice sinfonica; sarebbe riduttivo però liquidarlo così semplicemente perché emergono invece pure piccoli coup de théâtre propri del bagaglio caratteriale e di esperienza del riccioluto cantante. Né va dimenticata la presenza fattiva dei due Agents Of Mercy- Flower Kings, capaci di lasciare un’impronta decisiva nel sound messo in campo.

La varietà e la qualità degli interpreti in questo caso corrisponde ad una assoluta garanzia di qualità, per un album molto compatto e di buon livello, senza particolari cadute o passaggi a vuoto, in grado anzi di accendere gli entusiasmi in più di un episodio.

In merito al gradimento del timbro di Sylvan…al solito si entra nel campo delle sensibilità di ognuno; tecnicamente credo non si possa discuterne il talento e le doti interpretative. In alcune occasioni più estreme magari può risultare “pericolosamente” al limite ma, nel complesso, la mia valutazione rimane positiva (in questo frangente in particolare riscontro un’attitudine più vicina a Phil Collins e, perché no, al vecchio Fish).

Il concept di matrice gotica, diviso in otto frazioni tra i quali una lunga suite, mantiene quasi sempre la giusta tensione nonostante una durata complessiva molto consistente, 70 minuti.

Carry Me Home inaugura questo viaggio in musica con piacevoli sentori genesiani, senza però eccedere; basso molto presente e dunque ritmo pregnante (Nick D’Virgilio alla batteria come nella successiva), tastiere che lavorano su ampi spazi lasciando modo di variare la melodia ad un Sylvan ispirato. Molto bello lo “strappo” della chitarra, inseguita dalle keys. prima di un epilogo arioso, sinfonico.

Il piano introduce dolcemente la title track che, gradualmente, acquista ritmo. Anche in questo caso i cori ed una tensione crescente provvedono a formare la spina dorsale del brano; il singer si lascia andare a molte variazioni, forte di una melodia solida e di una bella scelta dei suoni. Dentro questo brano c’è molto dei Genesis era-Collins ma pure la sanguigna interpretazione del cantante.

L’atmosfera cresce d’intensità con uno dei momenti migliori, Echoes Of Ekwabet. Dramma, tensione, solennità…tutto questo si sprigiona nota dopo nota, accordo dopo accordo, facendo rivivere un mondo e delle sonorità ormai lontane ma con un taglio moderno, più attuale. Un denso segmento strumentale da cui emerge il flauto di Rob Townsend si completa poi con un maestoso inciso dell chitarra; puntuale e preciso il lavoro alle pelli di Gary O’Toole.

Divisa in sette sezioni, To Turn The Other Side è una poderosa suite della durata di 22 minuti. Difficile oggi giorno proporre una misura così impegnativa ma Sylvan e compagni riescono nell’intento, senza scadere in inutili dilatazioni che divengono presupposto della noia. Sostanzioso e mutevole il songwriting e ottima qualità degli interpreti garantiscono così un ascolto stimolante sin dalle prime battute, in un lento e graduale crescendo.

Da un iniziale confortevole tappeto sonoro, è la batteria di Nick D’Virgilio a dare il via ad una sezione più movimentata ma al tempo stesso equilibrata; si alternano pause, fasi eteree, sino ad un primo gustoso break della chitarra. Il sound scorre ininterrotto tra sali-scendi, arrangiamenti curati, variazioni di ritmo e scenario; una lunga e dinamica cavalcata, priva forse di accenti magniloquenti ma che non potrà deludere i veri amanti del genere, dove è possibile tra l’altro apprezzare la commistione di suoni ed “intenzioni” attuali e vintage.

Un colpo ad effetto, come preannunciato, è rappresentato da Ship’s Cat, “ardito” passaggio in cui i protagonisti principali sono Nad Sylvan ed…il suo gatto Skrut ! Una pop-folk ballad imperniata su canto, piano e il suono di archi, oltre i cori di Jade Ell e le fusa del felino in sottofondo.

Avvio morbido per The Killing Of The Calm, una traccia che rimanda ad alcune atmosfere di tulliana memoria, tra dolci planate melodiche ed improvvise impennate ritmiche (Doane Perry alla batteria), in un bel contesto che definirei quasi prog folk.

Archi e orchestrazione aprono per un ritmo cadenzato, un paesaggio a tinte scure dove campeggia la voce del cantante, qui veramente vicina a Phil CollinsWhere The Martyr Carved His Name innesta poi un’altra marcia, spazio alla batteria dell’ex Jethro Tull ed al basso, mentre le tastiere disegnano continui fondali a supporto. Piacevole l’alternanza di stati d’animo che, tra l’altro, costringe Sylvan agli straordinari.

La possibile apoteosi giunge proprio al termine. Long Slow Crash Landing è uno di quei brani che vive di vita propria, indipendentemente dal resto dell’album; la parte solista di Steve Hackett è di quelle che assolutamente lasciano il segno, calata comunque in un contesto sonoro coinvolgente.

Considerando tutti i fattori e gli elementi messi in campo, sento di dire che Nad Sylvan ha fatto un buon lavoro. Dopo ripetuti (e piacevoli) ascolti posso dire che Courting The Widow è un Cd interessante, suonato davvero molto bene e nel quale il front man ha offerto delle prove convincenti, pure a livello di song writing.

Certo, con tutto quel ben di dio a disposizione forse avrebbe potuto anche azzardare qualcosa di più, di meno aderente ai modelli di riferimento e magari alternativo, le potenzialità ci sono tutte ma, a giochi fatti, forse si tratta solo di un mio cavillare.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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