frontGli Unified Past provano a..spostare gli equilibri del loro sound e lo fanno arruolando Phil Naro, già voce dei canadesi Druckfarben. Il timbro riconoscibile del cantante è andato infatti ad incidere profondamente nel tessuto sonoro della band americana, ora non più solo nell’orbita Rush ma anche in quella Yes a pieno titolo.

Shifting The Equilibrium, titolo del settimo e nuovo album, segue di due anni Spots e si immerge dunque ancor più tra le pieghe delle due band di riferimento. Se le precedenti uscite del gruppo capitanato da Stephen Speelman (chitarra e tastiere) e Victor Tassone (batteria) offrivano ampi squarci prog metal, questa volta la virata verso un possente ma più melodico heavy prog è sensibile.Il trio è così divenuto un quartetto, liberando tra l’altro il chitarrista da obblighi canori; con un vocalist di professione logicamente il sound se ne avvantaggia tanto che, pur senza gridare al miracolo, credo di poter dire che Shifting The Equilibrium rappresenti il punto sin qui più alto per la band di Syracuse.

A questo proposito va menzionato pure il bellissimo booklet opera di Ed Unitsky, anche l’occhio vuole la sua parte !

Decisamente ridotto il numero di brani in scaletta, soltanto sei a ulteriore dimostrazione che la tipologia di songwriting è cambiata: i brani si dilatano e si creano costruzioni più complesse rispetto al passato.

Erasure Principle è il biglietto da visita del disco, dove si rincorrono consueti riferimenti al Rush-sound, tensioni tipicamente prog ed un inevitabile aggancio agli Yes fornito da alcune impennate vocali di Phil Naro. La struttura del brano è su più livelli, più temi si intrecciano dando modo di apprezzare così pure il basso profondo di Dave Mickelson; ampi spazi per la chitarra solista.

Il synth ad aprire Smile (In the Face of Adversity) e poi il ritmo cresce implacabile, tastiere e chitarra svariano in successione con buon margine di manovra mentre la melodia pilotata dal singer non sempre risulta all’altezza della intricata e un poco arruffata struttura, mancando di incisività.

Etched in Stone riporta in alto le sorti dell’ascolto. Sin dall’inizio l’atmosfera diviene molto più larga, sinfonica, in bilico tra la voce del cantante e possenti inserti delle keyboards. Dopo un intermezzo strumentale segue una fase in cui torna il basso sotto i riflettori, quindi è il turno della chitarra e nuovamente le tastiere; un break e l’arrivo della sezione conclusiva, molto vicina a “certo” sentore prog d’annata.

Avvio aggressivo per Peace Remains In This World, stemperato dall’incipit del cantante. Questo è il passaggio che forse più lega il passato prog metal della band con l’attuale proposta. Ritmica (e sopratutto il basso) in evidenza, alcune sonorità dissonanti delle keys, i consueti strappi della chitarra ed un passo sostenuto sino al termine.

Partenza spumeggiante per Deviation From A Theme (Of Harmonic Origin) dove torna a farsi sentire, prepotente, la commistione tra i due versanti prog al centro del suono del quartetto. Un ottimo strumentale, elettrico e robusto nel quale, in omaggio alla vecchia scuola, trovano spazio efficaci digressioni soliste.

Piacevoli armonie vocali in Anderson style aprono per Today Is The Day, pezzo conclusivo del disco. Phil Naro qui sugli scudi, un crescendo inarrestabile guidato dalle tastiere per un brano che riporta molto indietro nel tempo, tra parti melodiche e sinfoniche. Un denso segmento strumentale conduce quindi alla chiusura, epica.

Unified Past dunque aggiustano il tiro, calibrandolo meglio e mettendo a segno il loro colpo migliore con Shifting The Equilibrium, un lavoro certo non particolarmente originale o innovativo ma che evidenzia una buona cifra tecnica e la capacità di mettere in campo composizioni articolate ed interessanti in modo più organico.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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