Vanden Plas Chronicles Of The Immortals – Netherworld II 2015

Pubblicato: novembre 2, 2015 in Recensioni Uscite 2015
Tag:, , , , , , , , , , ,

frontCome preannunciato viene pubblicata per Frontiers Records la seconda ed ultima parte di Chronicles Of The Immortals – Netherworld (ottava uscita per i tedeschi Vanden Plas), a poco meno di due anni dal primo capitolo.

Proprio da li, in questo frangente, è d’obbligo ripartire per riassumere la narrazione della storia e quella che all’epoca ne era stata la valutazione, pur se in prospettiva del sequel. Chi volesse rinfrescarsi la memoria può trovare la recensione qua: (https://agesofrock.wordpress.com/2014/02/23/vanden-plas-chronicles-of-the-immortals-netherworld-2014/).La prima parte di Chronicles mi aveva ben impressionato, conteneva anzi qualche passaggio entusiasmante, tanto che avevo indicato il disco come tra i più convincenti dello scorso anno nella sua categoria. Impossibile dunque, lo ribadisco, non riannodare i fili e di li proseguire proprio perché il legame è strettamente dichiarato, questa seconda parte non è una mera appendice ma il vero e proprio completamento.

Non sempre, da un punto di vista discografico, è semplice scegliere se puntare ad un’unica pubblicazione, doppia; la band guidata da Andy Kuntz e la label hanno optato per una divisione, spalmando l’intera opera su un maggiore arco di tempo e questo in prospettiva può avere un senso, andando a creare quindi una maggiore attesa.

La pausa di sospensione ora è conclusa e dopo ripetuti ascolti, a bocce ferme, mi pongo istintivamente qualche interrogativo. Se il link tra le due pubblicazioni era certo, avevo molta curiosità di ascoltarne la prosecuzione e, magari, l’evoluzione; proprio qui sta il punto perché se da un lato il concept giunge al suo compimento, da un altro (musicalmente) in tutta franchezza attendevo qualcosa di più, o meglio, di diverso.

Le nove vision che compongono il nuovo disco vivono infatti (a mio parere) di promesse non mantenute, di momenti che seppure intensi raramente spiccano definitivamente il volo ma, sopratutto, mostrano un songwriting troppo rigidamente incanalato, rischiando in alcuni frangenti di sovrapporsi una all’altra anche a causa di una certa ridondanza degli arrangiamenti.

Visto da vicino:

un Andy Kuntz impeccabile sin dall’inizio guida la band tra i meandri melodici di In My Universe, sparando nell’epilogo le migliori cartucce, utili tra l’altro come ponte con l’episodio precedente.

Godmaker’s Temptation evidenzia un bilanciamento migliore della struttura, le parti sono meglio calibrate e le consuete impennate corali di singer e gruppo funzionano egregiamente.

Passo serrato, aggressività e tensione per Stone Roses Edge dove si fanno sentire prepotentemente i riff di Stephan Lill. Passaggio molto tirato, interrotto da brevi break acustici; il ritmo impresso nella seconda parte da Andreas Lill è micidiale.

Suddivisa in tre movimenti, Blood of Eden è lo snodo principale dell’album; una prima fase malinconica e romantica, sfuma in un epico crescendo per lasciare posto ad un segmento sinfonico e più tirato. Quindi l’ultima parte, rapsodica, in cui Kuntz ispirato canta in tedesco, inglese ed..italiano.

Fin qui è raccolto il meglio.

Monster comincia a restituire quella sensazione di “deja vu” della quale raccontavo sopra; una linea melodica fragile, stretta tra un’orchestrazione debordante ed un chorus prevedibile, stenta a colpire l’immaginario regalando invece qualche accenno di stanchezza.

Atmosfera inizialmente rilassata per Diabolica Comedia, pezzo che cresce strada facendo trovando una buona quadratura ed un energico sprint finale della chitarra.

Un arpeggio della chitarra riverberato dal piano introduce Where Have the Children Gone, una ballata che come d’uso mette al centro la possente voce del cantante. La parte conclusiva alza a dismisura il livello di watt per arrivare poi ad una chiusa in linea con l’avvio.

Si scatenano i Vanden Plas con The Last Fight; le armi a cui fa ricorso la band sono quelle consolidate e cioè grande impatto, un’aura maestosa, dei crescendo inarrestabili e travolgenti. A lungo andare però l’arsenale a disposizione necessita di un poco di aggiornamento.

La saga si chiude sulle note di Circle of the Devil, un epilogo solenne e magniloquente, segnato principalmente da un coro suggestivo; molto bello poi l’ingresso di Andy Kuntz, la musica si fa assolutamente cinematic e, come una scheggia impazzita, parte un solo di chitarra che prelude al termine.

Dunque, mi rendo conto che non sia facile comprendere ciò che intendo dire ma ci provo: a mio parere la questione sta nel tipo di lettura che si sceglie per valutare il disco. Se fosse possibile considerarlo a sé stante, come una qualsiasi altra pubblicazione della band di Kaiserslautern, potrei dirne bene pur tra qualche (evitabile) replica.

In realtà questo è il “secondo tempo” di un film e, pur mantenendo una buona cifra qualitativa, ben poco aggiunge al predecessore; continua a muoversi grosso modo sulla stessa traiettoria, scontando a tratti una certa ripetitività, la limitata quantità di brani che lasciano un segno indelebile e dilungandosi in eccesso (65 minuti).

Utilizzando i primi 4 pezzi di questo lavoro (si tratta di una mezz’ora di musica) ed unendoli al primo intero Cd ne sarebbe uscito fuori un lavoro da applausi.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...