Teramaze Her Halo 2015

Pubblicato: novembre 16, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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frontL’Australia è terra sempre più prodiga di nuove band, alcune dotate pure di buona personalità. Nel solco di quello che sta ormai diventando un movimento si inseriscono i Teramaze, gruppo proveniente da Melbourne con un’attività divisa in due fasi ben distinte: la prima, collocata nella seconda metà degli anni ’90 e rimasta essenzialmente tra i patri confini dove esibivano partiture thrash e potenti.

Una seconda, cominciata tre anni fa, in cui il sound del gruppo ha cominciato a farsi conoscere anche all’estero, che punta invece su un prog metal corposo ed epico-melodico al tempo stesso.

Her Halo è il titolo della nuova fatica del combo “aussie“(quinta uscita), utile a tentare di conquistare visibilità pure in Europa.Come sempre o quasi in questi casi i riferimenti al passato di genere non mancano (Dream Theater su tutti) ma va detto che i quattro musicisti offrono un discreto spaccato delle loro potenzialità e delle loro intenzioni, spesso guidate da una certa dose di gusto. C’è poi una marcata differenza di rendimento tra i brani più dilatati e quelli di durata media nei quali l’aspetto melodico diviene quasi preponderante: qui sta all’inclinazione di ognuno esprimere una preferenza perché effettivamente, se Her Halo mostra un limite è proprio questa discrepanza tra un tipo di pezzo ed un altro.

Dean Wells (chitarre), Dean Kennedy (batteria), Nathan Peachey (voce) e Luis Eguren (basso) sono dunque tornati in azione dopo il promettente episodio dello scorso anno (Esoteric Symbolism), rinforzati da tre turnisti aggiuntivi (due chitarristi ed un tastierista).

L’album, otto tracce per poco meno di un’ora, ha il pregio di scorrere senza intoppi, piacevolmente; magari, come accennavo sopra, pecca in qualche frangente di mancanza di originalità ma l’evidente predilezione del gruppo per l’aspetto melodico spesso porta con sé questo tipo di rischio.

Si sommano così tracce dall’indole profondamente diversa (e questo non è un male), dalle quali sembrano però emergere quasi due band differenti, a secondo delle situazioni proposte. Quindi, passaggi affidati a costruzioni articolate e molto serrate, in pieno stile prog metal, come l’introduttiva An Ordinary Dream (Enla Momento) capace di coniugare cambi di ritmo, riff appuntiti e refrain melodici, concedendo spazio a torridi solo di chitarra, tra un mutevole susseguirsi di paesaggi sonori fino alla chiusa del piano.

To Love, A Tyrant, battente e martellante sin dalle prime battute, sprigiona energia e potenza da ogni nota, ogni accordo. Chitarre instancabili, un buon lavoro delle keyboards ed una ritmica mai doma. Uno degli episodi migliori del disco.

La conclusiva e coinvolgente Delusions of Grandeur, anch’essa giocata sulla lunga distanza ed in grado di mostrare il lato più effervescente dei quattro da un punto di vista compositivo. La seconda parte della traccia evidenzia un lungo e tirato segmento strumentale, guidato efficacemente dalla chitarra dell’incontenibile Dean Wells.

Nel mezzo, al centro di questi confini, ci sono cinque brani dove invece è la tensione melodica a fare da battistrada; la title track è quasi in odore Threshold, un largo crescendo che porta ad un esplosivo refrain, sicuramente d’impatto ma fin troppo ancorata ai riferimenti.

La venatura malinconica che pervade Out Of Subconscious, contrastata dall’incalzare del ritmo, si va stemperando poi verso un esito prevedibile sino ad un provvidenziale cambio di tempo, utile a risollevarne le sorti.

For the Innocent si regge su di un’impalcatura non particolarmente stabile, i suoni sono di qualità ma la vicenda sonora non è particolarmente avvincente.

Drumming incalzante, gran ritmo e tinte scure per Trapeze, un pezzo rutilante in stile Liquid Tension. Un solo dell’elettrica apre ad un break di grande atmosfera prima di un finale scoppiettante. Ottimo passaggio strumentale.

Per finire l’episodio in cui l’aspetto melodico recita assolutamente da protagonista, Broken. Un avvio morbido prepara l’ingresso a delle strofe estremamente dolci, forse anche all’eccesso, scivolando quasi verso l’ A.O.R con un epilogo davvero sing along, trascinante.

Un disco particolare Her Halo, mi verrebbe da dire strano per come è congegnato perché mostra ed alterna due aspetti piuttosto diversi dei Teramaze; detto delle piacevoli sonorità e di un funambolico chitarrista, devo però sottolineare come queste due anime fatichino a mio avviso ad amalgamarsi, lasciando quindi qualche perplessità. Una prova senza dubbio sufficiente ma con luci ed ombre.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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