Bruce Soord Bruce Soord 2015

Pubblicato: novembre 27, 2015 in Recensioni Uscite 2015
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KSCOPE341 DA1X22XX.inddQuando viene pubblicato l’album solista di un band leader la curiosità principale è quella di verificare se il nucleo dell’inedito è rivolto verso una direzione più o meno alternativa, oppure se fatica a distaccarsi dalle proprie radici. Non fa eccezione dunque l’uscita del disco (eponimo) di Bruce Soord, voce e mente compositiva dei Pineapple Thief che viene pubblicato ovviamente per Kscope.

Il solo Darran Charles, chitarrista e mente dei Godsticks, è presente a supporto, restituendo in questo modo la cortesia usata da BS in occasione della recente uscita del trio inglese. Nessun sodale della band quindi ha partecipato a questo che è il suo vero debutto solista, non considerando tale dunque la collaborazione del 2013 con Jonas Renske (Wisdom of Crowds).Sin dal primo ascolto, dalle prime battute devo dire che sono rimasto in parte sorpreso: se è logico ed inevitabile che siano presenti dei richiami al sound del gruppo di cui è l’artefice principale, è altrettanto vero che colgo in buona parte uno sguardo rivolto altrove. L’album è piuttosto breve, una quarantina di minuti scarsi, una durata che personalmente ritengo molto calibrata a scongiurare un eventuale senso di pesantezza; il crossover prog cui siamo abituati qui viene mutuato da una decisa deriva post rock, andando poi a traguardare alcuni passaggi in stile Steven Wilson ed altri di matrice Radiohead.

Mi si potrà obiettare che..fin qui niente di nuovo; in realtà la novità sta proprio nel non passare attraverso il “filtro” Pineapple Thief, con un approccio più minimale e diretto verso quelli che sono da tempo gli evidenti ispiratori del sound del musicista. Avverto una sensazione di maggiore leggerezza, di facilità, sicuramente di superiore spontaneità rispetto ai lavori con la band e, se da un lato non vi sono contenute gemme di inestimabile originalità, da un altro l’immediatezza che lo guida si conferma molto piacevole.

Visti da vicino, i dieci brani che compongono il disco si segnalano innanzitutto per il loro formato medio breve, quello tipico della canzone; costruzioni sonore interessanti dunque, talvolta raffinate ma mai particolarmente articolate o cervellotiche.

Si passa attraverso atmosfere post rock, raccolte, solitarie e minimali (Black Smoke), sensibili richiami all’orbita wilsoniana (Buried Here), passaggi ritmati e con una tensione crescente (The Odds), malinconiche ballate con fiati in sottofondo (A Thousand Daggers) dal sapore molto british.

Inizialmente di nuovo echi di SW per un episodio profondo (Willow Tree), un primo sguardo verso il mondo dolente ed immaginifico di Thom Yorke (Born In Delusion), un quadretto romantico diviso in due piccole ma intense frazioni (Field Day), una linea melodica eterea circondata da sonorità quasi trascendenti (Familiar Patterns), un epilogo carico di emotività (Leaves Leave Me).

Devo ammettere che sono rimasto positivamente sorpreso da questa uscita di Bruce Soord che, al contrario, mi aveva convinto meno con le ultime pubblicazioni targate Pineapple Thief, la più recente in particolare. Avverto come detto una maggiore genuinità, può essere che avere realizzato il progetto interamente da solo abbia in qualche modo “scaricato” di ulteriori responsabilità il musicista, consentendogli sintesi e sostanza.

Max

 

 

 

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