frontMesso alle spalle un lungo e tortuoso periodo gli scozzesi Comedy Of Errors sono riusciti a riprendere una marcia stabile e si ripropongono con un concept intitolato Spirit. Se il penultimo album pubblicato poco meno di tre anni fa (Fanfare & Fantasy) era stato salutato con notevole soddisfazione, dico subito che forse non altrettanta enfasi può accompagnare questo nuovo e ultimo lavoro. La tessitura sonora rimane di qualità, il consueto mastodontico lavoro delle tastiere di Jim Johnston resta al centro del progetto così come l’infaticabile e raffinata presenza al microfono di Joe Cairney, lo svolgimento musicale è ben sviluppato, i suoni a tratti gradevolissimi..ed allora, qualcuno si chiederà, che cosa manca ? Trattandosi di neo prog…manca il colpo d’ala, quello scatto che ti fa balzare sulla sedia, quella percezione di tentare qualche soluzione diversa per non rimanere prigionieri di cliché divenuti eterni.

La band di Glasgow in questo caso ha deciso di cimentarsi in una lunghissima suite (45 minuti) opportunamente frazionata in dieci tracce, oltre un ulteriore brano che funge da epilogo; il punto nodale del racconto ruota intorno al dolore ed ai tormenti dell’esistenza, segnata talvolta da perdite irreparabili. Di qui anche il rapporto con Dio e la fede di fronte a queste tragedie. Non a caso infatti l’intero disco è ammantato di un’aura epica e solenne, sinfonica, oserei dire quasi trascendente, che si esprime più compiutamente e con grande impatto nella parte centrale e conclusiva. La sezione introduttiva invece, a mio avviso, stenta un pò di più. Tutto ciò fa si che siano percepibili qua e la anche richiami al mondo della musica classica, oltre naturalmente a quelli che restano i soliti noti capisaldi del genere.

Un buon avvio (My Grief Lies All Within) grazie ad un’introduzione sprintosa, segmenti di basso (John Fitzgerald) molto marcati ed il registro, qui altissimo, del cantante. Un breve e ritmato interludio in cui è protagonista l’organo (Infinite Wisdom?) ed ecco Spirit Shines / Spirit, un passaggio in cui comincia a proporsi quel senso di..spiritualità che finirà per pervadere il disco; qui Joe Cairney regala un’interpretazione che ricorda qualcosa di Jon Anderson. Spunto melodico in un efficace crescendo, corroborato dalla solita opera delle keyboards.

Un episodio maggiormente dinamico e spigoloso ma non perfettamente centrato (Can This Be Happening?) anticipa In Darkness Let Me Dwell e qui il lavoro comincia ad acquisire maggiore consistenza. Una fase sospesa, quasi thrilling, spezzata da un robusto inserto di chitarra (Mark Spalding) e tastiere.

Un senso di disperazione ed un coro angelico guidano I Call And Cry To Thee che vira poi verso una deriva più mossa, una buona preparazione ai due momenti più alti del disco.  Set Your Spirit Free / Goodbye My Love Until We Meet Again traccia uno scenario di profonda tristezza ed abbandono, tra suoni eterei e voci sognanti. Questo tasso emozionale si propaga nella successiva Ascension / Et Resurrextit / Auferstehen / Arise In Love Sublime, Arise / Spirit, la vetta dell’intero album (mostruoso l’arrangiamento delle tastiere).

Un buon segmento strumentale apre Into The Light; cambi di tempo, melodia dettata dalle keys, un pezzo molto aderente al genere da cui emerge di nuovo il buon timbro del singer.  Above The Hills chiude la suite piacevolmente ma senza particolari sussulti mentre  This Is How It Has To Be, effettivo epilogo dell’album, regala un messaggio di speranza a fronte di tanta sventura; una ballad strumentale utile al completamento della narrazione, non così rilevante dal punto di vista musicale.

Sempre più spesso negli ultimi tempi mi trovo in una situazione quasi di imbarazzo nel commentare le più recenti proposte neo prog perché, come di consueto, si propongono due chiavi di lettura. Per tutti coloro che sono fautori di stilemi irrimediabilmente definiti e amano trovare in un disco esattamente ciò che si aspettano, Spirit sarà un ascolto appagante e non deluderà in alcun modo le aspettative.

Per chi invece, pur amando il genere, ritiene che dopo decenni ci sia la necessità di qualche variante per rivitalizzarlo, il disco risulterà senza dubbio piacevole ma un pò prevedibile, privo di nuove intuizioni. D’altra parte mi sento di puntualizzare che questo non è tanto un rilievo ai bravi Comedy Of Errors ma al “movimento” in generale, da tempo cristallizzato.

Max

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