frontUna giovane e rampante band proveniente da Kristiansand, sud della Norvegia, presenta un opera prima davvero interessante, a cavallo tra un prog metal di matrice melodica ma temperato dalla algida malinconia tipica delle formazioni scandinave e brevi incursioni in territorio djent, improvvise come fulmini.

Sto parlando dei Rendezvous Point il cui album Solar Storm (pubblicato dall’attenta label Karisma Records) si pone come uno dei più interessanti fra le nuove proposte di questo anno; spicca tra i cinque componenti il nome di Baard Kolstad, funambolico ed instancabile batterista dei Leprous il cui possente apporto non manca di influenzare in qualche modo l’orientamento del quintetto.

E’ davvero una tempesta tumultuosa l’ascolto di questo disco, tutto sommato breve ma di un’intensità sicuramente anomala per una band al debutto. Leprous come accennavo ma anche TesseracT e, in misura ridotta, BTBAM sono i modelli di riferimento, alternati e miscelati per un cocktail davvero stuzzicante.

La formazione prevede, oltre al citato KolstadGunn-Hilde Erstad (basso), Petter Hallaråker (chitarra), Nicolay Tangen Svennæs (tastiere) e Geirmund Hansen (voce). Quest ultimo è a tutti gli effetti un fattore nell’economia della band, il suo timbro infatti lascia un pò spiazzati nel senso che si adatta perfettamente in alcuni contesti mentre lascia perplessi, con una percezione di “distanza” in altri.

A ben vedere si tratta dell’unica nota (parzialmente) negativa che emerge ascoltando Solar Storm che come detto, complessivamente invece si rivela un lavoro promettente e di sicuro interesse. Più di molte parole basta accostarsi all’incipit di Through The Solar Storm, pezzo introduttivo del disco, per capire immediatamente su quali coordinate siamo orientati. Una profondità inesorabile nei suoni, un’atmosfera ineluttabile ed incombente creata con sapienza dalla band; credo che dopo poche note si possa essere in grado di indovinarne la provenienza geografica.

Un lato melodico-malinconico e solenne permea Wasteland, probabilmente la traccia più diretta e malleabile del lotto. Il lavoro immane delle tastiere da una parte e della ritmica dall’altra caratterizza l’intero andamento del brano, mentre il cantante si trova spesso a misurarsi con altezze di registro (Einar Solberg, Dan Tompkins) dove talvolta fatica ad esplodere. Detto questo la song è assolutamente coinvolgente.

Si prosegue con fendenti “a la Leprous come per Para, carica di tensione tra pesanti riff di chitarra e un drumming martellante. Scenari convulsi e tormentati vengono dipinti poi da The Hunger, passaggio oscuro ed intricato dal ritmo molto serrato e convulso.

Mirrors, il pezzo più lungo, è uno tra i più intensi ed emozionanti grazie ad un pregevole lavoro iniziale della chitarra. Gran ritmo ed una linea melodica efficace, diretta ma non banale, interpretata qui al meglio da Geirmund Hansen, sino ad un epilogo tiratissimo.

The Conclusion, divisa in due parti, chiude il cerchio; il primo segmento si apre sulle note del piano, seguite dall’incedere incalzante della batteria, veri e propri colpi di maglio. Il secondo nasce morbidamente sulle corde di un violino, piano e voce; progressivamente il ritmo tende a salire, accompagnando un importante lavoro di chitarra e tastiere. Uno stop e giunge il finale strumentale, epico e tenebroso.

Sottolineati gli evidenti richiami in merito alle atmosfere, resta da dire che Solar Storm si pone come un debutto notevole. Il futuro dirà quali saranno le prerogative di personalità che la band norvegese saprà esprimere ma è certo che per i Rendezvous Point si tratta di una ottima partenza !

Max

 

 

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