The Mute Gods – Do Nothing Till You Hear From Me 2016

Pubblicato: gennaio 23, 2016 in Recensioni Uscite 2016
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frontThe Mute Gods è il nuovo progetto, la nuova idea che fa capo a Nick Beggs, ottimo bassista del gruppo di Steven Wilson e pure di Steve Hackett. La militanza nelle due band ha permesso al biondo musicista inglese di reclutare naturalmente due compagni di viaggio e cioè Marco Minnemann (batteria e chitarra) e Roger King, da molto tempo tastierista nel gruppo dell’ex Genesis.

Grazie all’intesa umana e musicale cementata negli anni, per la prima volta Nick Beggs ha inteso “esporsi” in prima persona, portando all’attenzione la sua musica e le sue tematiche affrontate con testi piuttosto diretti. Per chi segue da vicino infatti non è un mistero che il cinquantaquattrenne bassista spesso esterni la propria opinione sui social e nelle interviste in merito alle principali questioni che segnano il nostro tempo.

Proprio queste infatti fanno da filo conduttore per Do Nothing Till You Hear From Me, album in uscita per Inside Out, composto da undici brani (di cui due bonus track) che registrano anche le apparizioni di Adam Holzman, Nick D’Virgilio, Gary O’Toole, Rob Reed e Lula Beggs, giovane cantante pop figlia di Nick.

Le guerre in nome della religione, gli attentati, i bombardamenti, la facilità con cui si propaga la disinformazione, un’opinione pubblica piuttosto assopita e raramente in grado di fare sentire la propria voce: questi alcuni dei temi affrontati nei testi.

Dal punto di vista del sound, in linea generale, non ci sono poi troppe similitudini con le due band usuali di Beggs e certo appena percepibili sul versante Hackett; la scelta effettuata, giustamente a mio avviso, è stata quella di indirizzarsi verso la personalità, potendo così evidenziare aspetti peculiari del bassista in un contesto finalmente a lui interamente riservato (oltre al basso e al Chapman Stick, si disimpegna alla chitarra, tastiere e come voce solista).

Minnemann Roger King assecondano questo disegno mettendo a disposizione il proprio talento e la propria esperienza; ne viene fuori un lavoro molto sui generis, non facilmente inquadrabile ma dove comunque il buon Nick recupera in parte la sua antica vena pop rock, frammista a spaccati più vicini ad un ambito new prog. Una sorta di pastiche prog pop frazionato in episodi abbastanza diversi uno dall’altro, dove devo dire che a fronte di uno standard mediamente buono manca forse qualche zampata in grado di lasciare il segno.

Procedendo in un ascolto random, in ordine sparso, comincio col segnalare due bonus track poste rispettivamente a metà e giusto prima della conclusione del CD. La prima, Last Man On Earth, risulta uno degli episodi di minor spessore con una melodia piuttosto piatta, la seconda per contro è uno dei passaggi più ritmati della scaletta (Mavro Capelo).

In chiave più disimpegnata e leggera, più vicina ad un sentire pop, meritano di essere menzionate Nightschool For Idiots, ballad intrisa di una atmosfera a la Eagles e la conclusiva Father Daughter, cantata in duo con la figlia Lula.

Nel comparto dei brani più articolati, più elaborati, voglio ricordare il buon approccio ed il tiro della title track che vede Beggs distinguersi vocalmente e su più fronti strumentali. L’andamento nervoso e spigoloso di Feed The Troll e quello parossistico della seguente Your Dark Ideas. 

L’atmosfera soffusa e ovattata creata da Strange Relationship coincide con l’ unico passaggio in cui sono realmente rintracciabili delle connotazioni genesisiane, grazie anche al lavoro di Roger King alle tastiere.

La qualità dei singoli musicisti non si discute, così come il lavoro d’insieme che risulta alla fine ben amalgamato; come ho detto però i contenuti musicali, seppur di buona levatura, raramente riescono a compiere il balzo decisivo. Probabilmente Do Nothing Till You Hear From Me soffre di una composizione compressa tra mille impegni.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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