front20 anni di onorata carriera da festeggiare con il decimo album. Cifre tonde quest’anno per i Borknagar che presentano Winter Thrice, nuova fatica pubblicata per Century Media.

La strada accennata con Universal e poi imboccata con determinazione con Urd trova una definitiva sintesi in questo disco, un composito manifesto melodic death metal lontano ormai dal black/viking metal degli esordi e a tratti disconnesso dalle venature progressive/folk metal più usuali nel prosieguo.

Particolare l’attenzione dedicata alle melodie e del resto viene facile quando si dispone di una tale batteria di voci, in questo caso tre…più una.Sì, perché va segnalato come in questo album Kristoffer “Garm”Rygg sia tornato a collaborare con i Borknagar dai quali mancava dai tempi di The Olden Domain; una presenza episodica e contenuta quella del leader degli Ulver ma non per questo poco significativa.

D’altro canto va anche evidenziato l’ingresso alla batteria del giovane ed incontenibile Baard Kolstad (Leprous, Rendezvous Point) in luogo di David Kinkade, il quale per motivi personali ha abbandonato la scena musicale.

In questo modo il sound del gruppo di Bergen si mantiene d’impatto e potente e, potendo contare su più voci (growl e clean) e timbri diversi, spazia ora con facilità verso ambientazioni più melodiche arrivando, a mia personale impressione, a lambire in alcuni casi certe atmosfere dei primi Amorphis. Al tempo stesso però Vortex e compagni sono ancora in grado di infilare segmenti più scuri e pesanti, pur se “filtrati” e diluiti rispetto ad un tempo.

Brani come l’opener The Rhymes Of The Mountain rivelano epicità e una ricerca diversa rispetto ad un tempo; Vortex, Vintersorg Lars Nedland infatti si spartiscono strofe e sezioni di un pezzo articolato, mosso dalla cassa martellante di Kolstad, con spazio ad intermezzi delle chitarre e che in definitiva non perde mai di vista la melodia.

E’ proprio con la seguente title track, anticipata da una clip, che Garm fa il suo ritorno pur se di passaggio. Sono momenti topici dove ritrovare echi del tempo che fu, pur se offerti in una soluzione attuale e rivista; il growl di ICS a contrastare un vero e proprio tappeto di voci pulite, per un pezzo sufficientemente grintoso.

Cold Runs The River unisce impeto e solennità; drummer alla ribalta con una prestazione importante ed un impasto vocale eccellente ne fanno uno dei passaggi più intensi. Poi, un quadro invernale in movimento, come una ripresa dall’alto (Panorama) dove è Lazare a recitare la parte di voce solista.

Il brano che più mi ha colpito per profondità ed intreccio melodico è sicuramente When Chaos Calls: sette minuti di immersione profonda e totale nel Borknagar sound, un momento totalizzante e fortemente emotivo.

Un trittico di brani estremamente solidi completa l’opera: Erodent, carico di tensione e perennemente in bilico tra maestosità e brutalità; Noctilucent che tratteggia con un testo brevissimo un gelido affresco notturno; Terminus, una possente mazzata conclusiva che riserva comunque squarci melodici.

Complessivamente un buon lavoro, Winter Thrice a mia sensazione potrà dividere il giudizio degli appassionati tra coloro che sono tuttora legati alla prima fase della band e quelli invece che ne hanno apprezzato maggiormente l’evoluzione. Da un punto di vista vocale e dell’intensità compositiva i Borknagar si confermano in un ottimo stato di forma, il sound oggi è mutato.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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