frontReduce dall’eccellente Northlands (2014) in tandem con Brendan Eyre (Riversea, Nine Stones Close), Tony Patterson prosegue il suo cammino solista, in parallelo a quello con i ReGenesis, con il quinto lavoro intitolato Equations of Meaning pubblicato da Esoteric Antenna.

Un cast di tutto rispetto che vede impegnati, tra gli altri, lo stesso Brendan Eyre, Nick Magnus, il fiatista Fred Arlington ed Adrian Jones, chitarrista dei Nine Stones Close, coadiuva Patterson, qui in veste di poli strumentista oltre che ovviamente di voce, per realizzare un album intriso di atmosfere eteree e sognanti, contrassegnato da morbide sonorità.

Il mood guida si divide e si compenetra in due filoni principali: da un lato le ambientazioni più vicine al “comparto” Genesis ed a Steve Hackett in particolare, da un altro alcuni soundscapes melodici ed evocativi, tipici dell’orbita di Steven Wilson. Ma non solo…

Una fusione totalmente british dunque tra neo new prog, resa con gusto e talento, forte di una ricerca adeguata dove nulla è lasciato al caso ma dove, al tempo stesso, è possibile rendere ancora viva una materia oramai classica ricorrendo essenzialmente ad una buona dose di personalità. Dai solchi di Equations of Meaning emergono così dei richiami al disco pubblicato due anni or sono con Brendan Eyre, peraltro qui presente in modo marginale ma non mancano spunti di matrice diversa, elettronica ad esempio, suggestioni del cantante di Newcastle.

Ad ogni modo, comunque la si osservi, la melodia è stabilmente al centro del progetto, corredata sempre da arrangiamenti di ottimo livello e differente tipologia, mai troppo ridondanti ma in grado invece di regalare la pennellata, il tocco, al momento opportuno.

Tenui colori e sonorità romantiche tipiche del mondo Genesis fanno da cornice a Ghosts, brano inaugurale che raccoglie echi di chitarra, flauto e mellotron come nella migliore tradizione, uno strumentale di buon spessore carico di un pathos pastorale e solenne al tempo stesso.

Agganciata a doppio filo, rotola lenta The Magdalene Fields dove pare ancora di vivere in un tempo lontano, andato per sempre; i suoni programmati da Nick Magnus, la voce del cantante, il ritmo che gradualmente prende a salire su di un arpeggio ostinato della sei corde e, da ultimo, il sax di Fred Arlington compongono una fitta e malinconica tela genesisiana.

Each Day a Colour si apre con un imponente intarsio di Nick Magnus che prepara alla perfezione il terreno all’ingresso della voce di Patterson. Vira il mood che punta adesso verso atmosfere più vicine allo Steven Wilson più melodico, con un ritmo continuo e rotondo; lo stesso Magnus offre un brillante e coinvolgente inciso di chitarra.

Un’ ultima breve toccata rievocativa, Cast Away rimanda chiaramente a molti lavori di Steve Hackett, nella costruzione del brano, della melodia e dell’arrangiamento; un piccolo ma intenso bozzetto intriso di un profondo senso di pace, molto evocativo.

Divisa in tre parti, The Angel And The Dreamer è la traccia più lunga e, se vogliamo, complessa. Il primo segmento (Vision), sospeso e solenne, vede la partecipazione vocale di Siobhan Magnus tesa ad enfatizzare il momento; la fase centrale (Journey) si segnala per un’accelerazione e numerose variazioni del ritmo, un interessante contributo del sax e del synth (Doug Melbourne). La parte conclusiva (Reprise) rimanda in toto al tema iniziale.

Diviso tra piano e voce Tony Patterson guida sicuro Beneath a Perfect Sky, un altro passaggio in cui è la scelta dei suoni a fare la parte del leone, programmati e non; un ritmo lento ed ipnotico, alcuni fraseggi vocali carichi di effetti, le variazioni del piano…un pezzo trip hop in salsa prog.

Ancora elettronica, il ritmo poggiato su di un inesorabile crescendo delle keyboards per un esito assolutamente cinematografico. Sycophant è il brano più fuori dall’ordinario sin qui in scaletta, una sorta di colonna sonora che riserva anche qualche richiamo ad Alan Parsons Project. Una specie di maestoso divertissement che mostra però di possedere carattere. Come fosse un completamento, segue il breve strumentale intitolato And When the Sky Was Opened.

In una mescolanza di stati d’animo si dipana Pilgrim, ritmo programmato e compassato ad accompagnare voce, piano e keyboards; la tromba e poi il sax aggiungono pennellate d’autore per una track dal sapore notturno e riflessivo, di grande impatto emotivo.

Brendan Eyre al piano ricostituisce il sodalizio per la breve ma intensa As the Lights Go Out, una piccola gemma strumentale impreziosita dal suono del flauto. Una splendida dedica alla moglie: The Kindest Eyes prende il via sulle note di una chitarra acustica e di un ritmo dolce. Il cantante inglese sfodera una prova molto ispirata e sincera, ottime le armonie vocali ed un solo intrigante della chitarra di Adrian Jones (Nine Stones Close), una perfetta chiusura.

Un disco che fa delle atmosfere, dei suoni e delle emozioni i suoi punti cardine, attorno ai quali ruotano le performance di ogni musicista. Equations of Meaning non tradisce le attese e, pur offrendo tributo ad un alveo di appartenenza, aggiunge molto altro; chi ha avuto modo di apprezzare Northlands di sicuro non rimarrà deluso, chi non conosce il lavoro di Tony Patterson ha qui un’ottima occasione.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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