frontUn paio di anni fa l’occhio attento della label Kscope si è posato sull’inedito duo russo Iamthemorning portando alla ribalta con Belighted la cantante Marjana Semkina ed il pianista, tastierista e compositore Gleb Kolyadin. Una proposta musicale, la loro, piuttosto particolare e che, solo per banalizzare, si può definire crossover prog; molti infatti i richiami alla musica classica nelle dita e nella mente del pianista, capace di creare atmosfere eteree ed ovattate combinandosi con il timbro dolce ma presente della giovane singer.

Il progressive che di nuovo incontra lo spirito della classica; certo non una novità in senso assoluto ma sicuramente piuttosto peculiare in questa forma.Il limite se mai segnato da Belighted risiedeva a mio vedere in uno schema di arrangiamento piuttosto rigido, nonostante l’ampio dispiegamento di archi ed il supporto di alcuni musicisti addizionali russi tra i quali, unica eccezione, svettava Gavin Harrison.

Il nuovo lavoro, terzo nel complesso per il duo di San Pietroburgo, propone invece un format in piccola parte rivisto e corretto: le fasi di orchestrazione, archi, fiati e coro, sono state sensibilmente contenute mentre si è implementata una partecipazione di alta qualità di musicisti aggiunti. Infatti, oltre al batterista di Porcupine Tree King Crimson, adesso sono presenti tra gli altri il suo sodale Colin Edwin al basso e, pur se in un solo brano, la voce del leader dei Riverside, Mariusz Duda.

Le trame ed i colori, beninteso, rimangono quelle del lavoro precedente, traiettorie sognanti che sono parte fondamentale della cifra stilistica del duo. C’è però una sensazione di maggiore dinamica, meno staticità, sottolineata ovviamente nei brani che prevedono l’opera congiunta di Colin Edwin Gavin Harrison; l’intesa tra i due infatti non tarda a lasciare il segno quando e dove richiesto.

Per gustare appieno Lighthouse è necessario quindi predisporsi per un ascolto rilassato e rilassante, filtrato a mio parere da una maggior varietà di soluzioni ed un approccio più consapevole dei due musicisti rispetto a Belighted.

Sono presenti quindi passaggi più intimi e malinconici per voce, pianoforte e archi come la vibrante I Came Before the Water (inspiegabilmente divisa in due piccole parti), oppure la languida Sleeping Pills resa più toccante dal coro e da un drumming crescente nel finale; brevi passaggi a due, classicheggianti o quasi operistici (Libretto Horror), momenti raccolti incentrati su arpeggi del pianoforte e solo successivamente ravvivati da una ritmica lieve e misurata (la conclusiva Post Scriptum). Questi, credo, gli episodi più vicini alla produzione antecedente.

Più compositi invece sono brani quali Too Many Years che sin dall’inizio è attraversato da una buona tensione ritmica, discreta ma presente prima, decisamente crescente nel finale. Clear Clearer offre una prova appassionata e di livello di Marjana Semkina, tesa ad elevarsi su di un delicato pattern percussivo ed un arazzo disegnato dalle keyboards.

La bella title track si snoda nella prima fase morbida, tra piano e voce per un’atmosfera celestiale; successivamente la linea melodica si “allarga”, venendo rinforzata dall’ingresso di basso, batteria e sopratutto dalla voce di Mariusz Duda per un duo di effetto con la cantante russa.

Fiati, piano e tastiere creano una trama pastorale per l’avvio di Harmony. Edwin Harrison poi imprimono un tocco fusion al brano che prende decisamente quota grazie anche ad un breve intervento della chitarra (Vlad Avy), uno strumentale interessante.

Un dialogo serrato tra voce e piano, Matches evidenzia le doti e la preparazione classica di Gleb Kolyadin. Di nuovo la ritmica a sparigliare le carte per un breve segmento centrale, in seguito questa “altalena” prosegue sino al termine.

Episodio breve ma forse quello dotato di maggiore intensità, Belighted punta le sue fiches su una raffinata interpretazione della Semkina e su di un arrangiamento altamente evocativo dove il suono di un’arpa dispensa magia.

Chalk and Coal, scelta come singolo, fa abbondante uso di fiati prima di un netto cambio di ritmo a spezzare il consueto interplay tra voce e piano; tesa ed articolata la bella sequenza strumentale sulla quale riprende il suono di una tromba, un altro passaggio con brevi ma godibili strappi fusion.

La strada intrapresa da Iamthemorning è netta, direi quasi inconfondibile adesso e questo è sicuramente un merito da attribuire a Marjana Semkina Gleb Kolyadin; in un panorama dove fatica ad emergere qualcosa di alternativo, non è cosa da poco.  Ho apprezzato pure il tentativo di mettere in gioco qualche variazione in più, credo fosse doveroso ed inevitabile; un passaggio importante in prospettiva al fine di non fossilizzarsi (pericolosamente) su di un unico versante.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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