frontIl cambio di marcia impresso da Alex Carpani due anni fa con 4 Destinies trova oggi una logica continuazione ed anche un’evoluzione con So Close, So Far, quarto titolo per il tastierista e compositore italo-francese.

Gli arrangiamenti e le sonorità, capaci di vivere tensioni new prog, attraversando elettronica e qualche spruzzata pop, senza dimenticare alcuni accenni heavy prog, ne fanno di nuovo un album piuttosto distante dagli esordi sinfonici, quando un occhio era languidamente rivolto a reminiscenze di Genesis ed E.L.P.

Un giusto contatto con la realtà ed il nostro tempo che forse potrà deludere gli irriducibili nostalgici ma che invece, a mio parere, offre spunti interessanti. In questo caso infatti ho come l’impressione che il taglio col passato sia ancora più netto: se nei dischi precedenti Carpani si era avvalso di collaborazioni illustri (Aldo Tagliapietra, David CrossDavid Jackson), in questa occasione ha tracciato la rotta solo in compagnia della sua band.

Al proposito, segnalo che la formazione è la stessa di 4 Destinies ad eccezione di Martino Malacrida, batterista dei Not A Good Sign, subentrato ad Alessandro Di Caprio.

I dieci brani che compongono So Close, So Far, edito da Ma.Ra.Cash Records, sono altrettanti tasselli di un concept basato su una semplice ma, talvolta, amara osservazione: nell’era di internet e del virtuale, i posti, le cose, sopratutto le persone, sembrano essere sempre vicine quando in realtà sono spesso lontane. Le distanze tra le persone si accrescono a causa della difficoltà a comunicare, alla tendenza ad isolarsi maggiormente e pertanto la tecnologia, in questo frangente, può compiere seri danni. La speranza e la soluzione sono affidate alla possibilità di continuare invece a vivere le emozioni, il proprio cuore e dunque..la vita reale. Una tematica che ritengo molto attuale.

La strumentale The Eve introduce all’ascolto, un breve ma funzionale bozzetto, utile a calarsi dentro l’idea musicale di base; la partenza vera e propria avviene con I Tried and Tried, nella quale al microfono si spartiscono le strofe lo stesso Carpani ed il cantante Joe Sal (uno schema che si ripeterà con frequenza). Gran ritmo in avvio e keyboards subito in bella evidenza, la voce del singer capace di “salire” notevolmente ed un generale approccio prog piuttosto grintoso e serrato.

Man on the Wire declina tensioni oscure ed un drumming incisivo sino al refrain cantato da Joe Sal; un pezzo ritmato che contiene una robusta digressione strumentale guidata dalle tastiere prima e dalla chitarra poi (Ettore Salati) ma che non perde mai il filo con la melodia.

Un passaggio inizialmente malinconico, condotto da un arpeggio della chitarra, Stay With Me racconta di speranze e di consapevolezze. La seconda fase del brano acquista corpo grazie al buon lavoro della ritmica (al basso Giambattista Giorgi, ex Barock Project) in un pulsante crescendo.

Grande intensità per In Your Absence, aperta da un tirato segmento strumentale; la traccia poi atterra su sonorità morbide, liquide, sognanti, chitarra e tastiere accompagnano la voce del singer per un breve interludio che precede, a sua volta, un nuovo innalzamento del ritmo.

Suoni programmati ed un arrangiamento “sospeso” declinano l’avvio di Let My Drop Of Sweat Fall Down, un riuscito compromesso tra una linea melodica suadente ed una costruzione in progressiva evoluzione; l’epilogo è riservato alle tastiere.

Uno dei brani che trovo più particolari è Crystall Falls, innervata da una crescente tensione ed un importante contributo electronic. Ritmo battente, si resta in ambito heavy prog sino ad un break della chitarra che apre la strada ad un finale esplosivo.

Atmosfera carica di dramma nelle prime note di One Face, One Lie, song in grado di costruire un’atmosfera rarefatta e sognante in cui le partiture di chitarra e tastiere tracciano una linea indelebile, prima di una seconda fase più mossa.

Se Crystall Falls è particolare…l’intro di Next Time può essere sconvolgente: elettronica spinta e ritmo quasi in odore trance per il successivo ingresso della voce. Le tastiere di Alex Carpani cominciano poi a “farsi sentire” a contrasto con un ritmo divenuto più rotondo.

Con The Last Sign si chiude questo variegato viaggio sonoro. Una ballad dettata dalle note del piano, la voce e un avvolgente arrangiamento delle keys, probabilmente il passaggio più emozionante del disco; pregevole l’altalena tra le due voci su di una tessitura estremamente suggestiva, suggellata da un solo lacerante della chitarra.

Come sottolineato in premessa, questo è un lavoro che guarda avanti e poco, a dire il vero, riserva al passato; se con 4 Destinies Alex Carpani aveva gettato le basi per una svolta, So Close, So Far ne regala una legittima conferma e forse un ulteriore sviluppo.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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