frontA quattro anni di distanza l’inesauribile Fabio Zuffanti rimette mano al progetto Höstsonaten ; ispirato dalla favola di Apuleio il nuovo lavoro, ottavo della serie ed interamente strumentale, si intitola infatti Symphony#1: Cupid & Psyche ed è pubblicato da AMS Records.

Come di consueto la formazione che accompagna il musicista genovese è in gran parte rinnovata, annoverando il solo Luca Scherani, tastierista ne La Coscienza Di Zeno  ed ora co-autore, tra gli interpreti del penultimo album The Rime Of The Ancient Mariner-Chapter Onecon loro troviamo Daniele Sollo al basso, Laura Marsano (chitarre) e Paolo Tixi alla batteria, questi ultimi ambedue già nella ZBand per lo splendido La Quarta Vittima.

Nel solco della tradizione Höstsonaten anche questo disco vede al centro del progetto musicale un progressive rock contaminato da spunti classici (la scuola russa), folk ed alcuni in chiave jazz.
Sonorità addizionali miste e variegate, tra le quali sottolineo il flauto di Joanne Roan (già presente in passato) oltre ad altri sei tra fiati ed ottoni ed un quartetto d’archi, contrappuntano e colorano pregevolmente le già articolate trame ordite dalla band.

Symphony#1: Cupid & Psyche è in effetti una lunga suite, sinfonica e forte di importanti arrangiamenti, suddivisa in dieci movimenti utili a ripercorrere il racconto narrato da Apuleio, basato essenzialmente su una “impossibile” storia d’amore che tra invidie, gelosie, colpi di scena ed aspre prove da affrontare troverà comunque un lieto fine. La lettura in musica che ne offrono Zuffanti e Scherani è assolutamente fedele, capace di rendere vivide le immagini dei protagonisti, dèi e mortali, situazioni e stati d’animo; logica conseguenza ne è che l’album, non così immediato al primo ascolto, vada ascoltato per intero, dall’inizio alla fine.

Ogni traccia individua così un tassello della storia, inevitabilmente legato al successivo e trovo convincente la scelta di rappresentare la trama solo in musica, senza parti vocali che probabilmente ne avrebbero fatto un musical. Di fatto è pur vero che ogni traccia vive un proprio spazio personale e, musicalmente, ognuna offre una resa differente ma, ripeto, questo è un disco di matrice prog-sinfonico moderna e necessita di ripetuti contatti per essere apprezzato; tanti i dettagli, i colori e le sfumature da catturare, creati dall’incontro tra l’impianto orchestrale ed i suoni più diretti e dinamici della band. Si potranno fare paragoni e riferimenti con celebri e analoghi esempi del lontano passato ma qui, a mio parere, siamo su una dimensione sonora decisamente più attuale.

Sin dall’abbrivio balza agli occhi il richiamo alla musica classica dei compositori russi di fine ottocento-inizi del novecento, i due minuti inaugurali di The Sacrifice ne sono uno specchio perfetto, con un’opera incessante dei fiati che anticipa l’ingresso della band, con le keyboards in prima fila.

La batteria apre per Zephyr e qui, grazie ad un implemento del ritmo, le parti si invertono; il moog di Scherani si ritaglia spazi solisti su di una ritmica battente in un passaggio più vicino all’anelito dei seventies.

Uno spaccato romantico guidato da piano e oboe, il successivo intervento degli archi e quindi della chitarra di Laura Marsano elevano il pathos a livelli altissimi prima della reprise conclusiva (Love Scene).

Uno dei passaggi più brillanti è a mio vedere Unmasking. Ecco che si mescolano tensioni fusion, prog, classiche, in un mélange davvero variopinto; la sezione centrale vede la band prendere la scena, pur se supportata a gran voce dai fiati. La tensione sale vorticosamente sino ad un break del flauto, supportato da un arrangiamento pastorale, che conduce al termine.

Piano e archi, una buona groove di fondo per un successivo esplodere e rincorrersi dei fiati oltre a un solo di violino. Venus (1st Trail) è un brano di soli quattro minuti che racchiude molte soluzioni che si alternano tra loro con continuità, fino ad un epilogo in crescendo.

Su un piano non troppo distante si può inquadrare Entrapped (2nd Trail) dove flauto, piano e ottoni tratteggiano un arazzo sonoro di pace e armonia, enfatizzato ancora una volta dall’arrangiamento degli archi. Un andamento dolce e maestoso al tempo stesso che sfuma in poche note del piano.

Decisamente più dinamico e jazzato il corso di Sheep and Water (3rd Trail) tra cambi di ritmo, un bel lavoro del piano elettrico ed una presenza cardine dei fiati. Sulla scia giunge uno dei momenti più emozionanti, Underworld (4th Trail). Partendo dallo schema precedente le tastiere cominciano a prevalere, il ritmo si increspa con decisione per lasciare quindi spazio ad un lungo intervento della chitarra, bollente e decisivo, davvero di ottimo gusto.

Un breve ma serrato ed incalzante passaggio (The Awakening) fa da battistrada all’ultimo brano in scaletta, The Ascension; una chiusa andante, molto ritmata (bravo Paolo Tixi !) che evolve in una fase pregnante e melodica in cui torna a ruggire prepotente la chitarra prima di una outro sinfonica.

Un ritorno avvincente quello di Höstsonaten. Il lavoro di semina del duo ZuffantiScherani ha dato ottimi frutti, tradotto in musica da una band versatile e da preparati orchestrali, con un discreto bilanciamento tra le due parti ma, sopratutto, senza indugiare troppo in tentazioni smaccatamente retrò. Una favola in suoni capace di sollecitare fantasia ed immaginazione, in attesa del prossimo capitolo.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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