frontMantenendo una cadenza biennale i torinesi Syndone hanno dato alle stampe il loro nuovo lavoro; pubblicato per AltrOck/Fading Records infatti è appena uscito Eros & Thanatos, un concept album imperniato su una rivisitazione del Cantico dei Cantici, compreso nella Bibbia ebraica e cristiana e sul perenne ed inscindibile legame tra la pulsione all’amore (Eros) e alla morte (Thanatos).

Religione e mitologia costituiscono quindi gli anelli di congiunzione tra il passato ed il presente, diventando gli spunti principali a guidare il sesto disco del gruppo capitanato da Nik Comoglio, tastierista, arrangiatore e compositore dal piglio orchestrale e magniloquente.

Se Odysseas, uscito due anni, fa aveva di fatto mostrato una band di nuovo grintosa e propositiva, questo album non credo potrà deludere i fans del gruppo, ora in una veste rinnovata con una formazione allargata, oltre a due “ospitate” di vero prestigio.

La line-up protagonista vede infatti, oltre ai già citati Comoglio Ruggeri, il batterista Martino Malacrida (Not A Good Sign), Maurino Dellacqua (basso, Taurus), Marta Caldara (vibrafono, piano, mellotron) e Gigi Rivetti (piano, Hammond, moog e piano elettrico).

Eros & Thanatos è comunque un’opera particolare, densa di sonorità importanti e testi rilevanti che vengono tra l’altro interpretati magistralmente dall’ispiratissimo autore Riccardo Ruggeri; un disco frutto di studi, un complesso puzzle sonoro e canoro che non si concede con facilità e per intero al primo ascolto ma che, dedicandogli il tempo necessario, si svela progressivamente regalando sprazzi davvero di pregio.

Dal mio personale punto di vista percepisco un disco con una partenza ed una prima parte buone ma non irresistibili mentre il nucleo centrale e sopratutto la parte conclusiva riservano i momenti migliori. Permane, sottolineo a mio avviso, una certa tendenza a proporre dei testi molto elaborati e mai banali, sicuramente dal notevole peso specifico ma che spesso richiedono un approccio oltremodo attento che rischia di andare in parte a scapito del fluire delle sonorità; questa è una caratteristica centrale nella cifra stilistica dei Syndone il cui gradimento ovviamente è proporzionale al gusto ed alla sensibilità musicale di ognuno.

La scaletta, composta da undici tracce, si apre con una brevissima intro (Frammento) cui segue immediatamente Area 51, un brano strumentale molto serrato il cui titolo fa riferimento alla famosa area militare situata nel Nevada e che richiama molto da vicino alcune tessiture degli Area.

Accompagnata dalla chitarra acustica fa il suo ingresso la voce di Riccardo Ruggeri per Terra Che Brucia, un passaggio placido che improvvisamente trova un’evoluzione grazie a Hammond, mellotron, synth ed una ritmica crescente.

Il piano ed il cantante invece introducono Gli Spiriti Dei Campi, un passaggio poetico che successivamente viene animato da corpose note di basso e dal vibrafono, transitando grazie al drumming di Malacrida in una dimensione molto più movimentata.

Qinah (un canto elegiaco ebraico) offre ritmo a profusione e l’ottimo lavoro di Gigi Rivetti, impegnato tra piano elettrico e moog; impeccabile poi la trama del basso, una vera presenza nel fraseggio con la batteria. Echi del medio oriente si sposano con sonorità e stacchi più propriamente progressive, confezionando uno dei migliori episodi del disco.

Altro momento di grande intensità, Duro Come La Morte poggia per la prima parte sul dialogo voce-piano; una brusca accelerazione porta alla ribalta un complesso intreccio di tastiere ed una progressione ritmica inarrestabile per un ottimo segmento strumentale.

Un breve bozzetto affidato a piano (Marta Caldara) e voce precede un altro passaggio conciso, Fahra; chitarra acustica, piano ed un ritmo tribale in un ambientazione mediorientale a supporto del canto di Ruggeri.

La sezione conclusiva si compone di un valido trittico. L’Urlo Nelle Ossa vive della poesia del testo, di un arrangiamento dapprima minimale e poi arricchito dall’ingresso delle keyboards; nello svolgimento, crescente. fa la sua comparsa il flauto suonato da Ray Thomas (ex Moody Blues).

Bambole Rmk, pezzo forse tra i più particolari grazie all’iniziale uso del vocoder e ad un ritmo serratissimo, prima di un breve break jazzy; comincia così un’altalena di mood che mette poi al centro della scena un sostanzioso e potente frammento strumentale.

Si chiude con Cielo Di Fuoco, un avvio “canonico” tra piano e voce, dei versi che fanno da compendio a quanto descritto prima ma, sopratutto, una chitarra elettrica entra prepotentemente in gioco ! E’ quella di Steve Hackett, bravo come sempre ad imprimere il suo tocco ad un brano dal crescendo orchestrale e coinvolgente, senza però stravolgere il sound del gruppo.

Ormai con uno stile proprio e definito i Syndone con Eros & Thanatos proseguono il loro percorso tra idee e soluzioni sofisticate, privilegiando come pochi altri la scrittura e la centralità dei testi. Anche se solo parziale, l’auspicato intervento di una chitarra fa intravedere nuove possibilità.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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