frontLe cronache raccontano di un primo contatto avvenuto un paio di anni fa in occasione della Progressive Nation At Sea Cruise, un incontro live risultato molto proficuo tra i Transatlantic e l’indimenticabile ex voce degli Yes. Successivamente il patron della Inside Out (Thomas Waber) ha spinto e fatto in modo che quel feeling istintivo, quelle affinità musicali sgorgate con inaspettata naturalezza, trovassero approdo in un album di materiale inedito.

Nasce così, in poche parole, l’estemporaneo incrocio tra Jon Anderson Roine Stolt, un progetto sulla carta se vogliamo anche bizzarro ed oltretutto preceduto dal non troppo confortante episodio che ha visto protagonista lo stesso cantante e Jean Luc Ponty.Quando la label ha annunciato la pubblicazione di Invention Of Knowledge, confesso di essere rimasto sorpreso e un poco perplesso, confidando il giusto su di un’iniziativa che vedeva insieme due attori di epoche diverse, pur se di vertice nei rispettivi ruoli ed ognuno nel proprio tempo ma, sopratutto, per le condizioni di Anderson che non mi parevano proprio ottimali.

La forza della musica composta, il lavoro della band (sono presenti quasi al completo i Flower Kings oltre altri nomi eccellenti) e dei due protagonisti hanno invece fugato ogni dubbio, regalando una bella e piacevolissima sorpresa. Non solo, ma l’aspetto se vogliamo più clamoroso e da sottolineare di questo disco è che probabilmente suona…Yes  come da troppo tempo non suonano più i loro album !

Se il singer è indubbiamente la guida spirituale di questo lavoro, alternando alcuni passaggi di assoluto sapore anni ’70 ad altri forse più vicini al suo ulteriore cammino solista, Roine Stolt cuce e dirige le trame sonore con sapienza e maestria. Le due personalità si fondono come meglio non avrebbero potuto, unendo carisma, emotività e producendo un omaggio al passato non fine a se stesso (come temevo preliminarmente), bensì vivido ed attualizzato.

Non ho idea se e quanto delle parti vocali sia stato manipolato-corretto-aggiustato in studio, fatto sta che JA qui pare quasi tornato ai fasti di Tales o di Relayer, confortato dal suono possente ed evocativo di RS (chitarre), Jonas Reingold (basso) e Felix Lehrmann (batteria), insieme una bella fetta dei Flower Kings, per continuare con Lalle Larsson (Karmakanic) e Tom Brislin alle tastiere e Michael Stolt (basso e Taurus p.).

Per quanto riguarda il settore backing vocals, oltre a tre coriste, sono ospiti Nad Sylvan Daniel Gildenlöw dei Pain Of Salvation.

L’album si compone di quattro suite divise complessivamente in nove frazioni per un’ora abbondante di musica; un ascolto gradevole, interessante, con evidenti concessioni al passato dell’uno e dell’altro ma, come dicevo, nasce l’alchimia giusta, riesce così a scoccare quella scintilla che (magari per un attimo) restituisce l’ebbrezza del tempo che fu.

Invention of Knowledge è divisa in tre frammenti e sono subito brividi ed incredulità. Il timbro inconfondibile di Anderson comincia a tracciare arabeschi per Invention, un passaggio che fonde evidenti richiami Yes, ampi spaccati della sua carriera solista e palpabili venature in stile Flower Kings (l’imprinting chitarristico di Stolt è evidente). Con We Are Truth la sensazione di immersione nel passato e nel periodo Olias of Sunhillow prende ancora più quota, un avvio malinconico e semi acustico (grande il lavoro di backing vocals) catapulta indietro di alcuni decenni, una sorta di inno dalla forza crescente ed inarrestabile, impreziosito da un “ricamo” conclusivo della sei corde. Knowledge completa questo primo capitolo e cominciano ad affacciarsi, inequivocabili, richiami al mondo-Yes, filtrati attraverso la lente Flower Kings.

Knowing si compone di due parti: la prima porta lo stesso titolo, aperta da piano e chitarra ad introdurre la voce ispirata del singer e successivamente forte di un corposo segmento strumentale, estremamente variato e prodigo di colpi di scena e suoni struggenti. Chase and Harmony riporta inizialmente il sound sulle tracce dell’ Anderson solista, al pathos provvedono chitarra e keyboards, pause aeree e sospese si alternano a solide sezioni strumentali ed orchestrali.

Everybody Heals si presenta con il brano omonimo nel quale l’incipit è assolutamente di marca svedese; linea melodica netta e coinvolgente, un fitto arrangiamento di tastiere a tessere una trama intarsiata la quale, evolvendo, registra un consistente apporto della ritmica prima, di chitarra e piano (in chiave fusion) poi. Better by Far, brevissima ma ad alto tasso emozionale e Golden Light, un conciso ma intenso bozzetto, completano questo trittico.

In ultimo il movimento conclusivo,  Know… Una nuova incursione nell’alveo personale di Jon Anderson tra ritmi soffusi, suoni morbidi del piano e fitti intrecci vocali a supporto del front man inglese; un epilogo avvolgente e crescente cala il sipario.

Invention Of Knowledge è un album che mi sento di sconsigliare vivamente a chi è perennemente alla ricerca di novità, l’album non offre niente che non giunga dai rispettivi bacini di provenienza. Ciò premesso, è impossibile però non congratularsi con musicisti appartenenti ad epoche diverse per essere riusciti in una operazione complicata ed insidiosa, riuscendo a fare rivivere per un’ora almeno alcuni momenti lontani con un rinnovato alito di vita.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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