frontProsegue il viaggio intergalattico tra spazio e tempo intrapreso a suo tempo da Robin Armstrong con il progetto a formazione variabile Cosmograf. Una moderna trasposizione sci-fi, imperniata su alieni, del Mito di Sisifo di Albert Camus è il cuore della vicenda narrata nel nuovo album intitolato The Unreasonable Silence.

Alcune sonorità viaggianti nell’etere, nello spazio, le voci fuori campo e la tipologia di tematiche affrontate (gli eterni dubbi dell’Uomo, i disagi, la ricerca e la comprensione di un fine ultimo), erano tratti salienti già nelle due precedenti uscite, The Man Left in Space (notevole) e la successiva Capacitor (molto interessante).

The Unreasonable Silence completa credo una trilogia.

Leggermente ridotta stavolta la pattuglia di musicisti coinvolta da Armstrong il quale, giova ricordarlo, ha messo a segno nel frattempo fruttuose collaborazioni (il nuovo album di Lee Abraham una delle più recenti). Il “solito” Nick D’Virgilio alle pelli, ancora Nick Beggs al basso in un brano, Dave Meros dei Spock’s Beard in un altro e la voce femminile di Rachael Hawnt. Tutto quanto sin qui non menzionato è farina del sacco del poli strumentista e cantante inglese.

Sin dal primo approccio però l’impressione di uno schema che torna a ripetersi è palpabile. Siamo davanti comunque a dei brani onesti, alcuni dei quali  ben suonati e che si distinguono per qualità ma la sensazione di (pur piacevole) deja vu si fa strada a grandi falcate; l’impatto delle precedenti pubblicazioni è andato a mio parere scemando e ora urge un aggiustamento sulla rotta di navigazione

Una breve e doverosa intro di marca floydiana (Echo $abduction) anticipa il primo vero passaggio. This Film Might Change Your Life sciorina toni epici frammisti a pulsioni psichedeliche, voci ed echi filtrate da segnali radio; la nota di merito principale va assegnata alla batteria di Nick D’Virgilio, in grado di fare la differenza su di una trama frammentata ma ormai piuttosto prevedibile.

Né si va troppo oltre con la successiva Plastic Men che seppur prende il via promettente con sonorità di attesa ed un’aura vagamente a la Wilson, non riesce ad esprimere altrettanta personalità nello svolgimento.

Sale finalmente il livello con Arcade Machine dove torna a ricomporsi il vecchio duo ritmico dei Spock’s Beard. Il brano è attraversato dalla giusta tensione, punteggiato da sonorità dark ed in grado poi di proporre guizzi importanti sino al conclusivo strappo della chitarra.

E’ questa la fase migliore dell’album, lo confermano la seguente e breve RGB, concisa ma giocata su toni semi acustici e la scandita Four Wall Euphoria in cui il basso di Nick Beggs svetta nettamente.

The Uniform Road trova una certa quadratura (di nuovo) sotto il profilo ritmico ma non propone particolari spunti melodici ed insiste all’eccesso nell’utilizzo delle voci “fuori campo”.

Assolutamente gradevole invece The Silent Field, il cui unico neo è riferito alla breve durata; in realtà è strettamente collegata a Relativity, un buon episodio che riesce finalmente ad emanare un poco di pathos in un ambiente sin qui “freddino”.

La title track, corposa con i suoi nove minuti, completa l’ascolto del disco con un Robin Armstrong qui più ispirato che altrove. Piano e chitarra conducono la melodia alternandosi, il mood è ancora quello più legato ai Floyd tra parti sognanti delle keyboards e solo della sei corde.

Come accennavo The Unreasonable Silence è un lavoro che paga pegno alla ripetitività, manca di originalità e freschezza nonostante sia colorato di buone sonorità ed ottimi interpreti. Sicuramente da ascoltare ma altrettanto, a mio vedere, in fase calante quanto ad idee.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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