Levin Minnemann Rudess – From the Law Offices Of… 2016

Pubblicato: luglio 22, 2016 in Recensioni Uscite 2016
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frontQuello che poco meno di tre anni fa poteva sembrare un progetto isolato, del tutto episodico, trova invece una continuazione proprio in questo periodo; e’ infatti in uscita il secondo capitolo del power -trio LevinMinnemannRudess intitolato From The Law Offices Of.. e dove i tre musicisti vengono ritratti in copertina nei panni di ineffabili professionisti.

Proporre un lavoro strumentale basato sul talento immenso dei protagonisti e, comunque, su un onesto songwriting era stato già un ottimo risultato, raggiunto con il disco d’esordio (LMR);  tentare di migliorarsi oltrepassando quella soglia non è semplice, volendo affidarsi a partiture piuttosto spinte, serrate e (come sottolineato) assolutamente prive di parti cantate.Le coordinate di riferimento dunque rimangono quelle della prima uscita: un sound massiccio, intenso, dove i tre si scambiano il ruolo di primattore a secondo delle circostanze, dando ampio spazio al proprio talento. Al solito il punto di equilibrio va mantenuto intorno alla “misura”, al continuo bilanciamento tra grosse personalità e strutture musicali le quali, per quanto elaborate e degne della massima attenzione, siano in grado di non sconfinare nell’esibizionismo.

Va da sé che in questo modo non sono i momenti di massima qualità tecnica, singoli o collettivi, a fare la differenza bensì quelle tracce che, pure al netto del virtuosismo, riescono ad esprimere una costruzione fluida e compiuta. Sotto questo punto di vista a dire il vero non sono moltissimi i brani capaci di centrare perfettamente il bersaglio; tra questi voglio ricordare Riff Splat, un brano ipnotico, arrembante, dove la groove tra Levin Minnemann tracima da ogni parte. Improvvisi cambi di ritmo sostengono le scombinate scorribande del “wiz” Rudess e lo stesso Minnemann è li ad imprimere possenti sferzate con la chitarra.

Shiloh’s Cat invece ci riconsegna le notevoli doti pianistiche di Jordan Rudess in un brano di stampo fusion dove, di nuovo, Marco Minnemann si sdoppia nei ruoli, Tony Levin cuce pazientemente con il basso e compare in aggiunta un sax.

Impulsi interessanti provengono anche dall’introduttiva e tirata Back To The Machine, dai giri a spirale, vorticosi, disegnati da What Is The Meaning, dal ritmo battente e le variazioni di piano di Marseille. dalle fantasiose ed immaginifiche keyboards che guidano Good Day Hearsay.

Ancora, si segnalano la dolcezza ed i tenui colori di Balloon, il ritmo schizofrenico impresso dalla band in When The Gavel Falls, gli accenti Liquid Tension, abbastanza marcati, in Magistrate.

Questo, in pillole, il nuovo lavoro del trio delle meraviglie Levin, MinnemannRudess. Difficile dire con certezza se si siano spinti oltre il debutto o meno; per parte mia non credo, nel senso che a fronte di doti indiscutibili il “format” prescelto e confermato non consente elasticità né troppe divagazioni. Pertanto ritengo From The Law Offices Of.. un disco senza dubbio da ascoltare attentamente per poterne apprezzare alcuni passaggi degni di nota e le doti smisurate dei musicisti (Rudess come spesso accade molto più concreto al piano); al di la di questo però non regala particolari sorprese e 55 minuti di durata complessiva, con ogni probabilità, in questo frangente sono eccessivi.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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