frontQuando quattro anni fu pubblicato il disco d’esordio, Maps of Non- Existent Places, ricordo di non essere stato tempestivo nell’accostarmi ai Thank You Scientist, un numeroso e poliedrico gruppo americano originario del New Jersey che proponeva un’estemporanea miscela tra prog, fusion, math rock, funky, latin e pop.

Partendo dalla lezione di Frank Zappa e su su sino ad arrivare a band come Mars VoltaCoheed and Cambria, i sette ragazzi esprimevano un particolarissimo crogiuolo sonoro in cui individuare gli spunti più disparati ed una duttilità invidiabile.

Tutto questo però io l’ho scoperto solo qualche mese dopo ed ormai era tardi per parlarne.

Non mi sono fatto sfuggire così una seconda occasione che capita adesso in coincidenza dell’uscita di Stranger Heads Prevail, album che i nostri hanno inciso (non a caso) per la indie label Evil Ink Records che fa capo proprio a Claudio Sanchez, chitarrista dei C&C.

Compito non facile quello di descrivere il loro sound perché i riferimenti che ho citato in premessa non sono comunque sufficienti ad inquadrarlo compiutamente ma, nel complesso, ritengo di poter dire che questo lavoro mantiene l’intelaiatura del precedente, confermandosi frizzante e, per certi versi, anche coraggioso, dotato di buona personalità.

Sono avvenuti anche due avvicendamenti nella line-up, peraltro poco rilevanti ai fini dell’esito finale: sono subentrati infatti  Cody McCorry (basso) e Ben Karas (violino) i quali, a ben vedere, si sono introdotti senza particolari difficoltà nei delicati meccanismi sonori del gruppo.

In testa ( Prologue: A Faint Applause) ed in coda (Epilogue…And the Clever Depart) stanno due episodi che, pur marginali, raccontano già molto del potenziale della band capace di evocare la coralità dei Queen, ricordi swing, segmenti di pop melodico.

Nel mezzo…accade un pò di tutto. Brucianti accelerazioni impresse dai fiati (Ellis Jasenovic – sax e Andrew Digrius – tromba) innestate su di una trama in odore prog-djent metal (The Somnambulist); passaggi frastagliati in cui si segnala il grande lavoro della batteria (Odin Alvarez) ed una generale versatilità del sound; interessanti incroci tra fusion funky dai quali si dipartono repentine scudisciate della chitarra di Tom Monda e solo incontenibili del sax (Mr. Invisible).

Brani dall’avvio morbido e dal successivo svolgimento più tirato ed intricato (A Wolf In Cheap Clothing), momenti ritmicamente sostenuti impregnati di sonorità molto attuali e da traccianti della chitarra (Blue Automatic), episodi in cui la costruzione di un’atmosfera viene affidata alternativamente alla linea melodica, ai fiati ed a possenti accelerazioni ritmiche (Need More Input).

Un ultimo blocco di tracce comprende Rube Goldberg Variations, travolgente strumentale dove fanno sentire il proprio peso la tromba, il sax ed il violino; Psychopomp, pezzo robusto e piuttosto dilatato con una fase centrale strumentale molto vigorosa. Infine The Amateur Arsonist’s Handbook, brano dall’incedere vorticoso con un ficcante inciso guidato dal violino.

In linea generale l’ascolto di Stranger Heads Prevail risulta interessante, non fosse altro per quanto le trame risultino fantasiose, intricate ma scorrevoli al tempo stesso. Come è giusto che sia si può rintracciare pure qualche passaggio meno a fuoco, la voce di Salvatore Marrano (acuta ed in alcune fasi quasi stridula) non mi convince appieno e, parere del tutto personale, l’ora abbondante di durata avrebbe potuto essere meglio riassunta; evidenziato questo però il disco è godibile e, sicuramente, fuori dall’ordinario.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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commenti
  1. Il Bambinello ha detto:

    Disco bellissimo. Per me, appassionato di math e fusion, il migliore di quest’anno.

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