frontChi segue da vicino le vicende musicali del folletto di Vancouver ha imparato ad apprezzarne gli innumerevoli colpi ad effetto; non fa eccezione neppure Transcendence, settimo capitolo a nome Devin Townsend Project, edito per Inside Out.

Abbandonati i panni di Ziltoid ed archiviata la parentesi country, il nuovo album torna a riallacciare il discorso cominciato con Epicloud e proseguito poi con Sky Blue (primo dei due CD che componevano ). Il sound però torna a farsi deflagrante, gli inserti melodici riservati alla voce di Anneke van Giersbergen vengono sensibilmente ridotti e l’andamento complessivo del disco beneficia di una rinnovata carica.

In questo modo il musicista canadese torna a proporre un prog metal strutturato e di ampio respiro con un esito lusinghiero.

Transcendence infatti vive di spunti travolgenti, in grado di coinvolgere sin dal primo approccio: è questo forse un Townsend meno incline a svolazzi di fantasia e più diretto, fermamente concentrato sull’obiettivo e, come vedremo appunto, i risultati non tardano ad arrivare. L’apporto in produzione-mixing di Adam ‘Nolly’ Getgood (Periphery) ha sicuramente inciso nella direzione sonora del disco.

La band che lo accompagna è ormai quella collaudata dalle precedenti uscite con Dave Young (chitarra e tastiere), Mike St-Jean (tastiere), Brian Waddell (basso) e Ryan Van Poederooyen (batteria); in questo caso una garanzia di continuità per un ensemble ormai affiatato e con le idee chiare.

L’ora abbondante di musica proposta dalle dieci tracce in programma scorre fluida, piacevole, con alcuni picchi entusiasmanti ed un solo momento debole. Non è da poco ad esempio la sorpresa suscitata inizialmente dalla brillante rilettura di Truth, brano storico contenuto nel secondo e ormai lontano album (Infinity, 1998); le sonorità acquistano spessore ed ampiezza, l’andamento è magniloquente oltre ogni immaginazione, un’apertura con i fiocchi.

Qui prende il via una striscia emozionante inaugurata da Stormbending, dove potenza e melodia si sposano felicemente grazie ad un ottimo bilanciamento tra le parti. Possenti segmenti strumentali si propongono nello svolgimento, punteggiando con successo un brano epico e ben costruito.

Allo stesso modo, pur con sonorità e toni differenti, Failure si consegna come un altro dei passaggi meglio riusciti, in bilico tra l’incipit melodico di apertura ed un robusto frammento strumentale in cui è sopratutto la chitarra di DT a dettare le coordinate.

Secret Sciences è un altro colpo ben assestato. Un lento ma inarrestabile crescendo del ritmo, i contrappunti vocali di Anneke van Giersbergen ed un solo bruciante della chitarra ne fanno un momento molto interessante.

Una morbida ballad sfocia ben presto in un episodio contrassegnato da suoni roboanti. Higher evidenzia il contrasto tra il lavoro vocale di Anneke ed impetuose accelerazioni del sound, tra prog metal ed una possente soundtrack. Il brano dura quasi dieci minuti e, come intensità, li vale tutti.

Più soffice e melodica, Stars regala ancora “tiro” e densità, magari a scapito della costruzione che risulta sicuramente più intuitiva, quasi in formato canzone.

La title track riporta in alto l’asticella, il gran lavoro della batteria e del basso fonda un supporto solidissimo sul quale appoggiare a turno le voci (DT AvG) che spingono la melodia su tonalità alte. Molto pathos unito a gran ritmo, uno dei punti di forza da sempre del musicista canadese.

Offer Your Light rappresenta a mio avviso l’unico passo falso di questo CD: quasi banale la traccia melodica, il drumming serrato non è sufficiente a dare corpo ad un pezzo piuttosto monocorde e quasi in odore power metal.

Superato questo ostacolo si riprende a viaggiare spediti con From the Heart, up tempo ballad di buona sostanza e dal crescendo costante che prelude ad una frazione strumentale più quieta, calma, quasi pastorale.

Transdermal Celebration completa la scaletta con il giusto piglio, la giusta dose di carica e grinta a suggello di un disco sicuramente da ascoltare ed apprezzare. Il talento di cui è dotato Devin Townsend non lo scopriamo certo oggi ma Transcendence ne è una ulteriore conferma e, a poco meno di vent’anni dall’esordio, non è cosa da niente.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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