frontNati da un’idea di Mattia Liberati (tastiere) e Flavio Gonnellini (chitarra), i romani Ingranaggi Della Valle presentano il secondo lavoro intitolato Warm Spaced Blue, pubblicato da Black Widow Records. Dopo il promettente debutto di tre anni fa (In Hoc Signo), la giovane formazione capitolina suona il secondo squillo con una line up allargata (ora i componenti sono ben sette) ed un album che, pur rifacendosi in parte ad alcune delle sonorità guida degli anni ’70, non manca di proporre chiavi di lettura e reinterpretazione personali e stimolanti.

King CrimsonSoft Machine e la scena più acida di Canterbury i principali riferimenti del passato, filtrati attraverso un mood spesso scuro, a volte spigoloso e comunque non troppo accomodante.

L’uso della lingua inglese per i testi, il contributo che di certo i nuovi membri hanno saputo apportare, questo “manto oscuro” che permea in pratica ognuno dei sei brani, il mix tra sonorità classiche come quelle di violino e flauto e quelle elettroniche o prodotte da un’arsenale illimitato di tastiere…sta di fatto che Warm Spaced Blue si pone veramente come un secondo step per il gruppo, evidenziando sostanziose differenze rispetto al passato.

Come non si può tacere l’impatto del nuovo front man Davide Savarese, una voce particolare, atipica, che quando chiamata all’opera conferisce toni e colori molto caratteristici. Oltre ai musicisti già citati vanno menzionati pure l’indomito batterista Shanti ColucciMarco Gennarini al violino e gli altri due nuovi innesti, Antonio Coronato al basso ed il poliedrico Alessandro Di Sciullo (chitarre ed una infinità tra tastiere e samplers).

Presentata la squadra, si può passare in rassegna quello che è sin qui uno dei migliori album di quest’ anno nella categoria “nuove leve” !

In apertura Orison, la prima sezione di una suite divisa in tre parti ed intitolata Call For Cthulhu, un riferimento letterario all’opera di Lovecraft; tra l’altro va segnalato che solo in questo brano al basso si disimpegna Fabio Pignatelli dei Goblin. Questo è proprio il più corposo dei tre frammenti e prende avvio con un’atmosfera sospesa e sinistra, rotta dall’ingresso del flauto prima e del violino poi; moog e glockenspiel aprono quindi per una partenza sussultoria del brano, infarcita di cambi di tempo e vigorosi crescendo in cui il basso è molto presente. Solo l’epilogo ospita la voce di Savarese (qui su di un registro alto) ed i cori.

L’altrettanto consistente Inntal segue nelle prime battute un tracciato simile per virare presto in territorio fusionCanterbury, con la chitarra ultima ad entrare in azione. Si succedono fasi diverse come nella migliore tradizione di certo sound prima di una improvvisa impennata ritmica su cui poggia un intervento del violino. Il Fender Rhodes cesella note mentre una voce fuori campo declama in tedesco: prende  il via così l’ultimo segmento in cui, brevemente, tornano in campo i…microfoni prima di una chiusa serratissima.

Through The Stars, seconda parte della suite, è la traccia più breve e buia in programma. Suoni cupi, una minacciosa cappa di oscurità regna sovrana per poco più di tre minuti.

Il passaggio in assoluto più ritmico del lotto Lada Niva, è anche quello che vede maggiormente impegnato il cantante. Ottima la tensione che permea un brano fondato su una groove micidiale e dove, tra mille variazioni vocali, il singer offre forse il meglio delle sue qualità. Non solo ritmo comunque, infatti lo svolgimento regala pure una seconda sezione strumentale ricca di lampi crimsoniani riletti in modalità fusion.

Un altro episodio di buon spessore, Ayida Wedo, vede aumentare prepotentemente i rimandi alle tensioni di Fripp e compagni, attraversandoli costantemente con una energia ritmica e dinamica non distante dal sentire di Allan Holdsworth. C’è da sottolineare però la personalità indiscussa con la quale la band romana attua questa sorta di mash up, connotandolo a propria immagine.

Promise è il terzo e conclusivo frammento di Call For Cthulhu. Una intro morbida, voce e chitarra acustica presto raggiunti dall’ Hammond e quindi un crescendo marziale-tribale in cui il flauto si ritaglia uno spazio solista; ancora quell’aura plumbea di cui dicevo sopra permea l’evoluzione in ascesa del brano sino quasi al termine.

Sicuramente Warm Spaced Blue è un disco da ascoltare per meglio comprendere come, per fortuna, sia ancora possibile incidere del materiale che non si limiti ad essere una semplice riproposizione del passato ma, pur partendo da esso, fornirne una attualizzazione intelligente e piacevole. Un bravo agli Ingranaggi della Valle !

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...