John Wesley – A Way You’ll Never Be 2016

Pubblicato: ottobre 10, 2016 in Recensioni Uscite 2016
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frontDopo quello che a mio parere resta un mezzo passo falso (Disconnect), John Wesley aveva necessità di invertire rapidamente la rotta dando segnali di altro tipo. Ci riesce in buona parte con il nuovo e pimpante A Way You’ll Never Be, pubblicato sempre per InsideOut; un disco (il settimo a suo nome) che vede il chitarrista americano tornare prepotentemente in sella anche a livello compositivo, con un sound frizzante, molto elettrico e a tratti vintage.

Accompagnato dal sodale Mark Prator alla batteria e dal talentuoso bassista dei CynicSean MaloneJohn Wesley recupera in questo lavoro un maggiore tasso di personalità, lasciando in disparte o quasi i fantasmi del passato (Porcupine TreeSound of Contact) e concentrandosi principalmente sul proprio sentire.

Ciò che più era deficitario nel capitolo precedente, e dunque l’ispirazione, trova una pronta riscossa in A Way You’ll Never Be: un album solido, dove a sonorità di qualità si affiancano idee di buon peso specifico, magari non facendo gridare al capolavoro ma, sicuramente, offrendo passaggi di sostanza.

E’ chiaro che alcune importanti esperienze trascorse abbiano in qualche modo influito su quello che è il percorso del chitarrista della Florida ma in questa occasione si riappropria di uno stile più personale; anche quando viene a contatto con precisi riferimenti, questi vengono re-interpretati in una chiave più soggettiva.

Le tracce migliori :

…To Outrun The Light in cui Wesley offre un torrida prestazione alla chitarra costellata di un solo travolgente e un cantato molto ispirato. Un passaggio convincente, di grande intensità, segnato da un’atmosfera caldissima e larga, avvolgente.

Nada dove fa bella mostra l’intreccio tra l’arpeggio dell’acustica e la spinta inesauribile dell’elettrica, su di una linea melodica diretta ed una ritmica piena e battente (di spessore la “presenza”  del basso di Sean Malone).

The Silence in Coffee regala un passo più lento, un andamento decisamente evocativo dove anche la parte vocale, oltre ai suoni, gioca un ruolo decisivo in questa che si può definire una ballad.

Unsafe Space, un lento ma fulminante strumentale che rimanda a vecchi richiami hard-rock: chitarra stabilmente al centro della scena e ritmica a prezioso supporto con alcune variazioni di pregio.

Sun.a.Rose declina un ritmo molto spezzato, variato ed una pressione continua; basso e batteria non danno tregua pur senza particolari accelerazioni, un brano coeso e solido nel quale la chitarra di John Wesley svaria a ripetizione prima della conclusione.

Validi ma forse un gradino sotto sono pezzi come l’introduttiva By the Light of a Sun, quello più in ambito prog metal tra i presenti. La title track, tirata spasmodicamente sopratutto nella seconda parte ma forse troppo dilatata. The Revolutionist, forte di un buon impatto ed un notevole crescendo melodico. Epic, dai toni scuri e ruvidi, ancora ammantata di riverberi Porcupine TreePointless Endeavors, vera e propria outro sospesa tra melodia e sonorità cariche di pathos.

C’era a mio avviso da recuperare qualche posizione e direi che John Wesley è riuscito nell’intento. Non un disco imperdibile ma A Way You’ll Never Be restituisce un musicista più tonico dal punto di vista creativo mentre conferma le sue doti tecniche. Piacevole.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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