frontGiovani ma già con tre album all’attivo, i norvegesi Pymlico presentano il nuovo lavoro intitolato Meeting Point. Nel solco tracciato prosegue dunque il lavoro della band guidata dal tastierista Arild Brøter, batterista e vero deus ex machina della formazione; si tratta quindi, come ho avuto già modo di dire un paio di anni fa per Guiding Lights, di un crossover prog strumentale capace di riunire tra loro riferimenti diversi, distillandoli con genuino entusiasmo e buona incisività.

Con due nuovi elementi in formazione e una consistente pattuglia di musicisti addizionali ai fiati (ben 4), Meeting Point si propone come un disco piacevole, agile e scorrevole, peculiarità da non sottovalutare per un album strumentale.I numeri ad effetto vengono banditi, il gruppo di Oslo bada al fluire continuo della musica proprio per alleggerire l’ascolto, evitando di appesantirlo con partiture estremamente tecniche o intricate che probabilmente non sono nelle corde; questo non significa però che i brani proposti corrispondano a trame rozze o banali, diciamo che mirano ad arrivare in modo piuttosto immediato. Gli interventi del sax tenore della nuova entrata ad esempio (Marie Færevaag) tendono spesso a snellire le strutture, talvolta magari un pizzico all’eccesso, ma hanno comunque la funzione di ammorbidire e rendere più eterei melodia e sound.

Sicuramente non si tratta di una band dedita a ricerca o sperimentazione ma è altrettanto vero che le sonorità espresse non mancano di gusto e la scelta riguardo uno sviluppo contenuto, 40 minuti, mi trova concorde.

Intrecci ritmici abbastanza serrati con rilevanti linee di basso (Axel Toreg Reite, anche lui un neo acquisto), largo spazio a linee melodiche guidate da chitarra (Stephan Hvinden), tastiere (Øyvind Brøter) o sax, corposi interventi dei fiati a supporto (sax alto, tromba, trombone): questi i tratti salienti degli otto brani in lista, a cominciare dalla ritmata Crab Key, punto di partenza del disco e punteggiata da un improvviso strappo solista della chitarra.

Un ritmo funky che fa da riferimento al brano, salvo alcune deviazioni impresse da chitarra e fiati, apre Second Rate Punk; centralmente, una fase più morbida in cui entrano in azione le keyboards e la sei corde che precede la ripresa del tema introduttivo.

E così si avanza, tra momenti evocativi (Broken Glass) e segnati da intensità e profonde sonorità (Iris), passaggi romantici e sognanti condotti da piano e tastiere (First Light), repentine accelerazioni ritmiche interrotte da fraseggi del sax (NOL861613060), una divagazione forse fin troppo catchy e non proprio brillante (Lucy Does Not Approve) ed infine una chiusa spumeggiante in cui è di nuovo la ritmica a svolgere un ruolo fondamentale (Erised).

Conciso, diretto e a volte semplice, il sound strumentale dei Pymlico si pone in una zona a sé stante, lontano anni luce da quello complesso e stratificato di band come NiacinLMR Liquid Tension che furono; mancano in toto quelle vette tecniche e quelle tessiture machiavelliche, qui tutto è semplificato e fruibile al primo impatto.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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