frontUn art work poco entusiasmante e davvero minimale è delegato a presentare Ampersand, Volume 2, ottava fatica per gli americani IZZ. Reduce da una uscita a mio parere piatta e con poco mordente (Everlasting Instant), la band newyorchese riallaccia qui un discorso intrapreso ben undici anni fa con la pubblicazione del Volume 1, mantenendo in questo caso inalterata la cospicua formazione composta da ben sette elementi.

Con i ruoli di batterista e voce solista equamente divisi tra i vari membri, il combo a guida dei fratelli John Tom Galgano si ripresenta così, piuttosto rapidamente, ai nastri di partenza. In questo frangente, come suggerisce il titolo, con una veloce raccolta di brevi songs non solo e propriamente progressive, bensì con una sorta di side-project.

I dodici brani in programma infatti svariano su più versanti; in alcuni casi sono veri e propri bozzetti, in altri si tratta di pezzi essenzialmente melodici, pop, in pochi altri ancora sono invece più riconoscibili le trame originarie del gruppo, pur se in forma e dimensioni contenute. Si tratta evidentemente di materiale alternativo rispetto al consueto e forse residuale che, comunque, hanno voluto dare alle stampe.

Manca dunque un filo conduttore a legare tra loro i brani, cantati o strumentali che siano; probabilmente è più un divertissement, il desiderio comunque di non lasciare senza voce delle idee (più o meno compiute), degli spunti.

Dando una rapida scorsa alle tracce voglio segnalare in particolar modo Take Me by the Hand con Tom Galgano alla voce solista oltre che alle tastiere incontenibili, i cori di Laura Meade Anmarie Byrnes; il basso arrembante di John Galgano ed il drumming pulito di Greg DiMiceli. Buona trama e gran ritmo.

Spellbound in the Vortex con un incipit decisamente floydiano poggia su un lavoro importante di basso, keyboards e della chitarra di Paul Bremner, uno strumentale molto breve (meno di tre minuti) ma di certo efficace.

La conclusiva Ready to Go dove si segnala un notevole interplay tra le tastiere e la batteria e suoni programmati (Tom Galgano), oltre ad uno squassante break della chitarra; altro passaggio strumentale ben articolato.

Un episodio di solo piano con John Galgano che in qualche momento rimanda nel mood a qualcosa del compianto Keith Emerson (84th and Amsterdam). L’iniziale Penelope con le voci di Laura Meade John Galgano, una calda atmosfera per una mid-tempo ballad ben arrangiata oppure Forever con il canto solista di Anmarie Byrnes, un brano breve ma suggestivo.

I rimanenti sono davvero brevissimi episodi con parti vocali o meno, e comunque di minor peso, o non proprio centrati come Fine, scelto come singolo.

Un lavoro dunque molto particolare e fuori dagli schemi questo dei IZZ, realizzato suppongo più per sfizio e che si pone in modo atipico all’interno del catalogo della band. Credo sia destinato ai cosiddetti “completisti”, qualche momento valido ma nel complesso non certo indimenticabile.

Max

 

 

 

 

 

 

 

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