Jadis – No Fear Of Looking Down 2016

Pubblicato: novembre 12, 2016 in Recensioni Uscite 2016
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frontQuattro anni dopo il gradevole See Right Through You si riaffacciano i Jadis del chitarrista e cantante Gary Chandler mentre, nella costante mutevolezza di questa formazione, si registra l’importante ritorno dell’ottimo Martin Orford.

No Fear Of Looking Down è il titolo del nuovo lavoro del quartetto inglese, completato ancora da Andy Marlow (basso) e  Steve Christey (batteria): otto brani nuovi di zecca che in larga parte però, lo anticipo subito, poco aggiungono dal lato creativo al catalogo della band.La prima parte dell’album infatti stenta a decollare, ripiegata su sé stessa tra una coppia di episodi piuttosto prevedibili in chiave heavy prog ed un altro sicuramente meglio a fuoco ma che fatica comunque a lasciare il segno. Decisamente meglio il prosieguo, dove nella seconda parte il tasso qualitativo delle composizioni si innalza grazie anche ai calibrati interventi del tastierista e flautista Martin Orford.

Intro affidata a Listen To Me che, nonostante vari ascolti, scivola nella banalità e nel deja vu; come premesso un passaggio di stampo heavy prog cui manca però da un lato la potenza e dall’altro l’inventiva, sin troppo scontato. Neppure il solo conclusivo di Chandler, per quanto ben eseguito, riesce a riportarlo in carreggiata.

Né le cose vanno meglio, anzi, con la successiva Where Am I, struttura non dissimile dalla precedente dove riff e chorus imbarcano acqua da più parti, a malapena sostenuta da qualche buon sprazzo melodico condotto dalle keyboards.

Più centrata anche se non indimenticabile, Just Let It Happen ha se non altro il merito di riportare la band verso trame più articolate e atmosfere più congeniali. Buono il contrasto tra melodia ed un ambientazione a tratti dark, di attesa, fino ad una improvvisa e decisiva apertura.

Il disco finalmente prende quota con A Thousand Staring Eyes, guidata da chitarra acustica e voce cui si contrappongono gradualmente ritmica e tastiere. Mood quasi notturno, sei corde carica di effetti ed una tensione che prende man mano ad aumentare.

Uno dei migliori passaggi ancorché molto legato al passato, Change Of The Season. Acustica, flauto, piano, hurdy gurdy per uno strumentale intriso di echi antichi.

Seeds Of Doubt tratteggia un soundscape largo, aperto, innervato da una melodia gradevole, catchy e non molto di più; sono le accelerazioni della chitarra elettrica a spostare parzialmente gli equilibri.

Tracce dei Jadis più conosciuti ed apprezzati tra i romantici arpeggi ed il ritmo crescente di Abandoned, supportato da un incisivo e sostanzioso inserto solista dell’elettrica.

La title track posta in chiusura è contrassegnata da linee decise del basso e da una ritmica piuttosto dinamica; basilare il lavoro del frontman, sia in fase vocale che in quella esecutiva.

Ondivago, fluttuante, discontinuo…No Fear Of Looking Down vive di momenti e fasi molto diverse, distanti. Posto che i Jadis sono stati capaci di esprimersi su buoni livelli (senza mai comunque raggiungere vette di assoluta eccellenza), in questo caso mi convincono a metà con un lavoro a due facce.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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