The Mute Gods – Tardigrades Will Inherit the Earth 2017

Pubblicato: marzo 6, 2017 in Recensioni Uscite 2017
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frontUn progetto che trova continuità; torna Nick Beggs con i suoi The Mute Gods. A poco più di un anno dall’esordio. il trio (completato da Marco Minnemann – batteria e chitarra – e Roger King – tastiere) è già in grado di sfornare la seconda fatica. Tardigrades Will Inherit the Earth, questo il titolo dell’album, diventa una sorta di cartina tornasole utile a verificare la solidità della band e la qualità compositiva, non sempre propriamente a fuoco al debutto.

Né si possono sottovalutare la forza e la spinta dei testi con i quali il biondo bassista inglese esprime in modo molto diretto, talvolta crudo, il dissenso, il disgusto e la preoccupazione verso gli eventi che funestano o condizionano il nostro tempo e la relativa passività con cui spesso tendiamo ad affrontarli nel quotidiano.

Da un punto di vista strettamente musicale Tardigrades Will Inherit the Earth (pubblicato per InsideOut) si pone un gradino sopra Do Nothing Till You Hear From Me grazie ad una maggiore coesione, ad una configurazione più centrata e calibrata; emerge la sensazione di un concept, di un disco attraversato da un sottile filo rosso cui, certo, contribuiscono molto l’incisività ed il raccordo tematico delle liriche.

Mancano anche in questa occasione quel paio di brani che fanno sobbalzare sulla sedia ma, ribadisco, tratti omogenei e le qualità degli interpreti ne fanno un lavoro comunque godibile. E a proposito degli interpreti, va ricordato che in questo caso non ci sono ospiti illustri a supporto ma il solo trio-base.

Le atmosfere probabilmente sono ancora più cupe ed incombenti che in precedenza (tranne qualche rara eccezione), a cominciare dalla breve ma intensa intro, Saltatio Mortis. E subito, a ribadire, l’incipit dapprima oscuro e poi quasi pop-decadente di Animal Army, manifesto del progresso che diventa regresso.

We Can’t Carry On, un urlo, un incitamento serrato a rimpossessarsi di criteri e metodi utili all’umanità e non al suo annientamento, guidati dal timbro vocale di Nick Beggs non indimenticabile ma a proprio agio su questo terreno.

Salgono ritmo e tensione con The Dumbing of the Stupid, constatazione e denuncia del potere spesso nefasto e anestetizzante dei media nei confronti del pubblico. Un solo di chitarra precede il segmento conclusivo, ancor più tirato e dilatato. Early Warning presenta qualche velato richiamo negli arpeggi e nei ricami ad alcune atmosfere care a Steve Hackett mentre la title track cerca invece la via di un ritmo più sostenuto a supporto di un tema ripetuto.
E’ di nuovo una ritmica piuttosto dinamica a guidare Window Onto the Sun, un passaggio dalla linea melodica forse non sufficientemente strutturata. Un breve ma pregnante momento strumentale e ben arrangiato con Nick Beggs impegnato al Chapman Stick (Lament) precede The Singing Fish of Batticaloa, brano ispirato ad un fenomeno presente nello Sri Lanka riguardo un particolare pesce in grado di emettere suoni, un linguaggio a noi sconosciuto ma forse ammonitore; di certo uno dei pezzi meglio riusciti della track list, dove melodia e armonia si sposano felicemente.
Ancora un breve e gustoso strumentale (The Andromeda Strain) prima della chiusa di buon auspicio e speranzosa nonostante tutto (Stranger than Fiction).
Sicuramente un passo avanti per The Mute Gods che pian piano cominciano ad acquisire una loro cifra stilistica. Un buon lavoro, probabilmente non si insedierà tra gli “imperdibili” ma cui merita comunque dare una chance.
Max

 

 

 

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