Nella vita non sono poche le circostanze fortuite, casuali o quanto meno particolari che si verificano e che danno origine a vere e proprie sorprese. Non fa eccezione la musica ed il caso in questione in particolare, che vede il ritorno in azione dei Isildurs Bane, gruppo fermo discograficamente da ben 14 anni, in compagnia della voce di una delle più importanti band ancora in attività, Steve Hogarth dei Marillion.

Il combo svedese ci ha abituato in passato ad una certa trasversalità, tanto che etichettare il loro sound solo come symphonic prog mi è sempre parso riduttivo e Colours Not Found In Nature, titolo del nuovo album, conferma queste sensazioni.

Come in un gioco delle parti, Isildurs Bane Steve Hogarth si scambiano i ruoli di protagonista e spalla ripetutamente ma alla fine prevale la sensazione che sia la musica, per quanto raffinata e articolata, a mettersi al servizio della voce; questo almeno in larga parte.

Il cantante dei Marillion infatti trova gli spazi a lui congeniali, le digressioni e le pause, i sospiri..tanto che qua e la, come in rapide folate, pare essere veramente “a casa”. Gli svedesi, d’altro canto, ricreano quei passaggi orchestrali ma anche colmi di variazioni ritmiche che li imposero all’attenzione sin dagli anni ’80 ed il connubio, per quanto atipico sulla carta, giunge in porto con buoni risultati.

Disco composto da sei tracce, conciso nella durata (41 minuti) e capace di esprimere il meglio invece attraverso il passaggio più dilatato. L’apertura è affidata a Ice Pop, un brano che viene connotato subito dall’ingresso della voce di SH. Ritmo circolare ma in grado di spezzarsi e mutare all’istante (alla batteria Kjell Severinsson) mentre un caleidoscopio sonoro estremamente variegato accompagna il canto. Fiati, archi e tastiere di ogni specie si rincorrono a perdifiato sino alla chiusa, morbida e incentrata sulla voce.

Diversa struttura ma sensazioni non dissimili. The Random Fires ripropone questo continuo intrecciarsi pur se in un contesto musicalmente differente, più melodico e crescente inizialmente, su variazioni zappiane poi.

Gli Isildurs Bane si sono scaldati a dovere ed allora tocca a Mr. Hogarth dare un ulteriore impulso emozionale. Peripheral Vision è uno di quegli episodi di cui dicevo, nei quali per brevi e fugaci sprazzi pare di ascoltare..”un’altra” band. Non tanto per i suoni o gli arrangiamenti (qui sono molto presenti gli archi) ma per la caratterizzazione e l’impronta che ne offre il singer.

Si può ancora alzare il tiro e puntualmente avviene con The Love And The Affair, pezzo migliore della track list a mio parere. Dieci minuti di grande emotività, di una tensione che, a momenti, non può non rimandare a F.E.A.R. dei Marillion. Avvolgente, crescente in modo armonico ed ineluttabile, costellato di un’ampia varietà di suoni e, di nuovo, capace di brevi ma repentine ed efficaci variazioni.

Il suono del Theremin e degli archi ad introdurre Diamonds And Amnesia, altro episodio lento e denso di pathos, dove il timbro di Hogarth è letteralmente avvolto da una moltitudine di suoni solenni e ben collocati, in quantità e misura.

Incandescent completa la track list mettendo in evidenza questa volta un approccio più melodico, senza per questo rinunciare a sezioni strutturate.

Colours Not Found In Nature è un lavoro estremamente bilanciato, fitto di sonorità le quali però non prevedono spazio per lunghi solo: quel ruolo è affidato alla “loquacità” di Steve Hogarth. Al resto provvedono egregiamente gli Isildurs Bane cui va il mio bentornati.

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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