Terzo sigillo per gli statunitensi Perfect Beings che, sotto l’egida del mastermind Johannes Luley, si ripropongono con Vier, un lavoro per certi versi temerario ed ambizioso. Una struttura poderosa che si sviluppa per ben 72 minuti, suddivisa in quattro suite principali per un totale complessivo di diciotto brani.

Una mole musicale davvero non indifferente che ha attirato le mire di InsideOut per la pubblicazione del CD. Accanto a Luley, mente del progetto e qui in veste di chitarrista e bassista, troviamo i fidati Ryan Hurtgen (voce, piano) e Jesse Nason (tastiere), cui si è aggiunto il possente Sean Reinert, già alla batteria con Cynic, Death e Gordian Knot.
L’ingresso nel roster di una delle principali label ed il reclutamento di un batterista del talento di Reinert lasciano il segno. Vier infatti si pone come la cima più alta sin qui raggiunta dalla band di Los Angeles, pur mantenendo fermi i riferimenti storici da sempre citati (Yes su tutti, ma pure Pink Floyd e, per altri aspetti, Zappa, intervallati a sporadiche incursioni fusion).

Guedra, il primo “movimento”, è a mio parere il più riuscito, omogeneo e di forte impatto.

Chiari e distinti i rimandi ai migliori Yes d’annata, tra linee di basso poderose, frequenti variazioni di ritmo e preziose tessiture vocali per l’introduttiva A New PyramidUn breve passaggio, serrato e di buona intensità ma al tempo stesso sognante (The Blue Lake of Understanding), precede un altro momento nel quale torna forte l’intreccio tra una ritmica articolata ed una linea melodica tracciata da voce, keyboards e chitarra (Patience). Chiude nel migliore dei modi questa fase Enter the Center, veleggiando tra sonorità non distanti da Drama (ancora casa Yes), un tappeto electronic e l’ingresso discreto di un sax soprano che regala tinte molto notturne.

The Golden Arc

Secondo movimento, aperto da The Persimmon Tree, guidata in modo suggestivo da piano e tastiere a creare molta atmosfera. Un momento quasi labirintico, contrassegnato da un drumming molto incisivo (Turn the World Off ) e subito dopo un breve affresco chitarristico di Luley, sospeso tra tentazioni gilmouriane ed accenni zappiani (America). For a Pound of Flesh conclude questa sezione all’insegna di ampie aperture melodiche, in un bel crescendo.

Vibrational

Terzo segmento e partenza affidata a The System and Beyond, fin dalle prime battute eterea, quasi in odore di corrieri cosmici. Un paio di brani di transizione (Mysteries, Not Answers Altars of the Gods) ed un filler e poco più (Everywhere At Once), conducono all’epilogo, Insomnia, che ritrova il giusto focus, smarrito negli ultimi passaggi.

Anunnaki 

La “sparata” Lord Wind inaugura la quarta e ultima porzione di VierPatterns of Light, priva di mordente, anticipa i suoni ed i colori morbidi di A CompromiseRitmata e poi romantica, sulle ali dell’estremo Oriente, Hissing the Wave of the Dragon concede spazio ad un solo vibrante della chitarra; quindi, la coda è destinata agli arabeschi semi acustici di Everything’s Falling Apart.

Il crossover prog (credo di poterlo definire così) dei Perfect Beings trova forse con questo disco la sintesi sin qui più efficace. Vier è un album di sicuro interessante anche se, in assoluto, sfrondando qualcosa il risultato avrebbe potuto essere ancor più soddisfacente.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

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