Long Distance Calling – Boundless 2018

Pubblicato: febbraio 6, 2018 in Recensioni Uscite 2018
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Alfieri di quella che potremmo definire la seconda ondata del post rock, i tedeschi Long Distance Calling tornano a fare parlare di sé con Boundless, sesta uscita del loro catalogo, edita per InsideOut.

Ridotta stabilmente la formazione ad un quartetto, la band di Münster si esprime in questo caso su coordinate forse meno intime e più dirette. Boundless infatti si concede ad un ascolto più istintivo, magari meno strutturato che in passato; non trova alcune delle profondità ricercate in precedenza ma si esplica attraverso un lotto di brani più intuitivi, strumentali, di buona qualità, tra i quali però probabilmente non spiccano (con estrema decisione) quei due-tre in grado di graffiare il cuore in modo indelebile.Pur con queste puntualizzazioni il sound del gruppo rimane quello conosciuto.  Jan Hoffmann (basso) e soci articolano otto pezzi non necessariamente contigui tra loro e comunque, come da titolo, idealmente a seguire l’infinito e le sue possibilità.

Analizzando le tracce, è giusto sottolineare la spinta propulsiva di Out There che vede il forsennato lavoro delle due chitarre (David Jordan Florian Füntmann), pronte a svariare ed a inseguirsi sul fitto tappeto ritmico predisposto dal basso e dai tamburi di  Janosch Rathmer. Il classico alternarsi di pause e ripartenze punteggia la trama del brano più dilatato in programma con oltre nove minuti di durata ed alcuni strappi pregnanti delle sei corde.

Presentata come singolo, Ascending vive di un gran tiro e si sposta su binari post metal. Tra stacchi ed interludi il ritmo è piuttosto serrato ed aggressivo ma non manca, come di consueto, l’aura melodica e sognante, ad ampio respiro.

Una traccia marcata da un buon tasso di intensità, sospesa tra un ambiente trip hop, brusche accelerazioni prog metal e minuscoli accenti floydiani (In the Clouds), anticipa il passaggio che forse meno mi convince, Like a River. La linea melodica tracciata dalle chitarre è piuttosto intuitiva sin dalle prime battute, la tipologia di suoni scelti rimanda in buona parte ad uno spaghetti western ambientato..nello spazio.

Si cambia marcia invece con The Far Side, pezzo che apre la seconda parte del disco, a mio parere più coinvolgente e a fuoco. Importanti le tessiture dei due chitarristi che riescono a creare un landscape mutevole ed avvolgente, frastagliato da variati inserimenti della ritmica.

Uno dei momenti più densi di atmosfera e più intensi rimane senza dubbio  On the Verge; inquieto e sospeso, si dipana con un lento e progressivo incalzare sino ad un primo, breve e struggente inciso della chitarra che apre il brano sino a lacerarlo, conducendolo quindi su tangenti..infinite.

Un altro buon segmento, compreso tra un avvio morbido e cadenzato, uno sviluppo in deciso crescendo ed un epilogo trascinante (Weightless) e poi la chiusa deputata a Skydivers, altro passaggio chiave del disco, imperniato sull’eterno movimento e sull’energia prodotta dall’incontro tra potenza (qui non poca) ed ambientazione.

Probabilmente Boundless non rappresenta, in assoluto, l’apice raggiunto dai Long Distance Calling. Sopratutto nella prima parte si coglie qualche piccola sbavatura ma nel complesso siamo davanti ad un album come sempre interessante e ben suonato.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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