IQ (9 Febbraio 2018 – Phenomenon Fontaneto D’Agogna/Novara)

Pubblicato: febbraio 17, 2018 in Recensione Live Shows
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IQ – 9 febbraio 2018

Phenomenon (Fontaneto d’Agogna – NO, 9 febbraio 2018)

 

Mike Holmes (MH) Mike Holmes gt

Paul Cook (PC) dr

Neil Durant (ND) ky

Tim Esau (TE) bs

Pete Nicholls (PN) v.

 

Un concerto degli IQ in Italia, merce davvero rara e da maneggiare con cura, da non farsi scappare, per nessun motivo. Ed eccomi qui presente, ancora una volta,  con lo stesso amico e compagno di concerti con cui abbiamo festeggiato i 24 anni dalla prima volta in cui li avevamo visti, a Cusano Milanino, nel tour post Ever.

A parte Mike Holmes con gli occhiali, nulla è veramente cambiato: una combinazione unica e inconfondibile di suoni, questo incedere così tipico e trascinante, questa compattezza e padronanza assoluta dei mezzi e dei tempi: insomma gli IQ.

Ogni volta che esce un loro disco, ma anche ogni volta che capita di sentirli dal vivo, appare quella strana sensazione che credo di avere così nitida solo con loro: il naturale desiderio di sentire qualcosa di nuovo e insieme la voglia di essere rassicurati, di riconoscere i luoghi e i momenti di un’emozione già vissuta e mai esaurita. Ecco perché si è disposti a fare 800 kilometri tra andata e ritorno in un giorno per andare a vederli.

Come ad averlo evocato, lo spettro di Ever si manifesta fin da subito in tutta la sua perfezione: il concerto si apre con la corsa spericolata di The Darkest Hour che all’inizio sembra denunciare una certa difficoltà di PN sui toni alti, sensazione che però via via durante il concerto sarà sempre meno presente, fino a scomparire del tutto. Peraltro, i pezzi di Ever sono sempre molto difficili da cantare, spingono sempre verso l’alto e richiedono una discreta capacità di adattamento a ritmi sempre in variazione e mai regolari. E’ passato un quarto di secolo dalla pubblicazione di questo disco ma le sensazioni fluiscono come la prima volta, come al centesimo ascolto, con le continue svolte, le sospensioni, i suoni che si arrampicano su pareti verticali e improvvisamente affrontano discese clamorose. Si intuisce fin da subito la serata di grazia di MH, che aggredisce la chitarra come poche volte ho visto fare, così come si rimane confortati dalla precisione di PC al drumming, non leggero ma mai invadente (mi sembra davvero migliorato con il passare degli anni) e dai disegni al basso di TE, capace di restituire ad uno strumento duro per definizione una delicatezza inaspettata. Manca, ma è un’impressione assolutamente personale, un po’ di fluidità nei suoni di ND, rispetto alle capacità espressive di Martin Orford, ma tecnicamente nulla da dire.

Insomma si parte alla grande e si prosegue con The Thousand Days  sulla stessa dinamica e con From the Outside In dall’ultimo album, dove si apprezzano la notevole base ritmica e le sospensioni melodiche uniche ed inimitabili che PN riesce a colorare con la sua voce sempre più a suo agio sui toni alti.

Improvvisamente ancora Ever, con uno dei pezzi più belli mai scritti dagli IQ (opinione naturalmente personale): Fading Senses, dove si concentra tutto il mondo di questo fantastico gruppo, dove ci sono sì anche i Genesis (una specie di imprinting), ma dove c’è anche molto altro, a cominciare da un fraseggio impetuoso e costante di MH, davvero unico, con continui cambi di tempo e di atmosfere, dal suo modo così personale di suonare, lasciando la scena solo per qualche estemporaneo rimando con le divagazioni delle tastiere. E’ un pezzo trascinante, eseguito con incredibile naturalezza e maestria, capace a distanza di così tanti anni di lasciare ancora il segno.

Segue una sorpresa, un brano (Mome) ancora in progress destinato a comparire nel nuovo album. Molto cantato, un po’ diverso dalle sonorità cui siamo abituati, ma mi ha dato subito la sensazione di una grande raffinatezza, con un assolo centrale di MH su livelli altissimi e la voglia di riascoltarlo subito.

Ancora con Road of Bones per immergersi nelle atmosfere della title track, con la voce di PN in primo piano (mi convinco che sia uno dei most underrated singers della storia del prog) che lascia spazio alle cupe atmosfere su cui convergono tutte le partiture di questo brano.

Uno squarcio e si ritorna ad Ever, destinato ad essere riproposto per intero, con la superba Leap of Faith, uno dei pezzi più malinconici degli IQ, che riescono ad inserire i loro inconfondibili incedere senza spostare di un millimetro il pathos dalle corde più nostalgiche raggiunte dalla voce di PN. E che dire del dialogo tra chitarra e tastiere, forse meno presenti rispetto a quanto immaginato, e dell’ineffabile tempo dispari offerto dalla base ritmica. Un mezzo capolavoro, che sembra finire ogni volta, ma che ogni volta riparte e prende respiro, fino a lasciarti semplicemente esausto di fronte a tanta meraviglia, seguito senza interruzione da Came Down, che scende inesorabilmente, come su un piano inclinato, su una chiusura straordinaria dolcezza legata dalla chitarra di MH.

Ancora Further Away, sempre da Ever, con MH in forma smagliante, prima della sequenza dedicata a Frequency, con la title track e Closer, un piccolo concentrato di emozioni, e comunque un pezzo abbastanza atipico rispetto al classico stile IQ, con il drumming severo di PC in evidenza (e la voce ormai calda di PN su livelli ottimi).

Ci avviamo verso la parte finale della serata con un altro pezzo da Road of Bones (Until the end), chiuso da un intervento nitido di MH alla chitarra acustica,  e l’unico estratto da Subterranea, Failsafe, effettivamente sembrata un po’ fuori contesto rispetto al mood della serata (comunque un pezzone di oltre 8 minuti, con la band lanciatissima). Per finire, i bis con Out of Nowhere, a completare la proposizione di Ever, e Widow’s Peak, da The Wake, la degna chiusura di una serata di grandissima musica.

Impegno, eleganza, maestria, precisione, anche un po’ di leggerezza che deriva dall’assoluta padronanza della materia: gli IQ e nessun’altro.

 

Silvano Imbriaci

Febbraio 2018

 

 

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