Poche band mi incuriosiscono ad ogni uscita come i Rolo Tomassi; seguo da lontano ma con occhio sempre vigile le pubblicazioni del quintetto di Sheffield e dunque voglio brevemente segnalare il nuovo album, Time Will Die And Love Will Bury It.

Tutte le particolarità ed il caleidoscopio di input presenti in Grievances sono qui riproposti, anzi, se mai amplificati sino ad un paio almeno di episodi quasi in odore post rock. Ribadisco quanto sia complesso e riduttivo volere etichettare questo gruppo in un genere; questa peculiarità ne fa una delle band più camaleontiche del panorama attuale, spaziando dal mathcore  al prog-death metal, dal rock sperimentale al post rock, passando attraverso squarci progressive.Una sorta di “caos organizzato” (per citare un allenatore di calcio di molto tempo fa) in cui tutto o quasi pare fuori sincrono e poi, come d’incanto, invece assume una propria fisionomia. Aggressività e melodia, suoni “sporchi” ed ambientazioni si susseguono, si alternano, si miscelano in un’altalena senza fine ma che trova in fondo un senso compiuto.

E così si incontrano, in ordine sparso, brani nei quali si fondono alla perfezione atmosfere ed elettronica come per la strumentale ed immaginifica Towards Dawn; episodi contrassegnati da un crescendo ridondante alternato a fasi in divenire su di una linea melodica prorompente guidata dalla voce di da Eva Spence (Aftermath).

Lunghi traccianti in cui sezioni death metal si confrontano con segmenti più eterei, vivificati dal contrasto tra le voci scream (James Spence) e clean (Eva) o indirizzati verso atmosfere più larghe ed evocative, grazie alle tastiere ed alla chitarra (Chris Cayford) per quello che, a mio parere, è uno dei momenti migliori del disco (A Flood Of Light).

Ambientazioni nostalgiche ed ovattate, non lontane da un certo sentire Radiohead per la conclusiva e pregnante Risen.

Su di un altro versante: la ferocia di una cavalcata infernale (Rituals), la velocità di un proiettile e le ripide discese (The Hollow Hour), le note sospese e poi deflagranti (Balancing The Dark), l’incontenibile irruenza (Alma Mater), le brucianti accelerazioni ritmiche impresse dalla batteria di Tom Pitts (Whispers Among Us), un preludio di piano a precedere un incedere determinato e crescente (Contretemps).

Un lavoro convincente (a patto che vi…convinca il sound dei Rolo Tomassi); a mio vedere la migliore prova sin qui della band dei fratelli Spence.

 

Max

 

 

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