David Cross & David Jackson – Another Day 2018

Pubblicato: marzo 19, 2018 in Recensioni Uscite 2018
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Potrei cominciare in modo banale e scontato, affermando che con Another Day si realizza in qualche modo l’incontro tra la galassia King Crimson e quella Van Der Graaf Generator ed in effetti, pur con dei limiti fisiologici, non sarei così lontano dal vero.

Infatti, dall’incrocio funambolico tra il violino di David Cross (alla corte del re cremisi durante il fantastico epilogo della prima fase) ed i fiati di David Jackson (snodo portante di gran parte della carriera dei VDGG), scaturisce un album particolare ed interessante, interamente strumentale, cui contribuiscono attivamente Mick Paul al basso (già con la David Cross Band) e l’ormai ricercato Craig Blundell alla batteria (Steven Wilson, Frost*, Lonely Robot DC Band).Mancando chitarre e tastiere, gli input melodici vengono affidati al sottile e frequente gioco di rimandi o di alternanza tra violino e sax, deputando alla ritmica un supporto che di volta in volta incasella i brani più in un ambito (KC) piuttosto che nell’altro (VDGG). Uno strano gioco di specchi oppure un’altalena, quando ispida e quando invece più morbida, che diviene il reale fil rouge che caratterizza l’intero disco, in bilico tra matrici chiaramente progressive e spesse incursioni jazz/rock.

Un incontro-scontro che si manifesta sin dalle prime e spigolose note di Predator, un passaggio che da subito esemplifica e chiarisce le intenzioni dei due storici musicisti: un tentativo ardito (ed in buona parte riuscito) di fondere due anime così rilevanti, musicalmente parlando, e così diverse tra loro. Su di una base scura ed ossessiva costruita dal duo PaulBlundell, i due Dave si sfidano, si rincorrono, si alternano, in una giostra infinita che possiede un suo fluire e che, globalmente, risente di una forte matrice crimsoniana.

Di fronte a questi due pezzi da novanta sarebbe ingeneroso parlare di filler ma, per quanto molto evocativi, la nipponica Bushido e la conclusiva Time Gentlemen Please vivono una durata davvero esigua per poterle descrivere.

Una sottolineatura speciale voglio invece dedicarla a Last Ride, la traccia dove forse meglio che in ogni altra si compie magnificamente questo processo di fusione, questa sorta di esperimento tra alchimisti folli. Qui davvero le due direttrici principali riescono a trovare una magica sintesi e va dato atto alla sezione ritmica di eseguire un lavoro di carattere (il basso), precisione e presenza (la batteria).

Così come è da evidenziare il lavoro delle ance di Jackson per Going Nowhere, segmento che per quanto ne è permeato non può passare inosservato, mentre sullo sfondo e protetto da un ritmo regolare, è il violino di Cross a disegnare ricami.

Proseguendo in ordine sparso, a mio parere solo Trane to Kiev (molto appuntita) ed Anthem for Another Day (abbastanza ripetitiva e monotona) non lasciano un segno particolare; da segnalare invece il ritmo dapprima cadenzato, intervallato da pause in salsa “generator” di Millennium Toll, le molteplici angolarità di un passaggio visionario (Arrival), l’atmosfera avvolgente ed il pulsare di Come Again, il tiro impresso dai tamburi di Blundell per Breaking Bad, l’incedere lento ed implacabile di Mr. Morose.

Tanti gli spunti ed ovviamente tanti i ricordi, le sensazioni ma Another Day non è solo un omaggio al proprio passato, è un disco che vive ancora di momenti interessanti e stimolanti.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

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