Kino – Radio Voltaire 2018

Pubblicato: marzo 22, 2018 in Recensioni Uscite 2018
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Atteso da tempo, ecco finalmente il ritorno dei Kino, super gruppo inglese guidato dal chitarrista e cantante John Mitchell e dal bassista dei MarillionPete Trewavas, affiancati da John Beck (tastierista dei It Bites) e dall’ormai onnipresente Craig Blundell alla batteria.

Sono trascorsi ben tredici anni dall’esordio (Picture) e si cominciava fortemente a dubitare che ci potesse essere un seguito; invece, pubblicato per InsideOut, esce in questi giorni il secondo capitolo dal titolo Radio Voltaire.

Un album imperniato dunque sulle doti compositive, canore e non ultimo chitarristiche di John Mitchell, un album che quindi risente e si può accostare da vicino ai suoni dei due lavori a firma Lonely Robot.

Una raccolta di brani dunque piuttosto “larghi”, ad ampio respiro, tracciati da linee melodiche nette, spesso crescenti e sostenute da cori; quello che in definitiva è lo schema più caro al chitarrista britannico, un prog/pop elegante e raffinato, curato nei dettagli e nelle armonie. La band (che probabilmente ci dovremo accontentare di ascoltare in studio) pare assolutamente rodata, una serie di ingranaggi oliati a dovere che ingranano fluidi, senza mai incepparsi.

Di contro, non sempre la qualità delle undici tracce in scaletta raggiunge vette inimmaginabili; infatti, ferma restando l’estrema cura degli arrangiamenti, alcuni episodi stentano a mio avviso a decollare, privi del guizzo decisivo ed indugiando come in una posizione di stallo, pur se comunque gradevole.

Tra le cose migliori segnalo la title track introduttiva, forte di una struttura scorrevole ma variata e di una linea melodica decisamente accattivante, di quelle che “arrivano” subito. Ottimo il lavoro di ognuno dei musicisti, estremamente precisi ed ampio spazio a più interventi della chitarra, mentre sullo sfondo va sottolineato l’incessante lavoro delle keys di John Beck. Ritmica assolutamente in linea e presente nell’innervare corposamente il pezzo.

Idlewild, un romantico passaggio che potrei definire in odore It Bites, guidato inizialmente dal piano e dalla voce e poi con l’ingresso di basso e batteria,vede un rotondo svolgimento. Di nuovo da sottolineare la presa della melodia (crescente) cantata da un JM molto ispirato.

Un segmento dall’ambientazione acustica, maggiormente intimista e morbido, nostalgico (Temple Tudor).

Una traccia serrata dove comincia a salire il ritmo (qui Blundell si fa sentire con buona varietà di colpi) e dove, all’interno di un robusto segmento strumentale, trova spazio un “caldo” solo del basso di Pete Trewavas (Out of Time)

Con un ponte immaginario, a questa si potrebbe agganciare Grey Shapes on Concrete Fields e, nuovamente, una menzione particolare va assegnata al drumming di CB in grado di ben caratterizzare la composizione, a mio parere una delle migliori del disco.

Una ballad intensa intrisa di qualche rimando beatlesiano (Keep the Faith). Il brano in coda, di chiusura (The Silent Fighter Pilot), è uno di quelli che più e meglio fotografano la sensibilità musicale e lo stile di John Mitchell, in un travolgente crescendo di ottima intensità sino all’epilogo.

The Dead Club, dai colori scuri ma poco convincente nel complesso. I Dont Know Why, molto e forse troppo easy e ridondante. I Won’t Break So Easily Any More, apprezzabile ma prevedibile nell’andamento. Warmth of the Sun, bozzetto piano-voce-tastiere che ha il solo torto di durare troppo poco… queste le tracce che meno mi entusiasmano.

Salutiamo dunque il come back dei Kino con un lavoro globalmente godibile, grazie al gusto ed al mestiere dei protagonisti. Certo, parere del tutto personale, al posto di Mitchell in questa occasione avrei osato qualcosa in più, tenendo conto anche del fatto che si tratta di un progetto essenzialmente da studio e con poche occasioni live, causa i molteplici impegni personali dei quattro.

 

Max

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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